Honeymoon: recensione

Salve a tutti cari lettori!

Un libro da leggere sotto l’ombrellone è sicuramente una storia leggera (e non solo!) della grandissima Banana Yoshimoto. Oggi, infatti, parliamo di Honeymoon.

Ho letto moltissimi libri della Yoshimoto, per la maggior parte raccolte di storie che mi hanno emozionato (qui la recensione de Il corpo sa tutto), ma questo qui è il primo vero e proprio romanzo.

Molto diverso dagli altri nello stile narrativo, qui abbiamo un filone unico che lega due personaggi per tutta la durata del libro. All’inizio sinceramente è tutto molto lento, con molte parti descrittive (perfette!) e pochi dialoghi, ma verso la metà di questo piccolo capolavoro la bravura dell’autrice esplode come non mai.

Manaka, ventitré anni, è cresciuta in una casa con un grande giardino, a pochissimi passi dalla casa di Hiroshi che sarà prima il suo compagno di giochi, poi l’amico intimo e in seguito il marito. Si sono sposati a 18 anni e il loro rapporto è rimasto lo stesso di sempre, basato sulla conoscenza profonda e la fiducia reciproca.

Sono entrambi di carattere tranquillo e contemplativo. Manaka trascorre molto tempo a curare il giardino e a giocare con il cane, ma Hiroshi talora sfoga l’angoscia da cui si sente sovrastato in improvvise crisi di pianto. La loro vita procede senza grandi scosse fino alla morte del nonno di Hiroshi, con cui questi aveva vissuto dopo che i genitori l’avevano lasciato per unirsi a una setta religiosa in America.

I due personaggi mi hanno lasciato un sapore dolceamaro in bocca, entrambi raffigurano due parti molto significative del Giappone: Manaka rappresenta la forza di andare avanti, il coraggio di viaggiare verso nuovi orizzonti rimanendo comunque legata al suo amato borgo natio, invece Hiroshi rappresenta la paura di nuove opportunità, la timidezza e soprattutto l’abbandono.

Il rapporto tra loro all’inizio del romanzo è molto forzato: sembra stare in piedi solo per abitudine e non per amore. Vanno avanti solo a forza di inerzia e per il sentimento d’affetto che provano l’uno verso l’altra, ma non c’è eccitazione né romanticismo. La vera svolta avviene quando si riesce a intravedere la speranza di un amore vero fatto di momenti e passione.

Come anticipato, il romanzo è ben diverso dagli altri che ho letto di Banana Yoshimoto: è molto più crudo e molto lontano dalla perfezione che tende ad arrivare con le sue storie. Si parla di abbandono, di sette religiose, di famiglie allargate e di morte.

Gli argomenti affrontati sono noti ai lettori della Yoshimoto, ma qui vengono trattati con maggior impatto e senza mezze misure. Lo stile dell’autrice è sempre impeccabile, con le sue dolci descrizioni e i suoi dialoghi diretti e senza fronzoli.

Anche se all’inizio non mi ha appassionato, verso la metà del romanzo non riuscivo più a staccarmi dalla narrazione, perché volevo sapere come sarebbe andata a finire la luna di miele di Manaka e Hiroshi.

Consigliatissimo a tutti quelli che amano il Giappone, Banana Yoshimoto e le storie che non si fermano solo alla classica liason tra innamorati. Buona lettura a tutti!

 

Giulia Paternò

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