Spoiler: alla fine muoiono tutti – recensione

Salve a tutti lettori, oggi parliamo di un genere che non mi appartiene ma che in questo periodo inizio ad apprezzare molto. Parliamo di una raccolta di poesie contemporanee che mi ha fatto letteralmente morire (ovviamente in senso positivo!), sto parlando di Spoiler: alla fine muoiono tutti di Francesco Vico.

Mi sono avvinata recentemente a questo genere grazie a Milk and honey di Rupi Kaur, queste poesie di solito molto brevi e dirette che puntano a sconvolgere il lettore. Nel caso di Milk and honey sono per la maggior parte dedicate alle donne e all’amore, in questo caso invece troviamo 33 poesie per tutti i gusti e per tutti i sentimenti possibili.

33 poesie “divertentissime” sul fatto che una delle poche cose sicure della vita è che a un certo punto si muore. Scanzonata, eclettica, fondamentalmente “strana”: una raccolta di poesia che se da un lato – a modo suo – trae ispirazione dalla “poesia intellettuale” di Jorge Luis Borges mescolandola con il gusto per l’assurdo e per la critica sociale di Vonnegut, dall’altro rappresenta un tentativo di portare la poesia su un binario linguistico di semplicità, che non significa necessariamente facilità o faciloneria, bensì comprensibilità.

Un libro per riflettere su un tema – quello della morte, della fine connaturata in ogni cosa esistente – che da sempre affascina e spaventa, usando i temi (social network, serie tv, bufale sul web, riscaldamento globale, crisi) della contemporaneità.

Quando ho iniziato a leggere subito mi è scappato un sorriso, perché la prima poesia è proprio “I motivi per comprare questo libretto di poesie”. Andando avanti si trovano tutti i temi più attuali trattati magnificamente, non mi aspettavo da un libro di poesie definite comiche una riflessione così profonda.

Vi cito qui le mie preferite, la prima si intitola “Poesia che contiene la parola “froci” solo per aumentarne la visibilità sui social”.

Forse c’avevan ragione
Quei froci dei greci:
il tempo ha la forma di un fiume
e siamo rivolti alla fonte:
il passato l’abbiamo davanti
il futuro alla spalle (per questo ci incula)

È diretta e perfettamente cruda, vera e reale. In un periodo in cui il nostro futuro è più che mai un incognita questa poesia mi ha dato in qualche modo da pensare. Possiamo davvero girarci in modo che il futuro non ci buggeri?

La seconda è “Undici settembre” qui ne riporto il verso finale.

Strana storia la Storia,
somiglia alle cose ammucchiate sul terrazzo,
agli scatoloni di un trasloco,
all’album di figurine incompleto
di un qualche dio ubriaco.

Mi piace anche come parli delle religioni e di come adesso intendiamo il credere in qualcosa in modo molto superficiale senza pensarci più di tanto considerandolo solo una certezza dopo la morte evitando la paura. 

L’ultima è “Sembra complicato, in realtà è più complicato”:
A vent’anni non avevo
speranze di alcun tipo
poi quell’unica certezza
per fortuna mi è passata.

Questa è la mia preferita, mi rappresenta a pieno e leggendola mi sono venuti i brividi. Recensire la poesia è molto difficile, ho preferito usare le stesse poesie per mettere in evidenza il loro apparente lato comico.

Consiglio a tutti questa leggera lettura, un libricino che fa riflettere e che fa sorridere.

 

Giulia Paternò

© Riproduzione Riservata

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *