Death is not the worst: intervista esclusiva a Julia Sienna e a Helena Cornell

Benvenuti, nostri affezionati lettori, a questa nuova intervista: finalmente potremmo conoscere le coautrici di Death is not the worst, un fantasy dalle tinte molto cupe, dove non mancano carneficine, cannibalismo e pure una storia d’amore. 

Ciao Helena e Julia, parlateci un po’ di voi e della Gainsworth Publishing.

Accidenti, partiamo dall’alba dei tempi? Scherzi a parte, prima di essere co-autrici siamo state, e siamo tutt’ora, grandi amiche. Il nostro sodalizio è nato così, tra una chiacchiera e l’altra e poi… ci siamo spinte nella scrittura a due, cosa che nessuna di noi avrebbe mai pensato di fare. Immaginare il nostro primo libro con il marchio Gainsworth è stato naturale, in quanto CE ormai di casa e la più adatta, a nostro parere, per il tipo di fantasy che stiamo affrontando insieme. Tutta la Gainsworth poi ha accolto la nostra folle collaborazione con entusiasmo e per questo non possiamo che esserle grate.

Perché proprio il segno del topo?

Questa è una domanda decisamente più semplice, dato che i motivi della scelta vengono dall’alto (no, non così in alto). Il topo è stato eletto a mascotte della CE in quanto simbolo perfetto per riassumere il concetto di “amore per la lettura”. Ernie, infatti, è un piccolo topo di biblioteca e il suo colore bianco è in onore della topolina Sally che ha prestato anche la sua silhouette per creare il logo della CE.

Parlateci di Death is not the worst: è stato percepito come un libro che strizzava l’occhio a diversi stereotipi new adult.

Esatto, DINTW è nato dalla goliardica idea di prendere un po’ in giro i cliché tanto sfruttati dalla letteratura New Adult, cliché spesso un po’ troppo “asfissianti”, passateci il termine, per definire quella che secondo noi è una relazione sana tra due persone. E così partiamo da due presunti protagonisti, un rampollo altolocato, una ragazza nuova, anche se non troppo, in città… etc etc. Abbiamo disseminato il romanzo di falsi indizi di trama (tanto per depistare un po’ il lettore) e concentrato il primo volume sulla storia d’amore proprio per confondere le acque, per vedere insomma cosa sarebbe successo di fronte al ribaltamento narrativo dell’ultima parte. Dobbiamo dire che la risposta è stata eccezionale: si sono creati gruppi di supporto dei buoni, altri dei cattivi, e tutta una serie di opinioni e parteggiamenti contrastanti che creano terreno fertile per la nascita di nuove prospettive che vanno oltre la semplice lettura del romanzo. È sempre una soddisfazione riuscire a far discutere con una propria opera e ci sentiamo onorate della risposta che abbiamo ottenuto.

In accordo con la domanda precedente, DINTW è un’alternativa ai messaggi sbagliati di alcuni libri sul tema dell’abuso in una coppia?

Helena: Direi di sì. Voglio dire, si può scrivere di tutto se trattato a dovere. Anche di relazioni abusanti. Ma non facendo credere alle ragazzine che essere molestate sia sintomo di amore. No, questa è psicopatia. Ci sono mille relazioni diverse, alcune funzionano anche se non classiche o canoniche, ma la violenza non è mai sintomo di amore. Non ci piace la piega che sta prendendo la letteratura rivolta alle giovani e giovanissime in tal senso.

Julia: più che alternativa, quella di DINTW la definirei una “normalità”. Anche se, purtroppo, di questi tempi – come già rilevato da Helena – il rispetto viene percepito come “trasgressivo”. Quindi, sì, direi che abbiamo osato una grande trasgressione parlando in chiave diretta di cos’è per noi una relazione sentimentale, anche solo per far capire ai nostri lettori più giovani che c’è altro e non solo la miseria emotiva. Poi però arrivano i mostri e anche la nostra dolcezza va stemperandosi… ma questa è un’altra storia.

Parlateci un po’ dell’ambientazione e delle sue creature più temute: i predatori.

DINTW è ambientato nella città immaginaria di Norwich, creata sulla falsariga della cittadina universitaria di Oxford, in Mississippi. Per molti aspetti Norwich esiste realmente, per altri ci siamo lasciate trasportare dalla fantasia. Insomma, più che una città reale, Norwich che è una città verosimile e persino chi vive in quelle zone può ritrovarsi a proprio agio tra le righe del romanzo, sentendo l’aria familiare di casa. L’intera storia si dipana tra molteplici scenari, ambientati un po’ in tutti gli USA, ma nel primo volume la maggior parte della storia si svolge proprio in Mississippi. Con qualche capitolo tra New York, Washington D.C. e Los Angeles. Per quanto riguarda i nostri cattivi, per crearli ci siamo ispirate a tutto il folklore archetipico del Mostro, insomma abbiamo cercato di dare una spiegazione alla nascita di creature come i Vampiri, i Licantropi, i Demoni etc, riconducendo tutto a un unico e temibile “antenato”. I Predatori sono l’ombra irrazionale che terrorizza senza un perché, sono le fauci che divorano al buio. Sono le creature da cui ha origine il folklore stesso e il motivo per il quale l’uomo ha acceso il primo fuoco per proteggersi dalle tenebre.

Progetti per il futuro?

Preferiamo non sbilanciarci troppo, ma ce ne sono parecchi, sia per quanto riguarda le nostre carriere singole che insieme… ma per questo dovrete aspettare ancora un po’. Nel frattempo preparatevi per il secondo volume di DINTW!

Di norma che sottogeneri di fantasy scrivono uomini e donne?

Difficile trovare una “norma” soprattutto perché non c’è un fantasy di genere, possiamo parlare solo ed esclusivamente per quella che è l’esperienza derivataci dai manoscritti che selezioniamo, quindi per statistica. Più che cosa scrivono uomini e donne, crediamo sia interessante vedere “cosa tentano di rifilarci come genere” ovvero la percezione che si ha di un sottogenere fantasy nella media. Una grande fetta di uomini ad esempio tenta di spacciarci per epic fantasy cose che non si sa nemmeno cosa siano, spesso mainstream o romanzi di formazione. Mentre per la signore, resta ancora vincente il Paranormal Romance travestito da Urban. Bizzarro, vero? In generale, possiamo dire che “amore e botte” fanno ancora da protagonisti nei libri degli aspiranti scrittori.

 

Debora Parisi

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