Mostri in ritardo. Perché in Italia l’urban fantasy non arriva?

Al Salone del libro il 12 maggio di tarda mattinata si è tenuta una discussione sulla relazione che ha il panorama italiano con l’urban fantasy. A tenere tale incontro sono stati i membri della Gainsworth Publishing, casa editrice italiana, per la precisione di Novara, che cerca di portare libri di qualità nel mercato nostrano.

L’obiettivo di tale incontro è stato quello di illustrare ai presenti come l’Italia non solo considera il genere fantasy una tipologia di lettura per bambini, ma pure non è molto informata sulla diverse tipologia in cui si è ramificato. Tanto è che gli aspiranti scrittori di fantasy, per la maggior parte cerca di imitare o le ambientazioni del fantasy classico (con eroe prescelto, signore oscuro di turno ecc) oppure un fantasy realistico e crudo stile il trono di spade. Insomma, se all’estero si sperimenta e si gioca, nel nostro panorama si rimane ancorati alla tradizione. Ma cos’è esattamente l’urban fantasy?

Per definizione, l’urban fantasy è un sottogenere della letteratura fantastica ambientato in epoca contemporanea, spesso, ma non sempre, nelle nostre città. A volte le creature magiche si nascondono dalla società umana, altre volte convivono allo scoperto. I protagonisti dell’urban fantasy, per la maggior parte non sono prescelti  dettati dalla profezia, ma vivono condizioni straordinarie imbattute casualmente o comunque in una maniera non dettata da una forza chiamata “destino”.

Il genere si affermò  in maniera esplicita verso gli anni ottanta, con pionieri  come Charles de Lint (Moonheart) e Megan Lindholm aka Robin Hobb (Wizards of the pidgeons). Oggi all’estero è un genere molto conosciuto ed apprezzato, mentre nel mercato italiano si tende ad associarlo al paranormal romance, un genere del fantasy che ha come tema centrale la storia d’amore tra esseri umani e creature sovrannaturali. Sebbene i due generi possano fondersi,  l’urban fantasy puro non presenta il tema amoroso come l’elemento principale della trama.

L’editoria tende a pubblicare gli autori più sponsorizzati o conosciuti come Martin e Tolkien, e generi classici o romantici. Molti autori stranieri urban fantasy non vengono nemmeno presi in considerazione, quelli italiani ancora meno. Il clima culturale è quasi stagnante. Anche gli aspiranti scrittori fantasy italiani per la maggior parte vivono nei cliché. Si ha paura di osare e sperimentale. Ma come mai nel nostro paese c’è questo snobismo nei confronti del genere fantastico?

Facendo un breve riassunto: in Italia, l’elemento mitologico e fantastico non manca, basta vedere le leggende popolari così come i miti latini e greci. Il genere fiabesco e magico sono stati presenti soprattutto nella poesia italiana e l’epica: basti pensare alla Divina Commedia, all’Orlando Furioso o alla Gerusalemme Liberata, che pur presentando elementi mitologici giudaico cristiani, mostrano anche ambientazioni e creature fantastiche. Nel genere fiabesco abbiamo naturalmente Lo cunto de li cunti di Gian Battista Basile, una raccolta di storie e leggende, per la maggior parte napoletane, che presentano diversi elementi in comune con altre fiabe europee.

Il libro che ha veramente rivoluzionato il clima fantastico in Italia è stato Pinocchio, con i suoi particolari elementi innovativi. Pinocchio è stato un ibrido di molti generi, una ricostruzione della fiaba, dove realtà quotidiana e magia convivevano. A seguire il “fantasy” (messo in virgolette in quanto all’epoca tale termine non esisteva) ha avuto un momento di pausa. Calvino diede un po’ di nuova linfa nella letteratura italiana, con il Visconte dimezzato, le Città invisibili , libro con ambientazioni molto surreali, o la sua minuziosa ricerca sulle fiabe italiane.

Dopo di esso, negli anni ottanta vi furono alcuni autori che cercarono di importare perlopiù il genere heroic fantasy, come Zuddas con la serie di Amazons. Dopo gli anni Ottanta, il paese conobbe una specie di “epoca buia” del genere fantastico. Fu solo con l’avvento della trasposizione cinematografica del Signore degli anelli e di Harry Potter che la gente iniziò ad interessarsi al cosiddetto fantasy.

A causa però di ragioni religiose e storiche  che hanno influenzato la cultura italiana e anche un certo lato conservatorio nel panorama letterario,  il fantasy non ha mai pienamente sbocciato nel  nostro paese. I generi più letti sono la narrativa, i polizieschi, gli storici ed i romanzi rosa. Insomma, la nostra cultura è oggettivamente più legata all’ambiente realistico che fantastico. Eppure, come detto in precedenza, non manca il background culturale mitologico e fiabesco.  E questo non vale solo per i fantasy, ma anche per l’horror e la fantascienza.

L’urban fantasy è tra i sottogeneri meno pubblicati in Italia, a meno che non siano un paranormal romance camuffato. Il fantasy non è  letteratura solo per bambini ed è anche  una metafora della vita. La Rowling ha usato la licantropia per spiegare ai ragazzi e bambini la situazione delle persone affetta da AIDS o altre malattie veneree.  Quindi si parla di temi adulti, dove il fantastico è solo uno dei tanti modi per narrarli. Oppure basta anche vedere alcuni soprannomi che danno ai serial killer come licantropi, orchi, streghe e vampiri. Ancora una volta, l’elemento fantastico richiama il mostro che è in ognuno di noi.

Si spera che i giovani possano approfondire altri sottogeneri letterari del fantastico e magari diffonderli,  dando nuova vita ad un clima stagnante che ormai impregna l’Italia.

Quale urban fantasy leggere per iniziare il genere?  American gods di Neil Gaiman.

 

Debora Parisi

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