Wonder Women

Può succedere che il sabato sera un uomo ti inviti al cinema.
Può succedere che ci siano 30 gradi e l’idea dell’aria condizionata e del buio della sala dopo una giornata di sole stampato sulla faccia ti piaccia.
Ma può succedere che la temibile stagione cinematografica estiva sia iniziata, l’uomo in questione un appassionato di fumetti e il film Wonder Women.
Tu che non ne sai niente di super eroi.
Per farti capire, nemmeno se Superman è DC o Marvel.
Ma pensi che se c’è qualcosa di meglio al botteghino lo convinci a cambiare idea.


Poi intravedi tra i popcorn questi titoli: La mummia 2, Pirati dei caraibi 3, Baywatch.
E non hai nemmeno il coraggio di proporgli qualcos’altro.
La sala è piena, principalmente ragazzini.
Le pubblicità prima del film sono unicamente di film di supereroi.
Singoli o in gruppo, uno contro l’altro, tutti contro tutti.
Sei così eccitata che quasi ti addormenti.
Fino a quando non inizia la storia di Diana, guerriera amazzone che cerca di salvare il mondo degli uomini ripulendolo con la sua bellezza e con la sua forza.
E capisci perché l’uomo affianco a te voleva tanto vedere il film.
Gal Gadot vale la spesa di entrambi i biglietti.
Splendida fin da bambina combatte con bustino e gonnellino inguinale divincolandosi in salti acrobatici a mezz’aria.
Mi piace che sia ingenua come Candy Candy, mi piace testarda e cocciuta come ogni buon stereotipo di donna, mi piace che quando è piccola, sua zia (l’ex moglie di Sean Penn) l’addestra dicendole che si può dare di più, nemmeno fosse Morandi, Tozzi e Ruggeri, mi piace quella sua cordicina dorata che, oltre a prenderli al lazzo, agli uomini fa dire la verità.
Ma la cosa che proprio non mi convince è la piega boccoli.
Dopo ogni combattimento, che siano trincee di soldati nella prima guerra mondiale, cecchini che sparano dalle finestre o super eroi infuocati, lei ne esce sempre con la piega boccoli perfetta.
Io, che appena fuori dal parrucchiere i boccoli mi scendono prima di finire via Venti Settembre, posso tralasciare su gli altri poteri, ma questo dalle Amazzoni lo pretendo.
Pronta ad ogni addestramento.

Testo di Francesca Lorusso