Wolves Coast: recensione

Pubblicato dalla Dunwich Edizioni, Wolves Coast è l’ultimo interessante libro di Ornella Calcagnile, già conosciuta per aver partecipato alla serie di Once Upon A Steam.

Wolves Coast si presenta come un paranormal romance, ma con caratteristiche particolari. La storia narra di Emily, fuggita da una situazione familiare fredda e da una relazione fallita. Si rifugia nella fotografia e nella natura di Wolves Coast, conoscendo l’adorabile Howi, membro della tribù indigena locale.

Presto verrà coinvolta in segreti occulti che coinvolgeranno antiche leggende e gli abitanti della South Wolves e della North Wolves.

Iniziamo col dire che il personaggio principale, appunto Emily, ha una personalità forte e indipendente, lontana anni luce da protagoniste come Anastasia Steel. Questa sua fierezza verrà manifestata sotto la metafora della trasformazione: la metamorfosi rappresenta la presa di coscienza di Emily da donna insicura e oggetto (almeno, per il suo ex e Juri) a femmina alfa indipendente e coraggiosa.

Howi è più piccolo d’età di Emily, ma si presenta subito come un personaggio molto umano, capace di errori e dolcezze. Memorabile è il dialogo tra lui e suo padre (il personaggio forse più divertente della storia) sulla questione di fare attenzione durante i rapporti sessuali.

Juri, invece, è un completo psicopatico, che vede Emily come un oggetto e non una persona. Ciò lo distingue dai membri della South Wolves che invece rispettano la compagni, anche quando questa non li ricambia. Una nota negativa è il fatto che non si scopra di più sul personaggio, rendendolo più una macchietta.

Nota positiva è sul triangolo amoroso: Emily ricambia Howi, ma non Juri che la terrorizza. Quindi non si ha una persona indecisa, col piede su due scarpe, ma una vittima di stalking e molestie da parte di uno che non ricambia. Potremmo difinirlo un falso triangolo in quanto un membro non è ricambiato minimamente né con affetto né con amore romantico.

Interessante è la rappresentazione della popolazione indiana, molto realistica, soprattutto con la loro chiusura verso gli esterni e il tentativo di tramandare il proprio patrimonio culturale alle nuove generazioni. Altra tematica è lo scontro tra natura e modernità, tra tradizione e novità, rappresentata metaforicamente dalle due parti della città: il sud ed il nord.

La storia dell’imprinting e dei licantropi ricorda un po’ Twilight, soprattutto per il fatto che le donne non si trasformano molto e abbiano un ruolo marginale nella società dei mutaforma, ma viene reso in maniera più approfondita e realistica. Vi sono due tipi di imprinting: spirituale e carnale. Il primo è più profondo del secondo e anche più forte. Metafora quindi della relazione: amare una persona per l’anima è qualcosa di più duraturo di una semplice attrazione fisica dettata dalla finalità procreativa.

In conclusione, Wolves Coast è un buon paranormal romance che riesce anche a trasmettere messaggi positivi senza degenerare. Una qualità non molto frequente nel genere ed è indubbiamente una speranza per il mercato italiano.

Debora Parisi

© Riproduzione Riservata

Comments

  1. Ornella C. says:

    Prima di tutto grazie mille per il tempo e lo spazio.
    Sono davvero contenta di questa recensione perché ha trattato molti dei temi che volevo emergessero seppur in chiave fantasy.
    Su Juri avrei voluto parlare in un racconto o comunque in un testo a parte menzionando anche qualche altro personaggio, ma al momento non lo vedo nel mio futuro.
    Ancora grazie mille a Upside Down Magazine e ovviamente a Debora.

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