The nest (Il nido): recensione

Nonostante il mondo del cinema di ogni dove dia il suo contributo nel genere horror, che sia negli States come in Europa, ma anche in Asia, l’unico paese che riesce, a suo modo, a tenere duro con una tradizione che ormai, da più di 20 anni, lo vede essere ancora sulla cresta dell’onda grazie esclusivamente a titoli appartenente al mondo della commedia e dei drammi è l’Italia, il quale, nonostante in lontanissimi anni passati abbia fatto scuola con l’horror grazie a maestri come Mario Bava, Lucio Fulci e Dario Argento, oggi si vede appoggiarsi esclusivamente a piccole produzioni indipendenti pur di tenere alta la bandiera della tensione; nel mainstream nostrano questo genere non ne vuole sapere di rinascere, nonostante recentemente Luca Guadagnino abbia anche realizzato un (mediocre) remake di Suspiria, ma con capitali per lo più esteri, quindi un esempio che possiamo prendere in considerazione solo a metà.

Adesso è il qui presente The nest (Il nido), una produzione della Colorado Film che tenta il tutto e per tutto pur di lanciare un trend che potrebbe (ri)far tendenza dalle nostre parti; l’idea è quella di aggrapparsi alla formula lanciata dall’americana Blumhouse di Jason Blum, ovvero realizzare horror con budget minimi, seguendo però la lezione estetica del cinema iberico o francese del caso, prendendo come modello atmosfere degne di un Alejandro Amenabar (The others in primis) o un Pascal Laugier (adocchiare Saint Ange) che sia.

Opera d’esordio del giovane Roberto De Feo, autore del premiato cortometraggio Ice Scream, la storia è quella di una casa sperduta in una verde distesa, è chiamata Villa dei Laghi; qui vi abita una singolare famiglia, dove c’è il piccolo Samuel (Justin Alexander Korovkin), un bambino costretto a vivere su una sedia a rotelle e accudito dalla protettiva madre Elena (Francesca Cavallin).

Quest’ultima non consente che il bambino esca dalla tenuta e, insieme al misterioso dottor Christian (Maurizio Lombardi), si occupa anche della sua salute fisica.

Un atteggiamento che nasconde qualcosa di misterioso, un segreto che in molti sanno là dentro, dai padroni di casa, alle governanti fino ai custodi, ed il piccolo Samuel non riuscirà a scoprire la verità finché non farà la conoscenza dell’adolescente Denise (Ginevra Francesconi), il cui arrivo dovrebbe salvare il bambino dalla minaccia imminente che incombe in quell’abitazione.

Per un autore horror in erba che vuol esordire in Italia il minimo è appoggiarsi ad un’opera trasudante atmosfere gotiche, tipiche delle ghost stories, un espediente che consente l’utilizzo di budget meno esosi e ricreare situazioni da incubo tramite una fotografia adeguata (quella utilizzata dal cameraman Emanuele Pasquet qua è di buona fattura); ciò che serve innanzitutto però è uno script che abbia un senso logico in questi casi, in modo da poter giustificare perfettamente ogni momento dilatato presente nella narrazione, parentesi ricche di dettagli che accompagnano lo spettatore verso un esito finale rivelatore, atto a sciogliere ogni nodo al mistero celato nel soggetto.

Ma De Feo, oltre a concentrarsi sulla messa in scena e sull’utilizzo degli attori (a loro modo funzionali, forse un po’ meno i bambini, ma Lombardi mad doctor ha il fisique du role), non riesce a determinare una scrittura sincera, anzi, getta semi di mistero e di morale narrativa, quando poi con l’inaspettato finale finisce col rimangiarsi ogni cosa, perdendo di logica quegli elementi su cui si incentra The nest (Il nido), come il perché i tutori di Samuel si comportino in quel malsano modo.

Si voleva scimmiottare il cinema internazionale, quello ispirato al nostro gotico che fu, con questo ennesimo tentativo di rinascita dell’horror italiano, ma ci si scorda che, oltre a ricreare situazione prese da autori come il succitato Amenabar o l’M.Night Shyamalan di The village (nessuno spoiler, solo assonanze con la situazione d’isolamento descritta), per fare un degno lungometraggio di genere ci deve essere del succo nel messaggio conclusivo, senza limitarsi a costruire scenette fini a se stesse o, peggio ancora, dilungarsi in una trama che rischia solo di annoiare.

Questi sono errori che poi rendono ogni cosa fuori di logica, e The nest (Il nido) soffre di tale deleterio dettaglio.

Mirko Lomuscio

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