She-ra e le principesse del potere: recensione

Per quanto una serie sia mainstream, non vuol dire che sia per forza bella a prescindere, e un’opera creata semplicemente per fare merchandise, per quanto popolare possa diventare, è difficile che sia anche artistica.
Il mondo dell’animazione è cambiato. E meno male, si potrebbe aggiungere! Basti pensare alla metamorfosi avuta col tempo di My Little Pony, che da uno show per pubblicizzare è diventato uno show (largamente) pubblicizzato.
Più ad essere popolare che artistica è stata, come altro esempio, la serie She-Ra, la principessa del potere (1985), spin-off più “al femminile” della celeberrima He-Man e i dominatori dell’universo, enorme e proficuoa pubblicità delle action figures Mattel.
Tuttavia, She-Ra e le principesse guerriere, reboot di Netflix del 2018 della suddetta serie, potrebbe avere una grande distinzione. Non tanto per valenza artistica quanto per una vera e propria presa autoriale.
Ideata dalla scrittrice Noelle Stevenson (Nimona, Lumberja), questo cartone ripercorre le vicende della giovane Adora prima e durante il suo incontro con le principesse di Etheria, con un’interpretazione assai più attuale e matura del suo predecessore, seppur rimanga rivolta ad un target più femminile e giovane.

Adora e Catra sono due amiche molto legate, entrambe cadetti dell’Orda, esercito del tiranno Hordak che intende fermare le Principesse, a detta sua spietate guerriere distruttrici.
Durante un’esplorazione nella foresta oltre il territorio di Hordak, Adora scopre una mistica spada e, impugnatala, si trasforma nella principessa guerriera She-Ra sotto gli occhi della principessa Glimmer e del suo migliore amico Bow. Questi fanno capire ad Adora che, in realtà, sono le principesse ad essere continuamente attaccate dall’Orda, e che per tutto questo tempo ad Adore e Catra sono state dette menzone solo al fine di “mostruosizzare” il nemico.
Perciò Adora decide di restare con le principesse e combattere l’Orda, mentre Catra, che sapeva da tempo delle menzogne di Hordak e nonostante ciò era sempre stata dalla sua parte, si sente tradita da quella che considerava l’amica di una vita, e da quel momento diventerà la sua più grande rivale.

La Stevenson non è nuova a storie fantasy indirizzate al pubblico femminile (e non solo), ma questo è stato il suo primo, vero lavoro basato su un soggetto non originale, e come inizio non si può dire che sia brutto, soprattutto se guardiamo il “capolavoro” originale degli anni 80, nonostante a grandi linee ricordi molto un Sailor Moon più occidentale, vedendo anche il nuovo look e l’età di Adora/She-Ra.
Salta subito all’occhio la presa più approfondita della storia e dei personaggi. Se il fulcro de La  principessa del potere, oltre ad aver scritto “CompraCompraCompraCompra” su ogni millimetro di ogni frame, era il più semplice che si potesse immaginare per un racconto fantastico, molto alla Star Wars (guidare la ribellione per sconfiggere il Signore del Male e salvare l’universo), mentre in questo ci si concentra molto sull’amicizia, sul tradimento, sui differenti punti di vista degli orrori della guerra, e in una maniera che anche i più piccoli possano capire.

Assieme a questo la serie mostra in maniera quasi commovente il già citato rapporto tra Adora e Catra. Soprattutto quest’ultima, che in principio era  semplicemente una tirapiedi di Hordak che non faceva altro che miagolare e sortire sotterfugi per ostacolare la ribellione, qui è mostrata come una vera anima tormentata, sia per l’infanzia difficile che ha avuto sia per il dolore subito dalla separazione e successivo conflitto con Adora. È diventato un personaggio assai più complesso ed emotivo, qualcosa che non si sarebbe mai potuto vedere in una serie dualista degli anni ’80.

Adora, dal canto suo, è anche lei molto combattuta, seppur meno di Catra, dato che il cambiamento lo ha subito sulla sua pelle. Il rapporto inizialmente di conflitto poi di amicizia che instaura con le principese non è immediato o lasciato al caso: si sviluppa lentamente episodio dopo episodio, assieme alla sua fiducia in sé stessa e nelle sue capacità.
Stranamente, il fatto che si trasformi in una capellona alta tre metri con illimitati poteri cosmici non sembra più così esagerato.
Peccato che i personaggi secondari non siano così simpatetici. Oltre al fatto che il nome di ognuno può essere semplicemente scambiato con “RULE 34” dato il loro aspetto, Glimmer all’inizio è talmente antipatica nei confronti di Adora da risultare antipatica persino al pubblico; vero, si potrà riscattare nel finale, ma si sa che nella narrativa la prima impressione è quella che conta.
Bow, per lo meno, risulta gradevole e divertente, seppur più avanti diventi il centro del solito triangolo amoroso che devono mettere in ogni serie animata teen “per empatizzare”.


Il resto delle principesse con poteri e degli uomini privi di potere ma altamente gnocchi (è una prerogativa celle chick-series?) rimbalza dall’altamente fastidioso all’altamente simpatico, alternandosi con gli episodi.
Hordak è forse il villain più dimenticabile nella storia dei remake animati. Vero, nella vecchia serie era eccessivamente stereotipato, il solito signore della guerra pomposo ma a tratti anche divertente, alla Zurg, ma per lo meno era memorabile. Qui invece non fa altro che restare nell’ombra e dire qualche frase da Palpatine. Neanche il suo design è così intimidatorio, sembra un tossico anoressico che fa il cosplay di Darth Desolous. Si spera migliori nelle prossime stagioni.


Zio, ma le ammazziamo ‘ste principesse o cosa?

Ironicamente è più caratterizzata la sua seconda in comando, la Tessitrice d’Ombre. Le è stato dato un passato oscuro (parola voluta) e contraddittorio che la rende più interessante del villain principale. Oltretutto, il suo design e l’animazione con la quale sono stati realizzati i suoi poteri è lodevole.

A dirla tutta, l’intero comparto animato è lodevole. Le scene d’azione sono dinamiche e fluide, e ciò è aiutato dai disegni semplici ma colorati, puliti e piacevoli, il che ricorda molto Steven Universe.
A conti fatti, seppur She-ra e le principesse guerriere non infrangerà i record di popolarità come altre serie “sci-fi” per ragazze quali Sailor Moon e non entrerà negli annali come hanno fatto Avatar: La Leggenda di Aang, La Leggenda di Korra, Steven Universe o Gravity Falls, rimane una serie animata divertente e tutto sommato bella da vedere.
Peccato che non abbia ancora osato troppo coi suoi espedienti, ma è comprensibile, dato che è stato il primo esperimento con l’animazione di un’autrice di fumetti. Probabilmente con le stagioni successive potrebbe darci qualche pisccola sorpresa.

E state tranquilli. Un giorno scopriremo cosa accidenti è Greyskull.

 

Andrea De Venuto

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Comments

  1. doctor rick says:

    “Per quanto una serie sia mainstream, non vuol dire che sia per forza bella a prescindere, e un’opera creata semplicemente per fare merchandise, per quanto popolare possa diventare, è difficile che sia anche artistica.
    Il mondo dell’animazione è cambiato. E meno male, si potrebbe aggiungere! Basti pensare alla metamorfosi avuta col tempo di My Little Pony, che da uno show per pubblicizzare è diventato uno show (largamente) pubblicizzato.
    Più ad essere popolare che artistica è stata, come altro esempio, la serie She-Ra, la principessa del potere (1985), spin-off più “al femminile” della celeberrima He-Man e i dominatori dell’universo, enorme e proficuoa pubblicità delle action figures Mattel.
    Tuttavia, She-Ra e le principesse guerriere, reboot di Netflix del 2018 della suddetta serie, potrebbe avere una grande distinzione. Non tanto per valenza artistica quanto per una vera e propria presa autoriale” una cazzata più grossa non la potevi sparare?

    1. Andrea says:

      Argomenta, per favore

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