Old man and the gun: recensione

Ormai è noto che alcuni capisaldi della vecchia Hollywood, personaggi che hanno fatto la storia del cinema dalla fine degli anni ‘60 ad oggi, hanno deciso di mettere le scarpe al chiodo e ritirarsi dalle scene con l’arrivo della terza età; è successo con Gene Hackman, che nel 2004 chiuse una decorosa carriera con la commedia facilona Due candidati alla poltrona, e sembra che stia accadendo anche con Jack Nicholson, il quale, dopo aver interpretato il film Come lo sai nel 2010, ha annunciato un ritiro definitivo dall’attività di attore, salvo però aver annunciato recentemente una nuova prossima interpretazione nell’imminente remake americano dell’opera tedesca Vi presento Toni Erdmann.

Anche Robert Redford sembra aver preso tale decisione, facendo ricadere la scelta di un’ultima prova d’attore con il qui presente Old man & the gun, lungometraggio ispirato ad un fatto realmente accaduto nei primi anni ’80; è la storia del vero rapinatore Forrest Tucker, narrata in un articolo del 2003 pubblicato sul New Yorker e scritto da David Grann, punto d’ispirazione per questa pellicola diretta da David Lowery (che già diresse Redford nel fantasioso Il drago invisibile).

Ambientata nel 1981, la storia prende avvio da quando l’anziano Tucker, un ex carcerato più volte evaso, mette in atto una serie di rapine assieme ai suoi due soci, e coetanei, Teddy (Danny Glover) e Waller (Tom Waits); la tecnica è sempre la stessa, nessun gesto violento e nulla di assolutamente folle, ogni colpo viene portato a compimento con metodi assolutamente gentili.

Ad occuparsi del caso sarà il poliziotto John Hunt (Casey Affleck), un padre di famiglia che alla lunga rimarrà affascinato dai metodi del criminale Tucker, e nonostante ciò segue una personale traccia che lo possa portare all’arresto del gentil criminale.

Intanto quest’ultimo progetta una vita lontana dai guai, frequentando Jewel (Sissy Spacek) e promettendosi di rimanerle accanto, magari ricostruendosi una nuova esistenza priva di piccoli crimini.

Presentato alla Festa del Cinema di Roma del 2018, Old man & the gun è il tipico prodotto delicato e leggero, sincero fin nelle ossa e concreto con i fatti (veri) descritti, che si posa su misura sul protagonista di turno, consentendo così a Redford di calibrare una parte che sembra stargli a pennello.

Riecheggiando la malinconia che anche un suo personaggio memorabile come il Sundance Kid di Butch Cassidy ha saputo dare, il noto attore, qui anche produttore, si cimenta in un’operazione che si appoggia sulle sue “vecchie” ed esili spalle, uniformando una storia pregna di commovente descrizione e protagonisti altrettanto toccanti.

Infatti Lowery, consapevole di tutto ciò, porta avanti il suo operato creando un legame che possa gemellare i destini del poliziotto Hunt, di un calibrato Affleck, e del criminale Tucker, entrambi parte pulsante della riuscita di questo Old man & the gun.

Certo, non che tutto si elevi dalla media, anzi unico neo è che i risultati rimangono sul modesto andante, senza far divenire questo lungometraggio qualcosa di più; ci si accontenta di dare a Redford il suo ultimo momento di gloria davanti lo schermo (ma mai dire mai) e, per l’occasione, di farlo spalleggiare con comprimari di gran classe (oltre al premio Oscar Affleck, anche Glover, Waits e l’altra vincitrice di Academy Award quale è Spacek), ma cosa altrettanto pregiata è vedere come questa “storia vera” sia narrata con una sincerità d’animo notevole, senza strafare in sentimentalismi di troppo e, soprattutto, senza lesinare in una ironia di fondo ben palpabile.

Tutto è ben livellato in questo Old man & the gun, consentendo così un addio dalle scene come si deve alla nota star de La stangata.

Mirko Lomuscio

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