Dopo una lunga attesa, che non ha nascosto alcun dettaglio sulla sua lavorazione e su determinate scelte che ne hanno scatenato polemiche tra i puristi della mitologia greca, ecco prendere luce nelle sale Odissea di Christopher Nolan, ovvero il punto di vista cinematografico sul noto poema omerico secondo il regista de Il cavaliere oscuro e Memento.

Una scelta di parole che già facciano capire come l’operazione possa aver preso una piega alquanto particolare rispetto alla matrice d’origine, uno dei miti letterari per eccellenza, già al servizio della settima arte e del piccolo schermo in operazioni come Odissea di Franco Rossi (con supporto tra l’altro di Mario Bava) o Ulisse di Mario Camerini, con Kirk Douglas nei panni del noto re di Itaca.
Capeggiato da un cast ricchissimo, marchio di fabbrica tipico del recente cinema nolaniano, questa trasposizione datata 2026 riporta quindi lo spettatore nella magnificenza di un’operazione blockbuster, girata in IMAX 70 mm ed intenzionata a riproporre dello spettacolo vecchia scuola degna dell’eredità letteraria lasciata da Omero.

Siamo all’epilogo della battaglia di Troia e Itaca, senza più il suo re Ulisse (Matt Damon), è nella mani della regina Penelope (Anaee Hathaway) e del figlio Telemaco (Tom Holland), che si trovano assediati dai Proci guidati dal temibile Antinoo (Robert Pattinson).
Ma Ulisse è ancora vivo e, reo di aver ucciso il mostruoso Polifemo (Bill Irwin), per il volere del dio Poseidone deve affrontare un lungo viaggio assieme ai suoi uomini, col solo scopo di poter tornare a casa.
Un viaggio che lo vede incontrare creature mitologiche, pericolose o pregne di magia come i Lotofagi, Eolo, la maga Circe (Samantha Morton), le Sirene e la ninfa Calipso (Charlize Theron); una serie di prove di forza e dalla profonda conoscenza umana che spingeranno Ulisse a riprendersi ciò che sembrava ormai perso, ovvero il regno di Itaca.

Vera e propria sterzata altamente storico culturale nella sua ricca carriera, il regista Nolan, dopo averci parlato dell’inventore della bomba atomica Oppenheimer nello strapremiato film omonimo, decide di gettare il proprio occhio cinetico, e “ottusamente” intenzionato a regalare dell’innovazione tecnologica, sulla mitologia greca, regalando ai suoi innumerevoli fan uno sguardo a dir poco personale sull’Odissea e sul suo seguito umano/filosofico del caso.
E quando metti assieme Nolan con questo materiale non puoi far altro che assistere ad un’opera monumentale e prolissa, di quasi tre ore, che della linearità narrativa ne fa a meno, mischiando passato, presente, ed anche futuro a tratti, in un montaggio incalzante, a cura della fida Jennifer Lame, dove vige l’essenza di rielaborare determinati elementi omerici a proprio piacere e mischiando anche stralci dell’Iliade nel mezzo di questa visione (flashback legati all’assedio di Troia tramite il noto temibile cavallo di legno); un’operazione che in fin dei conti rischia il tutto e per tutto e risulta a suo modo riuscita, non perfetta ovviamente, perché di pecche dovute a libere scelte di regia ce ne sono (e l’attrice afro Lupita Nyong’o nei panni di Elena di Troia, per quanto innocua, è una di queste), ma senza lesinare il materiale d’origine, anzi, costruendo su di esso un lungometraggio fastoso e spettacolare che si appoggia su un’immancabile colonna sonora onnipresente, a cura di Ludwig Göransson, e su un cast ricchissimo che comprende anche la partecipazione di variegati interpreti (oltre ai succitati, John Leguizamo è Eumeo, Benny Safdie è Agamennone, Mia Goth è Melanto, Jon Berthal è Menelao, Zendaya è Athena, Hamish Patel è Euriloco), anche andando incontro a determinate scelte etnico/sessuali rivoluzionarie (oltre alla Nyongo’o nei panni di Elena di Troia, troviamo l’attore transgender Elliot Page nei panni di Sinone).

Insomma Odissea di Nolan oltre a voler essere una trasposizione dei nostri tempi del canto omerico, intende anche amalgamare lo sguardo antico di una volta con la modernità sociologica di oggi, ed è il rischio più grande che questo film affronta, anche con una certa arroganza c’è da aggiungere.
Mirko Lomuscio