Ocean’s 8: recensione

Archiviata la trilogia dedicata al ladruncolo Danny Ocean e i suoi fidati collaboratori, Steven Soderbergh, in qualità di produttore, decide di portare avanti la tradizione dell’heist movie con uno spin off nuovo di zecca, ma virato totalmente al femminile.

Quindi, tolto di scena il protagonista interpretato da George Clooney, motivandolo con un decesso improvviso, ecco prendere vita questo Ocean’s 8, nuova pellicola con un altro gruppo di ladre professioniste, riunite per un furto da centinaia di milioni di dollari; alla loro guida troviamo la sorella del succitato Danny, ovvero Debbie Ocean, interpretata da Sandra Bullock, la quale, una volta uscita di prigione, decide di tirar su un colpo che ha pianificato ormai da tempo, coinvolgendo le migliori collaboratrici in riguardo.

E’ così che a lei si affiancano l’amica di sempre Lou Miller (Cate Blanchett), l’esperta in gioielli Amita (Mindy Kaling), la truffatrice Constance (Awkwafina), la ricettatrice Tammy (Sarah Paulson), l’hacker Palla 9 (Rihanna) e la stilista fallita Rose (Helena Bonham Carter), tutte insieme per portare a compimento questo piano ben congegnato e decise ad entrare in possesso di un bene preziosissimo, ovvero una collana dal valore di 150 milioni di dollari.

Ad indossarla sarà la nota attrice Daphne Kluger (Anne Hathaway), la quale porterà il noto oggetto luccicante in un importante galà, evento cardine in cui Debbie e le sue compagne entreranno in gioco per poterne entrare in possesso.

Sotto la regia del Gary Ross di Hunger Games, questo Ocean’s 8 mette sotto un punto di vista prettamente femminile il concetto di heist movie, seguendo quella frivolezza e leggerezza che la trilogia diretta da Soderbergh aveva mostrato; tutto sta, ovviamente, sulla simpatia e professionalità delle sue protagoniste, che vanno da una Bullock simil Clooney ad un resto di comprimarie che cercano di richiamare, o eguagliare, i personaggi dalla serie nata con Ocean’s eleven (la Blanchett rifà Brad Pitt, Awkwafina è Matt Damon, Bonham Carter riecheggia Eliott Gould, Rihanna come Don Cheadle, e così via).

Ma oltre alla curiosità di vedere in versione femminile le esperienze furfantesche di quest’ultimo titolo, null’altro di interessante sembra uscire da questo Ocean’s 8, che avanza per una buona ora e mezza con fare abbastanza anonimo e col solo scopo di raggruppare guest d’eccezione, tutte raffiguranti un certo glamour prettamente hollywoodiano (abbiamo partecipazioni di Dakota Fanning, Katie Holmes, Kim Kardashian West e Jamie King); i guai seri arrivano con l’epilogo e i suoi forzati colpi di scena, dove l’opera di Ross dimostra ogni suo punto debole e tutta l’inutilità dal caso, riguardo all’operazione in generale.

Un lasso di tempo in cui ogni momento congegnato e risvolto emotivo costruito in precedenza viene soppiantato da una totale assenza di logica narrativa, aggiungendo al lotto anche la presenza, funzionale, del noto presentatore James Corden nei panni di un agente assicurativo.

Insomma, siamo di fronte ad un’operazione alquanto leggera e abbastanza inutile, un prodotto che vorrebbe sorreggersi sugli allori di un trilogia che ha fatto il suo seguito (anche se non sempre ben calibrata) e citata in questo titolo con la guest presence di un paio di quei protagonisti originari (Gould, Shaobo Qin ); Ocean’s 8 è un lungometraggio gratuito e realizzato con eccessiva facilità, tanto per aprire una variante femminile dell’opera diretta da Soderbergh.

Ma oltre a ciò non ha alcuna ragion d’esistere.

Mirko Lomuscio

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