Norby – La leggenda degli animali straordinari: recensione

Ritornano le avventure del simpaticissimo gatto pantofolaio Norby, pubblicate dalla Manfont.

Il nostro gattone sembra essere stato maledetto a causa di un dispetto causato ad un gufo-sciamano, senza contare che la sua padrona Anna lo vuole portare nella casa d’infanzia del suo fidanzato: un tetra abitazione immersa nella foresta. Mentre cerca di trovare un contro incantesimo per spezzare la maledizione, entrerà in contatto con gli Animali Straordinari: un gruppo di creature che pare svolgere una lotta contro creature paranormali.

 

Ovviamente non potevano mancare i vari riferimenti, sia alla letteratura gotica che moderna. Non dimentichiamoci che Norby stesso è una citazione vivente su quattro zampe. Ovviamente il riferimento principale del volume è “la lega degli straordinari gentlemen”, serie di tre graphic novel sceneggiata da Alan Moore, i cui protagonisti sono i personaggi più importanti della letteratura ottocentesca e novecentesca. Nella storia, gli animali sono ovviamente una parodia della prima squadra della serie formata da Mina Murray, Capitan Nemo, l’uomo invisibile e Dr Jekyll. Vi è un personaggio esterno, il corvo Winnie the Poe, un chiaro riferimento all’opera di Edgar Allan Poe ed al romanzo Winnie The Pooh.

Il fumetto si presenta quindi come un ibrido di diversi generi: all’inizio abbiamo una meta narrazione in chiave noir, un racconto nel racconto. Successivamente tocchiamo temi come il paranormale ed il gotico, condito con diversi elementi comici. Apparirà naturalmente anche Brunilde, acerrima nemica di Norby, che in ogni episodio tenterà, invano, di sposarselo.

Il fumetto non manca di gag comiche, parodie, satire e giochi di parole che saprà divertire sia un pubblico adulto che di bambini.

 

Debora Parisi

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