La Llorona – Le lacrime del male: recensione

Direttamente dal vasto universo condiviso nato sotto il segno di The conjuring – L’evocazione, diretto da James Wan, ecco arrivare una nuova pellicola horror, la quale si accoda al dittico Annabelle e a The nun – La vocazione del male; stavolta è con una maledizione proveniente dal profondo Messico che abbiamo a che fare, una leggenda che vede una tormentata figura femminile prendersela con i bambini degli altri, cercando di replicare ciò che fece ai propri di figli, cioè affogarli nell’acqua.

Diretto dall’esordiente Michael Chaves, La Llorona – Le lacrime del male è quindi la storia, ambientata nel 1973, dell’assistente sociale Anna-Tate Garcia (Linda Cardellini), la quale, dopo aver visto morire i figli di una donna dai seri problemi psichici, Patricia Alvarez (Patricia Velasquez), si vede ossessionata da una figura demoniaca, la stessa che ha messo fine a quei bambini.

Ora Anna-Tate e i suoi di figli, Chris (Roman Christou) e April (Madeleine McGraw), si trovano in serio pericolo, minacciati da quella che le tradizioni sudamericane chiamano la Llorona (Marisol Ramirez), uno spirito maligno in cerca di vendetta nei secoli dei secoli; l’unica persona che potrà aiutare la donna è il curandero Rafael Olvera (Raymond Cruz), un uomo di religione le cui pratiche dovrebbero ostacolare le forze malefiche del fantasma malvagio.

Con lo stesso Wan come produttore, veder spuntare nelle sale questo ennesimo lungometraggio nato da una costola di The conjuring – L’evocazione dovrebbe far capire da subito con quale tipo di operazione si va incontro, dato che ci troviamo ad avere a che fare con la solita anima tormentata che gira per angoli bui e sostenuta da effetti sonori sparati ad alto volume; La Llorona – Le lacrime del male è un’operazione che sinceramente non ha molto senso di esistere, concepita per quegli spettatori che ancora credono nelle suggestioni di determinate storie e che ancora non sanno cosa aspettarsi a riguardo.

La regia di Chaves è ciò di quanto più anonimo si possa non volere, intenzionata a seguire la stessa struttura di opere analoghe (si pensi a The nun – La vocazione del male innanzitutto) e affidandosi ad uno script ancor più stanco, a cura di tali Mikki Daughtry e Tobias Iaconis (loro anche lo script del commovente A un metro da te), privo di ogni trovata originale e guizzi del caso.

Ci si limita a collegare il tutto col mondo di Annabelle, inserendo nella storia il personaggio di padre Perez, interpretato da Tony Amendola, e poi si butta tutto sul culto e le tradizioni religiose messicane, al fine di creare chissà quale suggestione, ma tra soliti salti sulla poltrona, telefonati e mai imprevedibili, e una nuova figura horror femminile priva di impatto (il fantasma dal vestito bianco è stato sfruttato in ogni modo nell’horror recente), La Llorona – Le lacrime del male è un film che ne esce veramente male, vuoto come pochi prodotti sanno essere e ormai facente parte di un sistema produttivo che punta esclusivamente ad incassare, senza mai impegnarsi sul come reinventare tecniche di suspense e atmosfere degne di nota.

Purtroppo, anche questa pellicola, come altre che sono uscite dall’universo condiviso di The conjuring – L’evocazione, non risulta essere un horror da ricordare, a differenza dei titoli diretti invece da Wan stesso.

Mirko Lomuscio

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