La Befana vien di notte: recensione

Che ci crediate o no, quest’anno sui grandi schermi avrete la prova che la Befana esiste e che per di più ha le fattezze di Paola Cortellesi; bizzarro a sentirsi ma è così, questo grazie ad una nuova incursione del nostro attuale (e raro) cinema di genere odierno, che decide di avventurarsi dalle parti del fantasy senza far ricorso ai budget stratosferici di una qualsiasi produzione oltreoceano.

Certo, per poter osare tanto serve un nome che di questo tipo di prodotti se ne intende, un autore tutto italiano che ha militato soprattutto in campi che non siano esclusivamente la commedia e il dramma; quindi, chi meglio del famoso Michele Soavi poteva permettersi di raccontare una storia post-natalizia con l’ausilio di un occhio ai confini della realtà?

Lui, che è l’indimenticato regista di horror visionari quali sono La chiesa, La setta e Dellamorte Dellamore, e che ora, con grande rischio, tenta di cimentarsi nel cinema per soli ragazzi con questo La Befana vien di notte; la storia è quella della maestra Paola (Cortellesi), una donna all’apparenza come le altre, ma che in verità nasconde un segreto secolare.

Infatti, una volta l’anno, lei diviene la Befana, girando per il mondo a cavallo di una scopa e portando regali ai bambini più buoni, seguendo una lista di nomi che con premura cerca di seguire.

Purtroppo c’è chi invece non la vuole tra le scatole, qualcuno come il potente giocattolaio Mr. Johnny (Stefano Fresi), il quale la fa rapire dai suoi scagnozzi per via di un vecchio trauma infantile, con l’idea di voler compiere un piano diabolico ai danni di tutti i bambini nel mondo.

Ma Paola però ha anche modo di potersi salvare, grazie ad un gruppo di suoi studenti, Emilia (Odette Adado), Giuseppe (Jasper Gonzales Cabal), Ivan (Diego Delpiano), Leo (Robert Ganea), Riccardo (Francesco Mura) e Sveva (Cloe Romagnoli), che si riuniscono per andare alla ricerca dello loro maestra rapita, dopo aver scoperto che questa altri non è che la Befana.

Atteso da tempo per la folle idea che c’è alla base di tutta questa operazione, il film di Soavi è quel tentativo, ormai solito da noi, di voler pareggiare i conti col cinema di genere che va tanto in voga all’estero, che sia americano o no, cercando di eguagliare determinati risultati spettacolari con un budget che magari è un decimo di ciò che usufruiscono in altri paesi.

Il risultato è questo La Befana vien di notte, un prodotto nato per i più piccoli ma che di entrare in possesso di una mentalità solamente infantile proprio non ne vuol sapere; per essere precisi, a parte il plot e la storia che ruota attorno all’esistenza di una Befana attiva ed abitante del solo Nord Italia (chissà perché poi?), Soavi non sembra essere voglioso di limitarsi a riguardo, e man mano che la visione del suo film avanza, tra notevoli giochetti scenografici a cura di Massimo Santomarco e alcuni evidenti rimandi al mondo de I Goonies (o di Stranger things, dipende dalle generazioni che recepiscono), la voglia di presentarsi meno superficiale del dovuto si fa sempre più forte, con alcuni momenti che rasentano la totale assenza di buonismo (il momento della pressa idraulica, tanto per dirne una).

Questo per dire che La Befana vien di notte è un prodotto che le sue premesse le mantiene pure, salvo però avere il difetto di essere spaccato in due, tra pregi e difetti; infatti, se da una parte troviamo una regia di Soavi sempre attenta all’utilizzo della CGI e di un immaginario fantasy simil Terry Gilliam, con cui il buon Michele collaborò negli anni ‘80 (in più fotografia di Nicola Pecorini, sodale dell’ex Monthy Python), da un’altra invece c’è uno script reso ai minimi termini a cura di Nicola Guaglianone, privo di enfasi e pregno di momenti fin troppo superficiali (la scoperta dell’identità di Paola da parte del suo ragazzo Giacomo, interpretato da Fausto Maria Sciarappa).

Ed a risentirne innanzitutto è la Cortellesi stessa, la cui partecipazione è proprio inessenziale ai fini dell’operazione, mentre un po’ meglio va a Fresi, che nei panni di un malvagio dai toni infantili sembra trovarsi a proprio agio.

Non un disastro, ma La Befana vien di notte si salva per forza d’inerzia grazie alla professionalità del suo regista Soavi.

Mirko Lomuscio

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