Istanbul e il Museo dell’innocenza di Pamuk – Le ferite tra morte e memoria in dvd: recensione

Se amate l’arte, la letteratura e il cinema, di certo, non potete farvi sfuggire l’occasione di vedere in home video Istanbul e il Museo dell’innocenza di Pamuk – Le ferite tra morte e memoria.

Il film, infatti, è uscito il 14 settembre in un cofanetto tutto da collezionare in formato dvd contenente l’esclusivo booklet a cura di Rossella Farinotti e intreccia senso artistico, letterario e gusto cinematografico alla vita vera.

Di fatto, al centro della narrazione c’è la storia di un museo divenuto realtà grazie all’immaginazione del Premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk: un racconto romantico e avvincente che offre uno scorcio attuale e contemporaneo sulla situazione socio-culturale della vecchia Costantinopoli.

Un plauso significativo va a Grant Gee, il regista che ha avuto il coraggio di portare sul grande schermo il complicato lavoro scritto da Orhan Pamuk e che trasporta lo spettatore in una Instanbul oscura, sognante e suggestiva.

Tutto nasce dallo scrittore turco Orhan Pamuk, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 2006, che creò il museo durante la stesura del suo romanzo omonimo. Il museo letterario, che si trova nel quartiere di Çukurcuma nel distretto Beyoğlu, è attualmente visitabile.

Il suo romanzo narra nei dettagli la storia di Kemal, un ricco che si innamora della cugina povera, mentre il museo raccoglie gli oggetti che raccontano la loro storia d’amore. Di fatto, presenta ciò che i personaggi hanno “utilizzato, indossato, sentito, visto, raccolto e sognato, il tutto meticolosamente disposto in scatole e vetrine”.

La collezione, che comprende più di un migliaio di oggetti, riflette un’ossessione e una tormentata storia d’amore e il film di Gee coglie alla perfezione i due aspetti. Il suo occhio si posa sui luoghi della memoria, sulle convenzioni e il colpo di fulmine tra Kemal e Füsun prima che si trasformi in una passione erotica travolgente e poi in un interminabile, languido corteggiamento. Per otto anni Kemal sarà al fianco di una donna seducente e irraggiungibile, nell’attesa e nella speranza di realizzare il suo sogno d’amore. È uno struggente ritratto di un incontro e la storia indimenticabile di un’epoca e di una città magica.

È un accattivante lavoro di recupero storico, urbano ed emotivo. È un documento onirico; un viscerale resoconto di un legame forte e impossibile. È un conturbante affresco di una città mutevole e ingannevole. È vocazione ed evocazione. È un modo sopraffino per non soffrire di ricordi, perché il museo non è solo il luogo fisico ove sono raccolti gli oggetti appartenuti a Füsun, ma è anche il fascino del tempo che consuma una metropoli divisa dal Bosforo: la caleidoscopica Bisanzio.

E ciò che resta allo spettatore dopo la visione del film è che la vita è davvero una collezione di momenti felici, istanti vissuti con pienezza, ardore e speranza.

 

Silvia Casini

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