In treno

Oddio quanta gente, chissà che storia mi toccherà ascoltare oggi sul mio solito treno del giovedì.

È così, prendo il treno tutti i giovedì dell’anno, salvo qualche rara eccezione, mi siedo, socchiudo gli occhi e assaporo un nuovo capitolo di un anomalo romanzo a puntate.

Che inizio brusco oggi a quest’ora del mattino, un omicidio, l’argomento è talmente delicato, ma gettato lì quasi con villania. Il mio vicino di sinistra pensa sia un suicidio, ma avrebbero trovato la pistola, lui li conosceva bene e non può nemmeno immaginare che l’abbia ucciso la moglie eppure è stata subito arrestata. La mia vicina di fronte invece pensa di sì, proprio perché la conosceva sa che l’avrebbe fatto, per soldi.

La loro bambina, curiosa come un gatto, intuisce il mistero della storia e vuole saperne di più.

Ma come, la trama di un film, cosa le stanno raccontando, stanno mentendo, stanno parlando della loro collega altro che di un film, forse hanno ragione, è meglio che non sappia, è troppo piccola, un film vietato ai minori di quattordici anni le spiegano, accennandole brevemente la storia. Fortunatamente la piccola corre dagli amichetti, due file più avanti.

A questo punto voglio saperne di più anch’io, allungo le orecchie in attesa del seguito e fingo di assopirmi.

Il mio vicino le scrive in carcere, uno scambio epistolare, che rarità, lei si professa innocente, di ergastolo stanno parlando e il povero figlio, anzi due, entrambi adottivi, sono affranti.

Come è potuto accadere, mi domando sempre più intrigata.

Non ho colto i nomi dei protagonisti, mi pare una certa Rosanna, una veterinaria e lui, Gregorio, un avvocato. Torna la figlia sorridendo, vuole sapere il titolo del film, chissà cosa si inventeranno ora i due genitori fantasiosi lì su due piedi, grandioso, Rossana, il nome dell’assassina, Rossana dunque, non Rosanna.

All’improvviso si alzano e si apprestano a scendere, proprio ora sul più bello, ahimè, con la bambina al seguito che sforna domande e dubbi a più riprese, vorrei alzarmi anch’io e unirmi a loro, ma non posso, devo proseguire il viaggio. Se ne vanno e io li seguo con la mente.

Non ditemi che origlio, sento, accidentalmente, solitamente mentre cammino, a passo svelto, pronta a rallentare per una manciata di secondi se mi appassiono alla storia, ma per discrezione mi vedo sempre costretta, mio malgrado, a proseguire e a lasciarmi dolorosamente alle spalle preziosi frammenti di vita, mentre in treno è diverso, non posso sottrarmi, anche se sovente ho la tentazione d’andarmene tanto i discorsi sono intimi e privati, ma non saprei dove, all’ora di punta.

Così mi tocca ascoltare.

 

Elisa Bollazzi

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