Il delitto di via Crispi n. 21: intervista esclusiva a Lidia Del Gaudio


Napoletana, dopo la laurea in lettere e filosofia, Lidia Del Gaudio ha lavorato  nell’ambito della selezione e formazione del personale in una grande azienda di servizi, senza mai abbandonare le passioni artistiche che da sempre l’accompagnano. Oltre a scrivere storie, per lo più noir, si diletta nella realizzazione di quadri a olio e strimpella chitarra e piano. Appassionata di letteratura e soprattutto di cinematografia ama Hitchcock tra i registi e King tra gli scrittori.

E proprio la sua grande passione per il cinema l’ha spinta a frequentare il Centro per le Arti ed i Mestieri del Cinema, partecipando a Old Movies Project – Saper vedere il Cinema.

Tra le numerose pubblicazioni, il romanzo Il delitto di via Crispi n. 21 che ha vinto il Garfagnana in giallo – Barga noir 2019 per la sezione miglior romanzo edito.

Questa la trama ufficiale:

1938. A pochi giorni dall’attesa visita del Fùhrer, il commissario Alberto Sorrentino viene richiamato con urgenza a Napoli, per indagare sulla morte di tre ragazze vittime di un tagliagole, che ha lasciato sui loro corpi incisioni incomprensibili e sulla scena del crimine un messaggio altrettanto misterioso. Sei anni prima, Sorrentino aveva risolto dei casi simili e il questore Massari spera che possa dare una svolta anche a questa indagine che sta mettendo a dura prova la questura. Le pressioni degli apparati di regime sono forti: una delle vittime era tedesca e lavorava in una rivista legata alla Gioventù hitleriana. Dopo qualche giorno, alla serie di delitti se ne aggiunge un quarto con le stesse modalità, ai danni di un giovane universitario. La situazione peggiora e, mentre la polizia politica cerca di inserirsi nell’indagine e un agente dell’OVRA di nascondere l’identità di una delle vittime, Sorrentino si troverà a fare i conti anche con il proprio passato…

Per saperne di più abbiamo intervista l’autrice. Buona lettura!

Hai carta bianca e tre aggettivi per descriverti…

Ingenua, fragile, resiliente: Gli ultimi due aggettivi rappresentano l’ossimoro della mia vita

Mai senza…?

Un libro da leggere, un film da vedere, una musica da ascoltare

Cosa ti piace leggere?

Sono una lettrice onnivora, sempre però che ne valga la pena e per questo  ho abbandonato anche autori che stimavo molto, ma che sulla quantità mi hanno delusa. Tutte le storie possono essere interessanti, se scritte nel modo giusto. Devo dire che durante il corso degli anni sono passata per varie fasi, privilegiando a volte i classici della letteratura, altre volte la fantascienza e lo spionaggio, l’horror, i gialli. Attualmente e da alcuni anni il genere che preferisco è il noir in tutte le sue forme.

Degli ultimi letti ho appressato Luca D’Andrea.

Se dovessi esprimere tre desideri?

Uno dei miei desideri è irrealizzabile persino per un genio della lampada, ma diciamo che chiederei soprattutto salute e serenità, per me e per la mia famiglia.

La tua vita in un tweet?

Ci penserò domani, in fondo domani è un altro giorno. Per la verità questo sarebbe il tweet di Rossella O’ Hara, ma credo di poterlo prendere a prestito

Parlaci del tuo romanzo. A chi lo consiglieresti e perché?

Il mio romanzo è un noir dal titolo “Il delitto di via Crispi n. 21” ambientato a Napoli, nel maggio del 1938, a pochi giorni dalla visita di Hitler in città, una delle tappe che il Führer fece durante il famoso viaggio in Italia. Mussolini ha come obiettivo quello di impressionare l’alleato germanico, mostrando la potenza delle forze armate italiane e nel golfo partenopeo è ancorata la nuova flotta. Mentre la città si sta preparando al grande evento, tra scenografie grandiose e problemi organizzativi in vista della parata, alcuni omicidi impensieriscono le autorità di polizia. Tre donne sono ritrovate sgozzate, infatti, i loro corpi deturpati da incisioni difficili da interpretare. La cosa più preoccupante è la nazionalità tedesca di una delle vittime e qualcuno già ipotizza un movente politico con lo scopo di far nascere un incidente diplomatico. Il questore, da poco assegnato a Napoli, non trova niente di meglio da fare che richiamare in servizio da Civitavecchia il commissario Sorrentino, uno che in passato è riuscito a sbrogliare altri casi seriali. Alberto Sorrentino è un uomo insonne, spigoloso, gravato da un dolore personale che non riesce a superare e che il soggiorno a Napoli rischia di acuire. Si prende carico dell’indagine controvoglia, perciò, per puro spirito di servizio, l’intenzione di concludere il caso nel più breve tempo possibile e di tornarsene da dove è venuto. Con queste premesse parte un’indagine che il lettore potrà seguire passo dopo passo e che troverà il suo centro di gravità in un condominio signorile di via Crispi, quello che dà appunto il titolo al libro, e dove Sorrentino riuscirà a trovare il filo rosso che tiene insieme le vittime. Portata a termine questa indagine, tuttavia, un altro caso prenderà vita, un giallo nel giallo, insomma, molto più doloroso per il commissario, perché lo riguarda da vicino.

Il romanzo lo consiglierei agli amanti del classico investigativo, ma quegli strani segni ritrovati sul corpo delle vittime potrebbero dare molta soddisfazione anche agli appassionati di trame oscure. E poi, lo consiglierei ai lettori che prediligono le ambientazioni storiche e a quelli che sono in cerca di un protagonista a cui affezionarsi e, perché no, di una storia d’amore.       

Come sono nati i personaggi?

In effetti la trama del romanzo è ricca di personaggi, oltre agli abitanti del famoso condominio, abbiamo i colleghi del commissario, una squadra di scalcagnati poliziotti a cui però ci si affeziona subito, e poi due vecchi amici di Sorrentino, la famiglia presso la quale il commissario prende in affitto una camera ammobiliata, nonché, ovviamente, le giovani vittime dei delitti con i loro parenti. Tutti nascono dalla fantasia, anche se con tratti caratteriali che ho conosciuto, chi per un aspetto, chi per l’altro, in una specie di macedonia che però li rende difficilmente individuabili nella realtà. Personaggi che vengono anche dalla tradizione teatrale napoletana, alla quale mi sono appassionata fin da piccola.

Le ambientazioni scelte provengono dal reale o sono anche una proiezione dell’anima?

Per scrivere questo romanzo ho guardato filmati e studiato le piantine dell’epoca, i nomi delle strade, i percorsi probabili. Direi che Napoli è perfettamente reale e riconoscibile, anche se datata, ma siccome è la mia città e in qualche pagina la descrivo attraverso i suoi miti e leggende, posso dire che senz’altro rappresenta anche una proiezione dell’anima e soprattutto del mio amore per lei.

Come puoi riassumere ai potenziali lettori il tuo libro? Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere?

“Un romanzo che non segue le mode”, ecco, lo riassumerei così, perché ul suo tempo è fissato nella storia e i sentimenti che racconta appartengono a tutti. Il messaggio contenuto, poi, è piuttosto esplicito e riguarda il male che si nasconde in ognuno di noi e che spesso fatichiamo a comprendere prima che possa provocare danni irreparabili, il male sia come responsabilità individuale che collettiva.

Sei già al lavoro su un nuovo manoscritto?

Per me la scrittura è come Tara, tanto per restare alla citata Rossella O’ Hara, una terra da cui prendere forza e che non tradisce mai. E dunque mi sono rimessa al lavoro su alcuni progetti. Uno di questi riguarda sicuramente il commissario Sorrentino, visto che, da ciò che mi dicono alcuni lettori, si tratta di un personaggio che resta nel cuore e di cui vorrebbero leggere ancora.

Silvia Casini

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