Il ballo del topo e del falco

Continuano i racconti scritti da Samanta Crespi e ispirati al film Ladyhawke del 1985 diretto da Richard Donner.

Buona lettura!

“Ecco vedete? Ci siamo quasi, oltre quella casupola là, c’è la locanda” disse Philippe, indicando da sotto la cappa del mantello, ormai interamente ricoperto di neve, una costruzione più grande e più luminosa delle altre.

Del fumo usciva dal tetto e un profumo di mirto e ginepro si spandeva tutto intorno, non vi erano dubbi che quella fosse la loro destinazione.

Una volta entrati, Philippe e Isabeau si separano da quell’abbraccio stretto, in cui si erano avvolti per proteggersi da quel tempaccio così poco clemente, lasciando cadere il mantello grondante acqua e nevischio a terra.

“Ehi! Non ho intenzione di pulire le vostre pozzanghere!”. A parlare era stata una vecchia signora, che aveva sul viso più rughe che capelli sulla testa.

Philippe pensò fosse la moglie dell’oste, ma non osò contraddirla, perché  aveva uno sguardo non molto rassicurante. Il ragazzo lo appese ad un gancio all’ingresso, accanto ad altri due mantelli di ben più pregevole fattura.

“Ehi moccioso, guarda bene di non attaccarmi le pulci con quel cencio che vorresti far passare per mantello!” Disse un uomo alto e massiccio alle spalle di Philippe.

Isabeau sussultò, aveva riconosciuto quell’uomo, i colori della sua tunica erano quelli delle guardie personali del Vescovo.

Non disse nulla, limitandosi a guardare il suo compagno.

“Mio Signore, siamo viandanti, non poveri disgraziati, altrimenti cosa ci faremmo mai in una locanda?” Disse il Philippe detto “il topo”, cercando di mantenere un tono di voce il più calmo possibile, quando in verità sentiva le gambe di burro e già si vedeva  penzolare da una forca nella pubblica piazza di Aguillon.

“Me lo domando anche io cosa ci faccia uno come te, in compagnia di una  così rispettabile signora… e questa spada? L’hai rubata forse?” Disse il cavaliere che, nel frattempo, si era avvicinato pericolosamente ad Isabeau, facendola indietreggiare lievemente, finché lei non sentì una sedia premuta contro di sé.

“Non l’ha rubata Mio Signore, quella spada appartiene alla mia famiglia da generazioni…” mentì Isabeau.

“Mio cugino ed io vorremmo solo bere un sorso di vino in tranquillità. È forse un peccato?” Continuò lei, cercando di salvare le apparenze e, nello stesso tempo, non osando esporsi troppo.

Isabeau odiava mentire e, in quel momento, pensò che era stata una pessima idea quella di uscire dalla scuderia. Avrebbe dovuto restare celata, ma era stata troppo forte la tentazione di poter avere un attimo di vita normale, senza sentirsi come un’animale braccato notte e giorno.

“Perdonatemi mia Signora, prego fate come vi aggrada” disse malizioso l’uomo in armatura.

“Cosa volete?” Disse in modo poco cortese la vecchia consorte dell’oste, ai due giovani seduti al tavolo.

Philippe, seppur nervoso, prese la parola, stringendo però, la mano intorno alla spada abbandonata al suo fianco.

“Portaci una coppa del miglior vino che hai!” Disse il ragazzo con troppo entusiasmo.

“Philippe non sarebbe meglio andarcene?” Bisbigliò Isabeau infastidita dalle continue occhiate indagatrici dell’uomo alla sua destra.

“Voi volete del vino, Mia Signora, e del vino sarà…” rispose Philippe sottovoce, ben deciso a non farsi intimorire dal cavaliere di Sua Grazia e, allo stesso tempo desideroso di accontentare Isabeau.

La bevanda calda e speziata, fu servita in due semplicissimi boccali di legno, consunti e crepati, ma i due non badarono a questi dettagli, sorseggiarono invece con avidità il liquido dolciastro, che riscaldò loro gli animi e rasserenò i loro pensieri.

“Volete ballare Mia Signora?” Chiese ad un tratto Philippe, mentre fuori dalla taverna imperversava la neve di dicembre.

“Ma sì, perché no? Se non mi pesti i piedi …” mentre si alzava, prendendo la mano di Philippe, Isabeau sorrise e i suoi candidi occhi azzurri parvero accendersi di mille sfumature.

“Non lo farò, Mia Signora, sono un bravo ballerino io! Per quanto i miei piedi pensino il contrario…” ammise Philippe un po’ in imbarazzo.

“Vieni qui, piccolo topo!” Disse Isabeau al suo impacciato accompagnatore, prendendo a ballare con lui.

La musica per un attimo, fece dimenticare loro dello sventurato destino in cui si trovavano invischiati, così come la neve cadendo copiosa aveva cancellato le orme del lupo nero, il cui ululato non era altro che il grido del Capitano Navarre alla luna, in attesa di una nuova alba.

 

Samanta Crespi

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