I am sorrow

“Sempre insieme, eternamente divisi. Finché il sole sorgerà e tramonterà, finché ci saranno il giorno e la notte, per tutto il tempo che sarà loro concesso di vivere. Ti sei imbattuto in una tragica storia Philippe Gaston e ora che tu lo voglia o no, sei perduto in essa… insieme a tutti noi”.

Fuori nel buio della notte, sotto un cielo rischiarato da una pallida luna piena, Philippe, ripensava alle parole di Imperius e udendo il lacerante lamento del lupo, seppe che quello era il grido di Navarre, il suo dolore, la sua condanna.

Quando posò gli occhi sulla donna addormentata, il giovane non poté non provare un po’ di invidia. Non aveva mai avuto la fortuna di provare un amore così grande come quello del Capitano Navarre e di Isabeau, uno di quelli che supera ogni ostacolo, che resiste ad ogni prova, persino ad una maledizione terribile ed ingiusta come quella che Sua Grazia, il Vescovo di Aguillon, aveva inflitto loro.

Il ladruncolo sapeva di essere l’unico tramite fra lui e lei, un filo sottile, ogni volta inventava parole mai dette, da riferire all’uno o all’altra, una piccola bugia fatta a fin di bene.

In quei momenti sapeva di sbaglia eppure non riusciva a trattenersi, il sorriso di Isabeau, mentre lui recitava la sua parte, era qualcosa di meraviglioso.

Guarda che so riconoscere se sono parole sue…” l’aveva ammonito Isabeau.

E lui, come sempre con finta innocenza, aveva dipinto uno scenario romantico mai pronunciato dal Capitano, ricamando sopra alla sua più semplice quanto profonda dichiarazione: “Dille che l’amo”.

Lei aveva sospirato affranta, e in quello sguardo velato, c’era tutta la malinconia di un cuore diviso a metà, di una speranza che si sgretola giorno dopo giorno, piuma dopo piuma, notte dopo notte.

Sono dolore” aveva detto lei e Phillippe avrebbe voluto essere forte e degno quanto lo era Navarre, per poterla rassicurare, per  poter alleggerire quella difficile condizione.

Soffriva la sua signora, la sua Ladyfalco e lui, un umile ladruncolo senza speranza, non poteva far nulla per lei, se non contemplarla in quel suo sonno senza sogni, pregando che il Capitano non decidesse di sprecare la loro ultima possibilità, perseverando nell’intenzione folle di uccidere Sua Grazia il Vescovo, prima di aver spezzato la maledizione.

Il ragazzo decise che avrebbe tentato di convincere il Capitano Navarre ad ascoltare le parole del vecchio.

Imperius, infatti, quella stessa notte, gli aveva confessato del sogno divino e dell’eclissi  che ci sarebbe stata di lì a tre giorni.

Isabeau si lamentò nel sonno, Phillippe le si accostò.

“Va tutto bene Mia Signora…” Le sussurrò e, per un istante, un brevissimo istante, desiderò ardentemente di sfiorare quelle labbra perfette e quella pelle candida, ma rubare un bacio, non era cert come rubare delle monete, scacciò subito quei pensieri peccaminosi e proibiti e posò lo sguardo sulle stelle distanti e inconsapevoli, continuando a vegliare su quell’effimera creatura, con il timore che l’indomani potesse svanire, come svanisce un bel sogno.

Samanta Crespi

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Note dell’autrice: È stato difficile concentrare i pensieri di Philippe e la condizione dei due amanti dannati in 500 parole.

Questo è un missing moment visto attraverso gli occhi di Philippe il topo, la notte che Imperius salva Isabeau e, dopo ubriaco, confessa al ragazzo la propria colpa, involontaria, nell’aver fatto scatenare le ire del Vescovo, e quindi la terribile, maledizione sui malcapitati Isabeau e Navarre.

Storia partecipante al contest Missing Moments indetto da Ghostmaker sul forum di EFP.