Giù le mani dalle nostre figlie: recensione

Scavando nei vari argomenti trattati dalla commedia più leggera, il rapporto genitori/figli è sempre stato un punto forte preso in considerazione, giocando molto sugli equivoci che possono creare determinati scontri generazionali.

A questi principi si accoda ora una pellicola leggera, basata appunto sull’amore che un padre o una madre che sia possono dare a sangue del proprio sangue, soprattutto se si troverà ad avere a che fare con la loro prima volta a letto; con Giù le mani dalle nostre figlie si arriva a tanto, venendo fuori un lungometraggio che accompagna tre genitori amorevoli, e alquanto possessivi, verso il momento in cui le loro figlie si preparano a perdere la verginità.

Questo trio di scapestrati quarantenni alle prese con tale evento è interpretato da Leslie Mann (interprete di alcune sue pellicole come Questi sono i 40, diretto dal marito Judd Apatow) , John Cena (ex wrestler votato al cinema con pellicole come Un disastro di ragazza e 12 round) e Ike Barinholtz (attore comico visto nel dittico Cattivi vicini), sulla cui presenza si affida esclusivamente il qui presente esordio alla regia di tale Kay Cannon, produttrice di pellicole di successo come i sequel Pitch perfect 2 e 3.

La trama segue le gesta di tre genitori amorevoli come Lisa (Mann), Mitchell (Cena) e Hunter (Barinholtz), amici da quando le loro rispettive figlie Julie (Kathryn Newton), Kayla (Geraldine Viswanathan) e Sam (Gideon Adlon) si sono conosciute sui banchi di scuola all’asilo.

Cresciute assieme, queste ragazze ora sono divenute adolescenti e la sera del grande ballo della scuola per loro diverrà motivo di un unico obiettivo: perdere assolutamente la verginità.

La cosa ovviamente non renderà felici i loro genitori, che entrati a conoscenza di questa notizia decidono di seguire le giovani durante i festeggiamenti e impedire loro di fare l’amore; ovviamente la situazione li porterà in mezzo ad una serie di situazioni imbarazzanti.

Come già detto la tradizione è lunga e di pellicole sugli iperprotettivi rapporti tra figli e capi famiglia se ne sono sentiti, uno su tutti il titolo Giù le mani da mia figlia! del 1989 diretto da Stan Dragoti, ma nulla ha impedito a quest’opera della Cannon, tra l’altro anche prodotta dall’attore Seth Rogen (Facciamola finita, Molto incinta), di venire alla luce con la voglia di dire altro in riguardo; ma, al di fuori che questo film è una sorta di incrocio tra le teen comedy di John Hughes e quelle alla Suxbad – Tre menti sopra il pelo o American Pie, nulla di veramente geniale e coinvolgente è possibile trovare in Giù le mani dalle nostre figlie.

Ad inizio visione il lungometraggio arranca ad accattivarsi il favore del pubblico, con dei ritmi comici forse gestiti non proprio degnamente, ma come la storia avanza si prova a cambiare la situazione, gettando nel (noioso) calderone, pieno di stereotipi adolescenziali e gag gratuite, anche della sana volgarità fine a se stessa, la quale dovrebbe risultare agli occhi di tutti come “ironia graffiante” ed invece è solo un forzato elemento privo di comicità.

Si va da gare alcoliche per via rettale, a cui presta attenzione un Cena in vena di totale imbarazzo, ad un gioco a moscacieca (tra un Gary Cole e una Gina Gershon senza veli) con esiti impensabili (una bella strizzata di testicoli sarà l’apoteosi di tale patetica parentesi); aggiungete a tutto ciò una banale storiella di amori famigliari con tanto di moraletta fin troppo facile, la quale guarda anche all’accettazione omosessuale nel modo più appiccicoso possibile, ed ecco che avrete un quadro totale di cosa possa essere questo Giù le mani dalle nostre figlie.

Una dimenticabile commedia volgare, come gran parte dei titoli ironici appartenenti al recente cinema a stelle e strisce.

Mirko Lomuscio

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