Esistono davvero gli alimenti afrodisiaci?

Editoriale – 

Ho rivolto questa domanda a un esperto: il Dottor Carlo Trecarichi Scavuzzo, Psicologo, Psicoterapeuta e Sessuologo

Gli alimenti afrodisiaci esistono, e sono tantissimi. Sono legati alla culture e tradizioni popolari che si tramandano da millenni. Anche la scienza moderna ha riconosciuto in molti di essi la loro efficacia. Non è un caso che per millenni fu vietato coltivare alcuni alimenti all’interno dei monasteri, proprio per il loro potere erotizzante. Quali?… ad esempio l’aglio, la cipolla, il peperoncino, il pepe nero, la rucola…

Tra i tanti cibi ritenuti afrodisiaci, come le mandorle (non è un caso che i confetti contengano proprio esse), i pinoli, la santoreggia, il sedano, i frutti di mare (anche per il potere evocativo agli organi genitali), cito in particolare due cibi. Il cacao, che contiene feniletilamina, un ormone che rilascia dopamina nei centri del piacere del cervello, e che contiene anche il triptofano, un amminoacido in grado di aumentare il livello di serotonina: la serotonina è il principale neurotrasmettitore per la produzione di piacere e relax.

La forma commerciale più efficace è il cioccolato fondente nero con almeno il 70% di cacao.

Ed infine cito lo zenzero, che alcuni considerano il “re” delle spezie afrodisiache. Viene consigliato anche nella medicina ayurvedica come rimedio all’impotenza, proprio per la capacità vasodilatatrice che possiede

Quando ci sediamo a tavola, siamo attratti dalla vista, dagli odori, indi dai sapori, dalla consistenza del cibo, così come accade anche nell’incontro sessuale, ove ugualmente vengono coinvolti tutti i nostri sensi. Ciò che noi viviamo attraverso le esperienze del sesso e del nutrimento, le mere sensazioni, vengono attivate nell’uomo dagli stessi circuiti cerebrali, ecco perché spesso sono legati e vissuti come le due facce di una stessa medaglia, il piacere. Fin dalla nascita, la suzione nell’ allattamento è la prima forma di gratificazione dell’essere umano, tanto che Freud la annoverò come “fase orale”, ossia la prima zona in cui si sperimenta il piacere. La relazione alimentare nasce proprio dal rapporto madre-bambino/a, perché nutrirsi ha le sue radici nella relazione. Il cibo rappresenta da sempre un momento di convivialità, ossia il piacere della condivisione del cibo, così come la condivisione del piacere nella relazione sessuale. Il piacere nel mangiare può rimandare al piacere sessuale, e viceversa. Molte sono le allusioni ed i luoghi comuni: “ti mangerei tutta”, “questo cibo è da orgasmo”…

La persona è un “tutto” ed esprime le sue caratteristiche in tutto ciò che fa, ecco come trova fondamento il luogo comune “mangi come fai l’amore”.

Perché spesso nei film i protagonisti di una cena a tasso erotico mangiano con le mani?

Il mangiare con le mani, oltre a permettere un contatto diretto col cibo, permette alla coppia di iniziare un certo tipo di corteggiamento, a partire da come il cibo viene preso, come viene morso, succhiato e alle tracce stesse del cibo sulle mani e sul volto; inoltre rimanda ad un qualcosa di ancestrale, dove il cibo mangiato con le mani risveglia alcuni sensi e istinti animaleschi, che da buoni occidentali abbiamo perso, ma che fanno tanto bene alla sessualità

Dove è più facile trovare l’atmosfera conviviale giusta che sfoci in un incontro sessuale, cucinando a casa propria o invitando il partner in un locale ad hoc?

Mi spiace per i ristoratori, ma propendo assolutamente per la casa, magari incontrandosi già per cucinare insieme. Così la coppia inizia a stuzzicarsi nella scelta dei cibi, dei colori, degli odori e sapori. In qualche modo inizia già un incontro sessuale e questo (sempre che il piacere per il palato sia condiviso) diviene già un preliminare. L’eccitazione nasce anche dal contesto e dal modo in cui il cibo viene cucinato e consumato.

Le persone tendono ad approcciarsi a ciò che fanno proprio come loro stesse sono. La persona avida, quella altruista, quella timorosa e così via. ..

Più la relazione è intima e più calano le difese psicologiche che nella vita ordinaria o lavorativa siamo costretti ad erigere. A letto si è “nudi”, si levano tutte le maschere e le persone sono autentiche. Non è sempre facile fidarsi dell’altro o di se stessi: si può vivere l’esperienza del piacere solo se ci si autorizza a provarlo, e ciò rappresenta il motivo per cui buona parte dei disturbi sessuali sono collegati alla possibilità/impossibilità di provare piacere.

Per provare piacere, quello autentico, non ci devono essere tabù, resistenze o sentimenti di inadeguatezza. Per provare piacere con “l’altro”, bisogna poter vivere e godere di una relazione sessuata. Bisogna essere “liberi” per provare piacere, il dovere è l’antitesi del piacere.

La libertà è nella scelta di poter sperimentare ed autorizzarci a vivere il piacere sessuale, così come nel gusto. Non il dover alimentarsi o fare sesso.

La mancanza di intimità, di amore, di attenzioni può essere incanalata nel cibo… Ciò rappresenta la modalità più immediata e facilmente fruibile Il cibo può “ingrassare”, riempire, è l’antidepressivo per eccellenza, da sempre ha assunto la funzione di ansiolitico e antidepressivo. La tipica “fame nervosa” si può spiegare ed interpretare se pensiamo che non si mangia più per il piacere del gusto, ma per il bisogno di riempire un vuoto interno. Al contrario, la relazione ci “riempie”. Come il cibo.

Dottor Carlo Trecarichi Scavuzzo, Psicologo, Psicoterapeuta e Sessuologo, oltre a svolgere la libera professione di Sessuologo ed essere socio fondatore di un Centro per i disturbi del comportamento alimentare a Bologna; ha maturato esperienze quale operatore del Consultorio;  nei gruppi psicoterapici e di Mutuo Aiuto; in progetti inerenti le dinamiche adolescenziali, la sessualità in pazienti psichici e in portatori di handicap. Ha pubblicato i risultati dei suoi studi su diverse riviste del settore e non.

Immagini tratte da Adobe Stock

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