Dolittle: recensione

Personaggio dal passato letterario abbastanza noto, essendo protagonista di una serie di racconti sviluppati dagli anni ’20 in poi per mano del compianto scrittore Hugh John Lofting, il dottor Dolittle è una sagoma che ormai ha fatto il suo tempo, un nome che chiunque ha ben presente, grazie alle trasposizioni create appositamente per lui, che sia il cartone animato nato negli anni ’70, prodotto dalla DePatie-Freleng Enterpises, o gli svariati film creati ad hoc, tra cui c’è Il favoloso dottor Dolittle con Rex Harrison per la regia di Richard Fleischer, datato 1967, e la saga de Il dottor Dolittle con Eddie Murphy, avviata nel 2001.

Ora Hollywood riprende in mano la fantasia di questo personaggio, uomo dedito all’amore verso gli animali e capace di poter parlare con quest’ultimi, e lo fa riadattandolo sulle spalle di un star attuale quale è Robert Downey jr, voglioso di scrollarsi di dosso l’ingombrante figura fumettistica di Tony Stark alias Iron man.

Per la regia del rinomato Stephen Gaghan, premio Oscar per la sceneggiatura di Traffic e già dietro la macchina da presa con il politico Syriana e il biografico Gold – La grande truffa, Dolittle è la storia avventurosa di questo medico abitante dell’Inghilterra vittoriana, ormai esiliato nella sua casa fortezza assieme ad un nutrito gruppo di animali, con i quali scambia immense chiacchierate e dialoghi divertenti.

Deciso a voler vivere in quel contesto dopo aver perso per sempre la donna della sua vita, Lily (Kasia Smutniak), l’uomo improvvisamente si ritrova in una rocambolesca vicenda, coinvolto nella salvezza della giovane Regina Victoria (Jessie Buckley) e accompagnato dal giovane Tommy Stubbings (Harry Collett), sempre in fuga tra pericoli mortali e intrecci che lo vogliono più di una volta nei guai, ed ovviamente senza mancare della confidenza dei suoi innumerevoli amici della natura.

Operazione che sinceramente non aveva delle fondamenta abbastanza forti per rendersi interessante, a conti fatti questo Dolittle è meno peggio di quello che poteva sembrare, mostrandosi al grande pubblico in tutta la sua naturale voglia di coinvolgere i suoi giovanissimi spettatori e sfoggiando effetti CGI consoni alla causa, i quali danno vita ad animali parlanti (gorilla, orsi, pappagalli, topolini, insetti e così via) in pieno stile cartoon.

L’unica pecca è che nel guardarlo si ha come la sensazione che un’operazione del genere avrebbe trovato un vero senso nel proporla in home video, e non sui grandi schermi, ed in più che un attore del calibro di Downey jr avrebbe meritato maggior riguardo (nonostante lui stesso e sua moglie Susan Downey siano i produttori di questa pellicola), dettagli che accrescono magari il poco interesse di fondo di questa operazione revival, purtroppo figlia della poca originalità imperante a Hollywood tra remake, reboot e rifacimenti vari.

Per arricchire il tutto in Dolittle il regista Gaghan inserisce (nella versione originale) in qualità di voice guest per gli animali una serie di nomi famosi, come Emma Thompson, Rami Malek, John Cena, Octavia Spencer, Tom Holland, Craig Robinson, Selena Gomez, Marion Cotillard e Ralph Fiennes, ed in più nel cast in carne ed ossa si avvale della presenza di Jim Broadbent, Michael Sheen e Antonio Banderas, oltre ad avere la nostra Smutniak che appare nei ricordi del Dolittle di Downey jr.

Ci si diverte con questa pellicola, frivola e a tratti anche dark (la parentesi fantasy verso il finale ha qualche spunto più adulto), ma è pure vero che non rimane granché da ricordare a fine visione.

Mirko Lomuscio

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