Darkest minds: recensione

Dopo che la serie Twilight ha chiuso i battenti al cinema nel 2012 e che le battaglie di Hunger games hanno concluso ogni discorso su grande schermo nel 2015, ogni pellicola ispirata alle note opere letterarie catalogate sotto il genere young adult non sembra avere avuto il seguito delle due serie su citate, a parte qualche piccola eccezione che col tempo non ha proprio mantenuto il successo di partenza (Divergent, Maze runner – Il labirinto), per non parlare di quelle che non hanno proprio avuto il degno appeal cinematografico (Beautiful creatures: la sedicesima luna, The host, Shadowhunters – Città di ossa).

A queste ora si accoda la qui presente nuova pellicola tratta dal libro di Alexandra Bracken, una storia di giovani fenomeni paranormali alle prese con un mondo che non li accetta per quello che sono; tra X-Men e la poetica del young adult che tanto serve a queste trame, Darkest minds porta quindi una presunta nuova linfa da seguire per gli appassionati del genere, creando un racconto fantasioso amalgamato ai primi amori adolescenziali dei suoi protagonisti.

Nell’opera diretta dalla mano femminile (e coreana) di Jennifer Yuh Nelson, autrice di Kung fu panda 2 e 3, possiamo quindi assistere alle vicissitudini avventurose della sedicenne Ruby (Amanda Stenberg), una ragazza appartenente ad una tipologia di giovani affetti da poteri paranormali, segregata, assieme ad altri suoi simili, in un campo di prigionia.

La gravità e la densità delle sue capacità potrebbero però portarla alla morte, relegandola innanzitutto in quel gruppo di soggetti pericolosi identificati col colore arancione; unica soluzione è la fuga.

Uscita da quelle mura, Ruby farà la conoscenza di un gruppo di fuggitivi come lei, tra cui c’è Liam (Harris Dickinson), ed insieme cercheranno la salvezza raggiungendo un luogo segreto, dove i loro simili sembra si stiano raggruppando per una definitiva via di fuga.

Raschiando il fondo della lunga tradizione young adult, a qualcuno è sembrato il momento giusto per poter tirar fuori un film dallo scritto della Bracken, il tutto senza però chiedersi se un’ennesima storia futuristica ed adolescenziale, simil-fotocopia del mondo di X-Men, fosse la migliore delle scelte.

Al di fuori di questa mancanza di originalità alla base del tutto, c’è da dire però che l’opera della Yuh Nelson non pecca fin troppo in determinate scelte narrative, costruite appositamente per poter acchiappare a grappoli i loro giovani spettatori coinvolti dalle dolci avventure di Ruby e il suo Liam.

Quello che non funziona è l’esilità dello script a cura di Chad Hodge, il quale innanzitutto non si cura di motivare determinate fondamentali parentesi, come il fatto che il personaggio della Stenberg sia una dei pochi sopravvissuti appartenenti alla categoria arancione, nonostante i validi poteri telecinetici che questi posseggono.

Tutto è gestito con fin troppa facilità in Darkest minds, senza utilizzare una certa logica narrativa che potrebbe rendere realistico l’intero racconto, e la voglia di alleggerire un’altra storia post apocalittica per il favore di un occhio adolescenziale abbassa largamente i toni “oscuri” richiamati già dal titolo del film stesso.

I semi sono gettati qua, le trame e i coinvolgimenti si creano a iosa, ed il tutto giusto per lasciare aperta una evidente parentesi rivolta ad una saga a venire, qualora il film della Yuh Nelson sia un enorme successo; se così fosse, si spera almeno per una maggior cura nei dettagli dei presumibili sequel che arriveranno.

Mirko Lomuscio

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