Assassinio sull’Orient Express: recensione

Arriva oggi nelle sale Assassinio sull’Orient Express, il film diretto e interpretato da Kenneth Branagh, con Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Josh Gad, Derek Jacobi, Leslie Odom Jr., Michelle Pfeiffer, Daisy Ridley, Marwan Kenzari, Olivia Colman, Lucy Boynton, Manuel Garcia-Rulfo, Sergei Polunin e Tom Bateman.

E se nel romanzo di Agatha Christie l’Orient Express è un treno bloccato dalla morte, dal dolore, dalle bugie, dalla tragedia, nella pellicola è un lussuoso guscio metallico che custodisce complotti e innalza Hercules Poirot come il più grande investigatore belga partorito dalla mente della sagace scrittrice. Infatti, il Poirot branaghiano vi stupirà per logica, dedizione e intuizione, ma anche per i suoi baffi maestosi. Se non avete letto il libro, rimediate, perché la capacità descrittiva della scrittrice è sublime. All’inizio, l’omicidio vi apparirà persino semplice. In verità, cela una rete intricata di segreti.

Infatti, il capolavoro giallo di Agatha Christie rivive sul grande schermo per offrire grandi emozioni alle nuove generazioni (quella più riuscita è del 1974, di Sidney Lumet). È pensato appositamente per il grande pubblico e racconta la storia di tredici estranei bloccati su un treno, dove ciascuno di loro è un sospettato. Hercules Poirot dovrà combattere contro il tempo per risolvere l’enigma prima che l’assassino colpisca ancora.

Non fatevi ingannare dalle apparenze: Hercules non è atletico, è egocentrico e mostra una sicumera impressionante. Però, dalla sua parte ha la materia grigia che funziona alla perfezione. Così, quel viaggio attraverso l’Europa diventerà improvvisamente uno dei misteri ricchi di tensione mai visti.

Il lungometraggio rispecchia la natura del romanzo e la bravura di Kenneth Branagh è indiscussa, anche perché la sua performance regge grazie anche alle sue solide basi teatrali.  

In definitiva, Assassinio sull’Orient Express è un film esteticamente potente, che regala agli spettatori affascinanti atmosfere cupe, inquadrature ben studiate e una messa in scena raffinata e seducente.

 

Silvia Casini

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