Areoporto

La vacanza inizia quando chiudi la porta di casa tirando il trolley.

La porta di casa l’ho chiusa stasera alle sette per prendere l’aereo quando il sole si sveglia.

Troppo presto alzarsi nel cuore della notte, quando i sogni sono belli e il cielo è acceso di stelle, e rubare spicchi di sonno sul taxi, su una sedia di un aeroporto, sulla poltrona di un aereo con il signore seduto accanto al finestrino che ti sveglia perché deve andare in bagno.

A Gatwick seguo l’indicazione per l’Hotel Bloc. La reception è allo stesso piano delle partenze. Le camere sono dal quarto all’ottavo piano.

Quando scendo dall’ascensore il corridoio stretto è intasato di gente che vaga con grosse valigie per cercare la stanza. Le stanze sono piccole come la casa che Pozzetto prende in affitto nel film “Il ragazzo di campagna”.

Luce viola soffusa e vista su aerei che riposano.

Un touch screen vicino al letto per spegnere la luce, tirare giù la tenda, regolare la temperatura.

Ceno da “Giraffe”.

Passeggio per l’aeroporto prima di andare a dormire.

 

Foto e testo Roberta La Placa

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