10 giorni senza mamma: recensione

Nel cinema una prerogativa che mette sullo stesso piano la mentalità maschile con quella femminile è lo scontro che avviene nei nuclei familiari, dove il coniuge maschio risulta sempre essere il vero sostenitore per tutti gli elementi di tale nucleo, senza però dover fare i conti con i doveri di madre della propria metà; uno scontro che la settima arte ha saputo trattare già in alcune commedie del passato come Mister mamma con Michael Keaton, datato 1983, o il più recente lungometraggio argentino Mama se fue de viaje di Ariel Winogard, datato 2017.

Ed è proprio guardando a quest’ultimo titolo che anche l’Italia tenta tale approccio, realizzandone un remake nostrano, come ormai è solito fare dalla nota casa di produzione Colorado Film, avendo realizzato negli ultimi tempi con questo iter film come Ma che bella sorpresa, Belli di papà, I babysitter e Ti presento Sofia; in 10 giorni senza mamma, diretto dall’Alessandro Genovesi de La peggior settimana della mia vita e Il peggior Natale della mia vita, troviamo quindi Fabio De Luigi alle prese con il ruolo di “mammo”, dato che la moglie interpretata da Valentina Lodovini decide di allontanarsi per un po’ da lui e dai petulanti tre figli, interpretati da Angelica Elli, Bianca Usai e Matteo Castellucci.

Lui è Carlo, un uomo che lavora assiduamente, alle prese col proprio lavoro di responsabile delle risorse umane di una nota ditta; lei è Giulia, l’infaticabile moglie che tutto il giorno si occupa della cura della propria prole, formata dall’adolescente Camilla (Elli), il piccolo Tito (Castellucci) e l’infante Bianca (Usai).

Un giorno però la donna decide di staccare la spina, data la poca riconoscenza da parte del proprio marito e la voglia di voler fuggire dal caos della sua famiglia, e quindi prenota un viaggio per Cuba andandosene via per 10 giorni.

Carlo rimane a casa a badare ai propri, turbolenti, figli, ed in più dovrà perseguire una dura battaglia professionale in ufficio, dato che rischia di perdere anche il proprio posto; dimostrare di potercela fare però è una missione troppo dura, come anche di poter essere un padre all’altezza della situazione.

Tanto ormai basta uno spunto assai vecchio e la presenza di qualche beniamino del grande schermo, che subito il nostro cinema sforna qualche lungometraggio che dire superficiale è anche fin troppo poco; 10 giorni senza mamma è un’opera che si appoggia sin da subito sulla qui presente esile idea che vede questo banale scontro uomo/donna tra le mura domestiche, e poi pensa di tirare avanti narrativamente grazie all’appoggio del comico di turno (un De Luigi più sacrificato del solito) e di qualche gag funzionale (?) alla storia.

Ma Genovesi non ha proprio la minima idea di come raccontare questo semplice plot, dimostrando sempre le solite strategie narrative di questi prodotti leggeri italiani (una voce fuoricampo che apre le danze, una struttura basata sul cambiamento del protagonista gestita con troppa faciloneria), spargendo guest e sottotrame come nulla fosse (quella spalleggiata da Antonio Catania e Niccolò Senni, l’altra gratuita con la presenza di Diana Del Bufalo) e lasciando lo spettatore allibito davanti a dei passaggi narrativi veramente gestiti in modo superficiale (uno su tutti la ridicola esplosiva gag del figlio Tito in ufficio del padre).

Siamo di fronte ad un ennesimo sbaglio fatto su celluloide nel nostro panorama, 10 giorni senza mamma è una commedia che non riesce mai a rendere credibile la storia che la uniforma e, cosa peggiore, non tenta neanche una delineazione adeguata per i suoi protagonisti, dall’inefficiente Carlo di De Luigi all’inutile Giulia della Lodovoni, per non parlare dei tre antipatici ragazzini presi ad interpretare i loro figli.

Grazie a loro la visione di questo inutile film ve la potete anche risparmiare.

Mirko Lomuscio

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