Ultima oasi: intervista esclusiva ad Alfonso Zarbo

Alfonso Zarbo ha cominciato a scrivere fantasy nel 2008 e non ha più smesso, trasformando questa passione nel suo lavoro. Ha scritto per Fantasy Magazine e curato collane e antologie per la piccola editoria.

Sua la raccolta di racconti fantasy Schegge (Watson edizioni), illustrata da Paolo Barbieri. Attualmente gestisce i social network della collana Chrysalide ed è consulente sulla saga cult Il trono di spade per Mondadori.

A questo affianca il lavoro come doppiatore. Il suo ultimo romanzo è Ultima oasi, pubblicato con Gargoyle Books e se amate il fantasy non potete proprio perdervi quest’opera ricca di colpi di scena, dove un assassino ha un passato da principe e un principe un trascorso da assassino.

Se volete saperne di più, potete leggere l’intervista qui sotto!

 

Ha carta bianca e tre aggettivi per descriversi…

Insolito. Determinato. Fantasioso.

Mai senza?

Progetti per la testa!

Cosa le piace leggere?

Un po’ di tutto: dai romanzi storici e d’avventura alle infinite sfumature del fantasy. Ma anche l’horror di Stephen King, i racconti gialli di Conan Doyle, un po’ di fantascienza e di thriller.

Se dovesse esprimere tre desideri?

Una vita serena, una vita straordinaria e uno psicologo per aiutarmi a decidere.

La sua vita in un tweet?

Scrivo e leggo per ritrovare l’entusiasmo di quand’ero bambino e capire chi voglio diventare. Intanto ho fatto delle mie passioni un lavoro.

Ci parli del suo ultimo romanzo. A chi lo consiglierebbe e perché?

Ultima oasi è un mix dei generi che amo di più. Una prima avventura breve nata dalla voglia di mettermi in gioco con qualcosa di nuovo, per me e spero anche per voi.

Non mi sono focalizzato su una fascia di età ristretta o un pubblico di soli lettori esperti. Qualcuno ha descritto il libro come una via di mezzo tra un romanzo di formazione e un romanzo d’avventura (complice sicuramente una copertina dall’aria molto salgariana). Chi invece ha dimestichezza con i videogiochi di Assassin’s Creed e Prince of Persia ha notato l’affinità e ne ha parlato come di “un fantasy dai tocchi videoludici”.

Non mi dispiace dare ragione a entrambe le parti. Desideravo condividere le mie passioni con il maggior numero di persone. L’ho fatto riversandole in un libro: nelle pagine di Ultima Oasi aleggiano le atmosfere dei tanti racconti fantastici e avventurosi che ho letto e che ho scritto. E c’è il mondo della recitazione e del doppiaggio, anche se lo conosco da poco, perché viviamo un’era trans-mediale in cui sempre più canali d’intrattenimento fortunatamente si incontrano.

Di certo ha influito anche il lavoro che svolgo per la casa editrice Mondadori sulla saga del Trono di spade: Martin dedica ogni capitolo al punto di vista di uno dei personaggi principali, e io ho fatto lo stesso (più in piccolo!) con Arkan e Dhaki.

Mi permetto di suggerire Ultima oasi a giovani e adulti, non per forza lettori abitudinari, che amano il genere fantastico in tutte le sue forme (libri, film, fumetti, serie tv, videogiochi) e sfaccettature.

Come nascono i suoi personaggi, vi è un collegamento con la realtà?

I due protagonisti, Arkan e Dhaki, sono nati da due lati opposti del mio carattere: più impulsivo e audace il primo; più metodico e introverso il secondo.

Gli altri personaggi somigliano alle persone che incontro. Ogni occasione è buona per cogliere una particolare sfumatura del loro carattere.

L’anno scorso, a teatro, ho interpretato un agente di commercio malizioso, immorale e dalla lingua lunga: il classico tipo che non rientra nelle mie corde ma che potrebbe incollarsi benissimo sul profeta del Sole di Ultima oasi, Yasir.

Le ambientazioni che sceglie provengono dal reale o sono anche una proiezione dell’anima?

Ho sempre desiderato viaggiare indietro nel tempo, e scrivere mi permette di farlo. In questo caso, però, ho inventato quasi tutto. Città, epoca storica e confini geografici esistenti (o esistiti, come parrebbe essere la leggendaria città di Iram: la Atlantide del deserto) sono stati e rimangono una traccia velata, quasi scomparsa sotto la sabbia.

Come può riassumere ai suoi lettori il suo romanzo? Qual è il messaggio che vuole trasmettere?

Che cosa succederebbe se il sole rischiasse di esplodere? Fino a che punto saremmo disposti a spingerci pur di salvarci? In un’Arabia medievale già duramente messa alla prova dalle Crociate, un sultano trova il modo di risparmiare il suo impero dalla furia del sole: un vento misterioso circonda l’Ultima oasi. Gli anni passano, l’impero resiste e l’origine del vento resta un segreto. Ma l’avanzata dei predoni, all’esterno, e gli intrighi di corte, all’interno, costringeranno Arkan e Dhaki, principi e assassini entrambi, a reagire.

Ultima oasi non è ovviamente Le mille e una notte. Non c’è una morale, non nasconde messaggi importanti. Qualcosa di positivo, comunque, lo si può ritrovare nella determinazione di Arkan e nei valori che guidano suo fratello Dhaki, il quale non smette mai di reagire malgrado quella tempesta che è la vita.

È già al lavoro su un nuovo libro?

Sto lavorando al seguito di Ultima oasi. Piano piano: si tratta di un romanzo dallo sviluppo complesso nel quale sto cercando di trasmettere ancora di più la mia passione per i videogiochi e tutto quanto imparato finora.

 

Silvia Casini

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