They shall not grow old – Per sempre giovani: recensione

Regista portato sugli allori degli Oscar, grazie a quel mastodontico lavoro ottenuto con la trilogia cinematografica de Il signore degli anelli più l’altra prequel che ne è uscita fuori da Lo hobbit, Peter Jackson è un autore che, quando si tratta di voler sbalordire i suoi spettatori, è pronto a tutto pur di spiazzare con qualche innovazione tecnologica o addirittura narrativa; non nuovo al mondo dei documentari, o almeno così dovrebbe essere se si considera tale il favoloso mockumentary del ‘95 Forgotten silver (l’ipotetica storia di un pioniere del cinema di nome Colin McKenzie), il nostro Jackson decide di mettere mano ad un’operazione commemorativa dedicata al centenario della Prima Guerra Mondiale, riuscendo a recuperare dall’archivio della Imperial War Museum e della BBC abbastanza materiale per poter così dare alla luce il qui presente They shall not grow old – Per sempre giovani, ovvero un prodotto che scava nei ricordi filmici di una pagina storica del nostro mondo, ma soprattutto nella memoria dei migliaia di soldati che ne hanno fatto parte.

In uscita nelle nostre sale per soli tre giorni (2-3-4 marzo) grazie a Mescalito Film, l’opera è un racconto che avviene tramite testimonianze di una serie di veterani di quell’epoca, ognuno preso a sciorinare ciò che maggiormente rimase più impresso in quel lasso di tempo, che è andato tra 1914 e il 1918; l’arruolamento, i viaggi, le battaglie, i nemici, la sopravvivenza, i climi più rigidi durante le marce, tutti dettagli che rientrano in questo racconto filmico che, di fotogramma in fotogramma, ci mostra l’amino umano di quella Guerra mai dimenticata, scrutando negli occhi e nelle espressioni dei molti soldati che in questa operazione rivivono (e rivivranno per sempre) su grande schermo.

E’ ovvio che l’epoca in cui viviamo, che si sta svolgendo a cavallo del centenario della Prima Guerra Mondiale, non possa far altro che ispirare le menti più cinematografiche del momento, spingendoli a dar vita così a opere che parlano di quella pagina tragica e dei suoi eroi in divisa; come non citare il recente successo di 1917 di Sam Mendes, che con un piano sequenza sente il bisogno di trasportare lo spettatore nel mezzo di quel conflitto, tra battaglie e lotte per la sopravvivenza.

Ciò che invece fa Jackson col suo splendido They shall not grow old – Per sempre giovani è quello di accompagnarci tra le espressioni e gli sguardi dei molteplici protagonisti della Grande Guerra, facendoli rivivere in un restauro che offre colore e ritocchi in digitale, atti a ridonare la vita a questi uomini pieni di coraggio.

Ne esce fuori un trattato esistenziale e sentimentale, dove il discorso “guerra” rimane in secondo piano e ciò che maggiormente spicca è l’animo umano, che vive di ricordi, emozioni e rimandi, pulsante e vitale nei fotogrammi di questa operazione minuziosa, a conferma del genio di cui siamo a conoscenza ormai da tempo nella fama di Jackson.

Non un documentario come molti pensano, They shall not grow old – Per sempre giovani è un appuntamento con la storia da non mancare, è uno scorrere di immagini da repertorio e anche intime come poche volte si era visto finora, assistendo ad un sentito omaggio a quegli uomini che diedero la loro giovinezza per combattere la Grande Guerra (Jackson dedica il film a suo nonno, veterano di quel conflitto) ma allo stesso tempo ad un nuovo modo di intendere il concetto di “documentaristico”, rivitalizzato e pulsante grazie alle nuove tecnologie moderne e alla mente di un autore della settima arte che riesce sempre a sbalordire.

Mirko Lomuscio

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