The quake – Il terremoto del secolo: recensione

In principio c’è stato The wave, un disaster movie norvegese del 2015 diretto da tale Roar Uthaug (approdato ad Hollywood dirigendo il reboot Tomb raider) e divenuto un campione d’incassi nel suo paese, trasformandosi in una sorta di caso cinematografico e approdando da noi soltanto in home video.

Nel 2018 è stato pensato bene di voler dare un seguito a quel film, ma al posto della minaccia dei fiumi in piena si è voluto coinvolgere invece il dramma dei terremoti, catastrofe che manca in terre scandinave sin dai primi del ‘900; giocando su queste determinate note storiche, il qui presente The quake – Il terremoto del secolo getta dei semi di creatività, buttando un’ipotesi su cosa potrebbe succedere se una città come Oslo venisse colpita da un violento sisma.

Diretto da John Andreas Andersen, personaggio con una carriera da direttore della fotografia alle spalle, la storia è quella del sismologo Kristian Eikjord (Kristoffer Jones), protagonista anche del succitato The wave, un uomo che vede la sua vita disgregarsi dopo essere sopravvissuto ad una violenta inondazione; sua moglie Idun (Ane Dahl Torp) vuole la separazione e i suoi due figli, Julia (Edith Haagenrud-Sande) e Sondre (Jonas Hoff Oftebro), vengono spesso e volentieri trascurati per impegni professionali presi da Kristian.

Ma quello che quest’ultimo viene a scoprire, data la sua esperienza nel campo, è che ben presto Olso potrebbe essere colpita da un violento terremoto, ma nessuno crede alle sue parole, tant’è che decide di fare di tutto pur di salvare più persone possibili, tra cui i suoi familiari.

La minaccia è imminente e ben presto la natura farà sentire la sua furia anche in quelle terre nordeuropee.

Nato e concepito con l’intenzione di voler assolutamente ostacolare la concorrenza yankee, The quake – Il terremoto del secolo è un film che sì, guarda a quei medesimi titoli provenienti dagli States (si pensi innanzitutto a San Andreas e al teutonico Roland Emmerich in terre americane), ma innanzitutto fa suo quel materiale uniformando la propria storia su di un gruppo di personaggi ben credibili, le cui vicende personali possano avvicinarsi il più possibile allo spettatore (il Kristian del calibrato Jones è motore di questo dettaglio) e che quando si arriva al dunque possano anche emozionarci nel momento del pericolo.

Momento che il regista Andersen descrive alla perfezione grazie a spettacolari effetti visivi e ad un’attesa spasmodica, fatta di tempi dilatati e giochi di montaggio interessanti, calibrati perfettamente in modo da regalare del sano intrattenimento, il tutto rimanendo inchiodati alla poltrona.

A conti fatti The quake – Il terremoto del secolo non ha nulla da invidiare dai suoi concorrenti blockbuster oltreoceano, giocandosi benissimo le proprie carte in fatto di spettacolarità ed emotività; certo non parliamo di un capolavoro nel suo genere, ma la visione avanza che un piacere ed in più, nota ancor più interessante, è bello vedere come riesca a differenziarsi dalla miriade di titoli disaster usciti ormai da decenni, che siano straight to video o per la televisione.

Una concorrenza numerosa che Andersen riesce a seppellire, regalandoci un giocattolone kolossal tutto europeo e da cui speriamo che anche il cinema italiano impari qualcosa.

Mirko Lomuscio

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