The informer – Tre giorni per sopravvivere: recensione

Attore italiano dalla carriera alterna, avendo preso parte a titoli del nostro paese (Il fantasma dell’opera, Cuore sacro, In guerra per amore) come anche a produzioni hollywoodiane (Vita di Pi, Mangia prega ama, Nine), Andrea Di Stefano recentemente ha avuto anche modo di mostrare determinate doti registiche dirigendo nel 2014 Escobar, un intenso thriller, co-prodotto innanzitutto da Francia e Spagna, che vedeva la star Benicio Del Toro nei panni del noto trafficante il cui nome troneggia sul titolo.

Alla sua seconda occasione il nostro Di Stefano cerca di bissare questa esperienza nel campo del genere crime drama, prendendo innanzitutto spunto da un romanzo svedese scritto da Anders Roslund e Borge Hellstrom, intitolato Tre secondi, e portando sui grandi schermi il qui presente The informer – Tre secondi per sopravvivere, che vede come interpreti un nutrito gruppo di facce di grande nome, capeggiati dal Joel Kinnaman dello sfortunato remake di Robocop e di Suicide squad, più la Rosamund Pike de L’amore bugiardo, il rapper Common (premio Oscar per il film Selma – La strada per la libertà), la Ana de Armas di Blade runner 2049 e il Clive Owen di Closer.

La storia è quella dell’ex soldato Pete Koslow (Kinnaman), un informatore dell’FBI che lavora infiltrato dentro ad una grossa organizzazione criminale russa.

Marito della bella Sofia (de Armas) e padre amorevole della piccola Anna (Karma Meyer), l’uomo deve rendersi conto che l’incolumità della sua famiglia viene messa in pericolo quando un giorno, durante un’operazione, rimane vittima un poliziotto sotto copertura, scatenando così una sequela di eventi che riporteranno Pete dritto dentro la prigione di Bale Hill, alla caccia di un potente cartello da scardinare.

Fuori da quelle mura solo l’aiuto dell’agente federale Wilcox (Pike) e del capo di lei Montgomery (Owen) possono fare qualcosa per Koslow, ma nel frattempo anche il poliziotto Grens (Common), collega del poliziotto sotto copertura ucciso, sta seguendo una traccia che porti allo scoperto i colpevoli di quell’omicidio.

Fedele alla linea thriller tipica di questo genere, Di Stefano mostra una mano ferma che lo consacra personaggio dalle doti giuste per poter realizzare questo tipo di film; The informer – Tre secondi per sopravvivere è un qualcosa che, sì, aleggia nell’assoluta aurea del già visto in materia (d’altronde non è da molto che La fratellanza con Nicolaj Coster-Waldau ha fatto capolino nelle sale cinematografiche), ma lo fa esibendo una propria personalità nella struttura di determinati momenti forti e, soprattutto, nell’utilizzo di personaggi decisivi per questo tipo di racconto.

Certo, non è usuale vedere un occhio tutto italiano alla guida di un’opera del genere, ma chi ha ben presente il precedente Escobar non può che ammettere di come Di Stefano sia personaggio calibrato per lungometraggi del genere, alzando addirittura il tiro nella parentesi carceraria di The informer – Tre secondi per sopravvivere e giocando di montaggio quando si tratta di mettere alle strette lo spettatore.

Poliziesco, prison movie e dramma incisivo, questo film è un appuntamento che, senza alcun dubbio, vi potrà lasciare inchiodati alla poltrona, tra colpi di scena e situazioni al cardiopalma, gestiti da una mano ben immatricolata in questo tipo di produzioni; e pensare che sia tutta italiana questa suddetta mano fa quasi gridare al miracolo, sinceramente parlando.

Mirko Lomuscio

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