Si annuncia con l’arrivo di questo ulteriore quarto capitolo la conclusione della saga horror di successo nata con il film L’evocazione – The conjuring, voluta dall’esperto in orrori moderni James Wan e proseguita nel tempo con l’intenzione di aprire le porte ad eventuali sequel e immancabili spin off (Annabelle, La Llorona – Le lacrime del male, The nun – La vocazione del male), cavalcando così l’onda di una sorta di collegato universo cinematografico come ormai ci insegna l’economia della cinematografia moderna.

Per la regia del confermato Michael Chaves, già alla direzione del precedente terzo capitolo, e prodotto come gli altri titoli da Wan stesso (che scrive anche il soggetto assieme a David Leslie Johnson-McGoldrick), questo The conjuring – Il rito finale ci narra quindi l’evolversi di quello che si è rivelato essere il caso più inquietante svolto da Lorraine (Vera Farmiga) e Ed Warren (Patrick Wilson), i noti parasensitivi realmente esistiti che, nel pieno degli anni ’80, si trovarono di fronte ad una spaventosa faccenda conclusiva per la loro professione di “acchiappafantasmi”.

La numerosa famiglia Smurl vive in una periferica cittadina degli Stati Uniti, svolgendo una tranquilla esistenza finché non si troverà ad avere a che fare con un’entità maligna che si insidierà tra le mura della loro abitazione: tale male viene trasferito tramite un antico specchio che, già in passato, aveva incrociato la propria esistenza con i Warren.
Questi ultimi, chiamati in causa dalla scottante faccenda degli Smurl, dovranno intervenire nonostante le conseguenze del caso, come il pericoloso infarto avuto da Ed più il coinvolgimento della loro figlia Judy (Mia Tomlinson), la quale, come sua madre Lorraine, avverte la costante presenza di entità maligne, ovunque queste si trovino.

Con la dovuta attenzione di mettere una parola fine a questa serie cinematografica, The conjuring – Il rito finale si snoda quindi con il solito fare registico a cui questo appuntamento ormai ci ha abituati, tra atmosfere eccessivamente dark e jump scares come se non ci fosse un domani, tra spaventi da luna park e frastornanti suoni assordanti, consolidati da una regia che si stabilizza sulla media senza ulteriori ispirazioni artistiche.
A livello di scrittura si tenta giusto di ampliare lo sguardo verso l’intimità della famiglia Warren e approfondire i loro rapporti emotivi, tra gli stessi Ed e Lorraine verso la figlia Judy oppure verso il ragazzo di quest’ultima, il Tony interpretato da Ben Hardy.
Tutti elementi che alla fine dei fatti risultano essere solo degli allungamenti per la storia di questo quarto capitolo, senza aggiungere alcunché se non dettagli sulla vita vera degli Warren; poi per il resto la presenza di corposi effetti speciali e di creature inquietanti fanno largamente parte di un gioco cinematografico, atto a spettacolarizzare un argomento che fa parte di una “storia vera” ma senza che risulti essere veritiero al cento per cento.

D’altronde tutta la saga di The conjuring si basa su questo aspetto, cavalcando il successo tramite un metodo di intrattenere che sfrutta spauracchi visivi e suggestioni infondate, e lo ha fatto di capitolo in capitolo giungendo a questo quarto film con un po’ di stanchezza, vero, ma senza risultare totalmente disastroso.
Mirko Lomuscio