Skyscraper: recensione

Star del moderno cinema d’azione, Dwayne Johnson sembra proprio intenzionato a tutto pur di accontentare i suoi fan in giro per il mondo; dalla partecipazione al franchise di Fast & furious all’entrata in scena in un altro brand di richiamo con Jumanji: benvenuti nella giungla, senza escludere la sue escursioni di successo avute con Hercules – Il guerriero, San Andreas, Baywatch e Una spia e mezzo.

Ora, sempre sotto la direzione del regista di quest’ultimo titolo, ovvero il Rawson Marshall Thurber di Palle al balzo e Come ti spaccio al famiglia, il nostro “The rock” dai fasti da wrestler decide di cimentarsi un una nuova sfida, interpretando una pellicola adrenalinica ambientata a più di qualche migliaia di metri di altezza, Skyscraper, ovvero un lungometraggio che si mette proprio in mezzo a due filoni che hanno visto la fortuna di titoli come L’inferno di cristallo e Die hard – Trappola di cristallo.

La storia vede il nostro Johnson ricoprire i panni dell’ex ufficiale Will Sawyer, un uomo dal passato devastato per via di una missione andata male, con conseguente perdita di una gamba dopo una gravosa esplosione.

Adesso l’uomo si occupa di sistemi di sicurezza e quello che dovrà controllare in seguito appartiene all’enorme complesso che si trova ad Hong Kong, lo Skyscraper, il grattacielo più alto del mondo e connubio di tutte le migliori tecnologie possibili, resoconto di un’operazione dai costi elevatissimi voluta dal magnate cinese Zhao Long Ji (Chin Han).

Stabilitosi nell’enorme stabile assieme alla sua famiglia, cioè la moglie Sarah (Neve Campbell) e i figli Georgia (McKenna Roberts) e Henry (Noah Cottrell), Will dovrà dimostrare di avere le qualità giuste per poter svolgere al meglio il suo lavoro, entrando così a contatto con realtà ben al di sopra delle sue aspettative.

Ma un gruppo di uomini pericolosi, guidati dal temibile Kores Botha (Roland Møller), irrompe nello Skyscraper, dando inizio ad un incendio doloso e mirando verso uno sconosciuto obiettivo dagli esiti importanti.

In mezzo a tutto ciò Will dovrà far sì di portare in salvo i suoi cari e pur di riuscirci sarà disposto a scalare anche ogni singolo piano dell’immenso grattacielo.

I punti di riferimento che possono aver dato vita a questo blockbuster pirotecnico ve li abbiamo detti, ovvero il caposaldo dei disaster movie diretto da John Guillermin nel 1974 e il re dei film action con Bruce Willis datato 1988, e quindi stando a tali premesse inutile sciorinare la poca originalità di base che c’è dietro un’operazione come Skyscraper, quello che magari preme notare è come tutto quanto sia gestito senza una gran voglia di voler dare maggior spessore ai passaggi tra una scena e l’altra, sembrando così che il regista Marshall Thurber (anche sceneggiatore) si sia maggiormente incentrato sui momenti al cardiopalma in sé, quelli che soprattutto vedono Johnson protagonista.

E fin lì Skyscraper può anche funzionare, regalando queste singolari parentesi a piedi all’aria che spingeranno lo spettatore ad aggrapparsi alla poltrona, ma per il resto nulla di epocale che possa riempire il solito vuoto narrativo fatto di sottotrame con cattivi alla ricerca di un bene prezioso e di incontri emotivi tra Sawyer e i famigliari, senza contare tutto il contesto delle operazioni di polizia reso proprio ai minimi termini.

 

Certo, se poi vi lascerete guidare dall’improbabile livello di credibilità nel vedere “The Rock” Johnson che, anche munito di una protesi alla gamba, si arrampica e salta come niente fosse, allora qui si fa il gioco che volete voi, ma per il resto Skyscraper non è – e forse neanche vuole esserlo – un prodotto che fa la differenza, anche se in certi frangenti può lasciar pensare che sia proprio così (un epilogo che cita addirittura il gioco degli specchi de La signora di Shangai di Orson Welles); ma sinceramente non ha abbastanza cervello per poter arrivare a tanto.

Mirko Lomuscio