Si vive una volta sola: recensione

Per la sua ultima fatica cinematografica, il grande Carlo Verdone, sempre a braccetto con la factory di Luigi e Aurelio De Laurentiis, decide di realizzare una pellicola corale, dove il nostro interprete di Borotalco e Viaggi di nozze possa dividere la scena con altri attori del giusto calibro, in modo da poter trovare quell’alchimia comica degna di nota; con Si vive una volta sola quindi il regista/attore romano si affida alla bravura dei già ben rodati Anna Foglietta, Max Tortora e Rocco Papaleo, comprimari in questa occasione che dovrebbero dare quel giusto contributo al cinema di Verdone, in modo da arricchire la sua filmografia.

Puntando lo sguardo verso l’ironia al vetriolo di un certo cinema del passato, che sia quello di Pietro Germi o della sua opera postuma Amici miei (come tutti sanno diretto da Mario Monicelli), l’ultimo prodotto verdoniano è la storia di un pugno di amici che lavorano nella sala operatoria di un prestigioso ospedale; loro sono Umberto Gastaldi (Verdone), Lucia Santilli (Anna Foglietta), Corrado Pezzella (Tortora) e Amedeo Lasalandra (Papaleo), i migliori nel loro campo, la cui fama li precede in ogni vertice della società, Vaticano compreso.

Ma nel privato questi quattro inseparabili compagni d’avventura non possono fare a meno di farsi degli atroci scherzi, la cui vittima è soprattutto il povero Amedeo, vessato e preso in giro dai suoi colleghi in ogni giorno che passa.

Questo però fino a quando Umberto, Lucia e Corrado non scoprono che il loro amico non ha più molto da vivere, tragica scoperta fatta tramite delle analisi, e quindi tutti insieme decidono di partire per una vacanza in Puglia, senza che però Amedeo sappia la tragica verità.

E’ anche vero che con più di quarant’anni di carriera alle spalle è difficile dover trovare la giusta ispirazione per divertire un vasto pubblico, ma cosa abbia spinto il nostro Verdone ad avventurarsi in un soggetto così vecchio stampo e privo di originalità rimarrà sempre un mistero; senza fare troppi giri di parole, Si vive una volta sola è forse tra le pellicole meno riuscite della sua carriera, se non la più impresentabile.

Date le premesse era anche difficile sbagliare, anche perché, oltre alla professionalità del suo autore, questo titolo poteva contare sulla presenza di altre facce forti della risata come la Foglietta, Tortora e Papaleo; eppure il film non decolla mai, non ha una benché minima giustificazione di esistere e neanche di andare avanti nella sua visione.

E’ una stanca trama di scherzi e ripicche buona per un cortometraggio, con un finale telefonato già dalle prime righe di sinossi; ulteriore elemento deleterio la presenza di sponsor gettati alla rinfusa, gratuite location regala finanziamenti (la Puglia come al solito dà il suo contributo al cinema italiano) e l’inserimento di personaggi secondari inutili alla storia (il rapporto di Umberto con la sua figlia soubrette sculettante  interpretata dalla Mariana Falace de Il Grande fratello, il ragazzo di Lucia ricoperto da Sergio Muniz), una caterva di elementi poco lodevoli rei di far parte di uno script privo di mordente e troppo vecchia maniera, steso da Verdone stesso più il fido Pasquale Plastino e il noto Giovanni Veronesi (tant’è che nel film troviamo anche una gag presa così com’è da I laureati di Pieraccioni, film scritto da Veronesi).

Speriamo che per il Carlo nazionale questa esperienza rappresenti solo un abbaglio e che per le prossime pellicole ritrovi quella giusta ispirazione.

Mirko Lomuscio

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