Facendo un piccolo ripasso nella passata cinematografia, Robin Hood, il famoso furfante di Sherwood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, ha avuto più di una pellicola che lo potesse ricordare al vasto pubblico, in tutta la sua incorruttibile morale, dedita ad aiutare i più deboli e ad ostacolare le malefatte dei poteri forti corrotti.

Una leggenda la sua che ha cavalcato epoche, ed il cinema di decennio in decennio ha sempre avuto un occhio di riguardo nei suoi confronti; che siano gli anni ‘30’ (La leggenda di Robin Hood di Michael Curtiz e William Keighley interpretato da Errol Flynn) o gli anni ’70 (il Robin Hood cartoon della Disney), come anche gli anni ’90 (Robin Hood – La leggenda di John Irvin e Robin Hood – Principe dei ladri di Kevin Reynolds interpretato da Kevin Costner) o i primi decenni del duemila (Robin Hood di Ridley Scott interpretato da Russell Crowe oppure Robin Hood – L’origine della leggenda di Otto Bathurst), senza dimenticare anche recenti escursioni televisive (la serie tv Robin Hood cominciata nel 2025).

Ognuna di queste opere ha come unico punto in comune la descrizione di un eroe senza macchia, la cui natura di guerriero vige al servizio di un certo codice morale; ora, nel 2026, il regista Michael Sarnoski, cui dobbiamo titoli curiosi come Pig con Nicolas Cage, decide di portare agli occhi dello spettatore una figura diversa di quella che già conoscevamo, snaturandolo di tutta l’umanità possibile e descrivendolo come il rude assassino senza scrupoli quale la sua epoca richiedeva che fosse.
Utilizzando uno Hugh Jackman dallo sguardo profondo, Robin Hood – Il prezzo del sangue è innanzitutto tutto questo, un film che ci porta al cospetto di un arciere di Sherwood senza scrupoli, non senza macchia, anche dedito all’omicidio di donne e bambini se la situazione lo costringe.
Oramai giunto all’epilogo della sua famigerata fama, Robin (Jackman) si aggira tra la lande desolate del suo paese, in fuga da chi lo vuole catturare o addirittura uccidere.

Ritrovato il suo caro amico Little John, il cui vero nome è Edward (Bill Skarsgård), ben presto l’arciere dalla nota fama dovrà intraprendere un ulteriore viaggio esistenziale, in cerca di una redenzione per ciò che ha commesso nella sua sanguinosa esistenza e giungendo al cospetto di una guaritrice, sorella Brigid (Jodie Comer), la quale lo aiuterà nel suo scopo conclusivo.
Che ci sia voglia di portare sui grandi schermi un’immagine diversa del noto arciere di Sherwood è cosa ben visibile tra le intenzioni del regista Sarnoski, tant’è che la prima parte del film colpisce per la crudezza stilistica e violenta dell’epoca descritta, un 1400 dove la legge del più forte e del più sanguinoso è a dominare, con combattimenti all’arma bianca assurde per quanto estreme in determinati momenti, soprattutto perché troviamo il Robin di Jackman nel mezzo di queste tattiche violente.
Poi man mano Robin Hood – Il prezzo del sangue si prende i suoi tempi, affogando la narrazione in una sorta di silenzio religioso dove a prendere il sopravvento è una certa gestione dei ritmi dilatati, a volte ripetitivi per ciò che devono raccontare ma, soprattutto, abbastanza soporiferi per questa loro presa di posizione registica.

Jackman sta al ruolo in tutta la sua profonda espressività emotiva, trainando la visione con la sua presenza a dir poco malinconica, oggetto di un racconto crepuscolare che vuole a tutti i costi raccontare una sorta di spaccato veritiero di una figura leggendaria del medioevo inglese.
Un obiettivo che Robin Hood – Il prezzo del sangue raggiunge per metà, reo di farsi troppo avvolgere da una staticità narrativa che porta verso la noia l’epilogo di questa sentita pellicola.
Mirko Lomuscio