Radici Translation & Wordcraft: intervista esclusiva a Giulia De Gasperi

Giulia De Gasperi dell’agenzia letteraria canadese Radici Translation & Wordcraft ha una vera passione per i libri e lavora con autori italiani e canadesi che desiderano pubblicare le loro opere in Italia e in Canada o che sognano di vederle tradotte in un’altra lingua. 

Scrive recensioni e articoli per Il colophon, rivista di letteratura di Antonio Tombolini Editore, è membro del consiglio di amministrazione dell’Italian Canadian Archives Project ed è stata anche vice-presidente dell’Association of Italian Canadian Writers (2014-2016).

Per comprendere meglio tutti i servizi offerti dalla sua agenzia, l’abbiamo intervistata.

E se siete aspiranti scrittori, vi consigliamo di leggere attentamente qui sotto… magari riuscirete a coronare i vostri sogni!

Ha carta bianca e tre aggettivi per descriversi…

Appassionata, tenace, sognatrice.

Mai senza?

Un libro.

 

Cosa le piace leggere?

Do una possibilità a tutto.

Se dovesse esprimere tre desideri?

Salute, serenità, stabilità.

La sua vita in un tweet?

Io non uso Twitter, almeno non ancora.

Ci parli della sua agenzia. Quali sono i servizi che offrite?

La mia agenzia si chiama Radici Translation and Wordcraft. È nata in Canada a fine 2015 con lo scopo principale di promuovere la letteratura canadese in traduzione in Italia. Sono sempre stata affascinata dalla produzione letteraria di questo paese e ho sempre pensato che fossero troppo pochi i titoli tradotti. La letteratura americana e quella inglese hanno il sopravvento e il Canada mi sembra sia messo sempre in secondo piano. I miei sforzi quindi si sono concentrati nel creare rapporti con case editrici italiane interessate a ricevere e valutare proposte. Devo dire che ho ricevuto risposte positive e appassionate. Come spesso succede, gli orizzonti si allargano e ho iniziato a creare contatti anche con case editrici canadesi, americane e inglesi per propor loro proposte di traduzioni di opere italiane. Diciamo che anche alla letteratura italiana manca la visibilità che merita all’estero. Alla fine si finisce per fare un po’ di tutto. Quindi ora rappresento autori canadesi, italiani, dove serve, e sto per firmare contratti di rappresentanza per l’Italia con alcune case editrici canadesi.

Ricevete molte richieste di valutazione di manoscritti?

Lavorando soprattutto verso la traduzione di un’opera, tendo a valutare opere già pubblicate. I manoscritti li ricevo solo da autori emergenti, o con i quali ho un rapporto di amicizia, o da coloro che vogliono essere considerati per Roads, la collana di narrativa di viaggio che curo per Antonio Tombolini Editore. Mi sono imposta un limite, che ho quasi raggiunto, oltre il quale non andrò. A fine giugno infatti smetterò di accettare proposte e mi dedicherò alla lettura e alla valutazione di opere da inizio luglio fino a metà agosto per poi decidere e preparare le schede.

La proposta più esilarante/assurda ricevuta da un autore esordiente?

Finora sono stata molto fortunata. Non ho ricevuto nulla di strano. Chi mi ha contattata è stato per la maggior parte delle volte gentile e professionale, anche quando la mia decisione è stata negativa. Ci sono stati dei casi in cui la persona si è presentata con l’atteggiamento sbagliato, del tipo ‘Non sa lei chi sono io’, sviolinando conoscenze, facendo nomi di persone ‘importanti’ e così via. Presentarsi con un biglietto da visita del genere non funziona, soprattutto con me. A me non interessa essere resa partecipe di informazioni di quel genere. A me basta ricevere sinossi e manoscritto e una breve mail di presentazione della persona e del progetto. Il resto è tutta fuffa e a me la fuffa non piace.  

Che consigli si sentirebbe di dare agli autori in erba?

Di scrivere perché non ne possono fare a meno, e non perché vogliono essere pubblicati. Il bisogno di scrivere deve essere viscerale, irresistibile, un bisogno che non ti fa dormire di notte e che ti occupa la mente mentre svogli le attività quotidiane. Tutti gli scrittori sognano di essere pubblicati, ma penso che avere il nome in copertina sia solo un tassello di un mosaico molto più grande. Penso sia sbagliato considerarsi arrivati nel momento in cui si firma il contratto con una casa editrice. Scrivere è un’arte che va curata, alimentata, sostenuta. È un richiamo, una necessità che va vissuta con serietà, sì, ma anche e soprattutto con leggerezza. Mai prendersi troppo sul serio. 

Come scoprire un talento? Al momento siete in fase di scouting, se sì che genere accettate?

Per quanto riguarda le opere canadesi da proporre in Italia, io leggo e valuto tutto quello che arriva nella mia casella di posta elettronica. Ci sono temi e ambientazioni che amo particolarmente, che prediligo e scovo da sola: in teoria il Canada è un paese multiculturale e quindi sono particolarmente interessata alla produzione letteraria che affronta questo argomento, insieme al tema della migrazione, che è ovviamente molto vicino a quello del multiculturalismo. Sono altresì interessata agli scrittori indigeni e a chi ambienta le proprie opere nelle regioni atlantiche, che altro non sono che l’Isola Prince Edward, nella quale abito attualmente, la Nuova Scozia, il New Brunswick, la provincia di Terranova e il Labrador. Per ciò che concerne invece i manoscritti inediti, le mie regole sono semplici: se non mi accorgo di essere arrivata alle prime venti, trenta pagine, allora vuol dire che sto leggendo qualcosa che vale la pena di finire. Se mi viene la pelle d’oca, se provo forti emozioni, se rimango coinvolta, se mi perdo nella storia, nei personaggi, allora sono sicura di aver trovato qualcuno nel quale credere.

 

Silvia Casini

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