Punti e interrogativi: intervista esclusiva a Manuela Bonfanti

Nata nella Svizzera italiana, Manuela Bonfanti Bozzini parte per studiare a Ginevra e, dopo brevi tappe a Londra e in Germania, vive oggi in Francia con la sua famiglia.

Assidua lettrice e appassionata viaggiatrice, rifugge la sedentarietà geografica e mentale. Perciò, con libri, studi e viaggi continua ad esplorare il mondo e l’universo femminile, dal quale attinge le tematiche che la ispirano nella scrittura.

Ha pubblicato il romanzo La lettera G e il diario di viaggio bilingue Ladakh & Rupshu.

La sua ultima opera è Punti e interrogativi edita da Antonio Tombolini Editore nella collana Oceania.

Si tratta di quattordici racconti grazie ai quali, cercando risposte, il lettore scopre che esistono soltanto domande.

Le protagoniste? Le donne! Ieri, oggi, qui, altrove.

In questa raccolta, i quesiti esistenziali, relazionali e materiali si rincorrono in una sorta di affascinante circolo vizioso.

Se volete saperne di più su questo virtuoso artefatto letterario creato dalla scrittrice, leggete l’intervista qui sotto.

Buona lettura!

Ha carta bianca e tre aggettivi per descriversi…

Intellettualmente curiosa, impegnata e perseverante: amo esplorare nuovi territori, mi impegno profondamente per ciò in cui credo e perseguo con costanza i miei obiettivi. Un difetto? Valuto troppo nei dettagli, mi pongo troppe domande.

Mai senza?

Un libro. Banale, ma vero.

Cosa le piace leggere?

Letteratura di tutti gli orizzonti e saggistica, in particolare temi attinenti a problematiche di società, con una particolare attenzione al femminile. Biografie, autobiografie, guide di viaggio. Pochi libri“colorati” (rosa, giallo, noir), che preferisco in film.

Se dovesse esprimere tre desideri?

Sarebbero desideri utopici, come la fine della povertà, delle violenze, delle discriminazioni o delle incomprensioni. Per i miei desideri personali, cerco di fare del mio meglio ogni giorno, con discreto successo.

La sua vita in un tweet?

Non twitto. Ma provo a comporre un aiku, che potrebbe esserne l’antenato letterario.
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Ci parli del suo ultimo romanzo. A chi lo consiglierebbe e perché?

Punti e interrogativi è una raccolta di racconti che ruotano attorno alla vita delle donne, mettendone in luce alcuni aspetti contemporanei. Ma sarebbe un errore attribuirle un pubblico esclusivamente femminile: in realtà tratta temi universali, declinati in scrittura con uno sguardo di donna. Lo leggerà volentieri chi cerca nuovi spunti per riflettere e
rimettere in discussione tematiche alle quali, talvolta, vorremmo mettere un punto a capo e passare oltre. Ma che riappaiono ciclicamente, obbligandoci a riaprire il dialogo.

Come nascono i suoi personaggi, vi è un collegamento con la realtà?

I temi nascono quasi sempre da un’osservazione, una frase, una riflessione, un fatto, una problematica reale. In pratica, da qualcosa che mi interroga e che ha un aggancio con la realtà. Da lì inizia il processo creativo: invento la trama e costruisco i personaggi, cercando di renderli plausibili. Per far questo attingo a fonti diverse: fantasia, osservazione, letture… Un personaggio ben delineato va dritto al cuore, crea un’identificazione, una connessione. Perciò, se chi legge si riconosce (o riconosce qualcuno) in un tratto fisico o caratteriale, in un atteggiamento o in una parola, in una reazione o un’emozione… significa che ho fatto bene il mio lavoro.

Le ambientazioni che sceglie provengono dal reale o sono anche una proiezione dell’anima?

Preferisco ambientare le mie storie nel reale, ma spesso scelgo una specie di “reale universale”: non precisando ad esempio i luoghi, o inventandone il nome, lascio aperta la porta a un maggior coinvolgimento personale. Più che le ambientazioni, sono i temi ad essere proiezioni della mia anima.

Come può riassumere ai suoi lettori il suo romanzo? Qual è il messaggio che vuole trasmettere?

La vita ci mette di fronte a una serie di domande e non sempre esistono risposte definitive. L’importante è interrogarsi, non fermarsi a possibili risposte preconfezionate che sono sì rassicuranti, ma offrono meno spazio di crescita. Questo è senz’altro il risvolto positivo del difetto di cui parlavo.

È già al lavoro su un nuovo libro?

Gestisco il mio quotidiano con un romanzo in testa, che ho iniziato ma che attende il tempo e la serenità per scrivere il seguito. Il processo creativo, in me, parte da uno slancio che mi fa immaginare le grandi linee, ma poi richiede un tempo di maturazione. Nel frattempo vivo, con la certezza che questo tempo di sospensione mi sarà utile e lo renderà migliore.

 

Silvia Casini

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