Lone wolf

Questa storia partecipa al Writober 2019, indetto da fanwriter.it con il 19 ottobre, Prompt lupo solitario.

Questa storia è stata scritta per l’iniziativa  WordWar indetta dal gruppo facebook Il Giardino di Efp, sulla sfida di Celtica: “ Sfido Ladyhawke83 a chi per prima scriverà una drabble/flash nel fandom di Ladyhawke, a condizione che sia  what if o AU.”

Eccomi qui, di nuovo in questo Fandom, sì lo so, sto diventando noiosa e monotematica, ma devo ringraziare Celtica e la bella iniziativa della pagina Facebook del Giardino di Efp, se mi ritrovo a scrivere di nuovo su Ladyhawke.

Stavolta i toni sono volutamente cupi e drammatici essendo una What if?, poi ho voluto unirci anche il Prompt del writober 2019, “lupo solitario” ed ecco qua il risultato.

Buona lettura!

Le campane suonarono a lungo nella cattedrale di Aguillon, nonostante Navarre avesse tentato in tutti i modi di impedire ai campanari di farle cantare. Il coltello aveva colpito il primo, ma non aveva fermato il secondo che, tirando quella fune collegata alle campane, aveva decretato la morte di Isabeau.

“Imperius… fallo alla svelta…” aveva sussurrato Navarre, con sguardo angosciato, sentendo il cuore andare in frantumi.

Il cavaliere, ormai, non aveva più nulla da perdere, si voltò e si diresse verso Sua Grazia, il vescovo di Aguillon, incrociando lo sguardo, e il corpo, ormai senza vita, di Marquet, mentre sopra le loro testa dalla vetrata del rosone centrale, andata in frantumi, si consumava l’eclissi, quel tanto agognato giorno senza la notte e notte senza il giorno. Peccato che quel segno divino, che avrebbe dovuto liberare lui e Isabeau, dalla maledizione di cui erano rimasti vittima, fosse arrivato troppo tardi.

Navarre, con la morte nel cuore ed una rabbia cieca nel petto, arrivò a pochi passi da Sua Grazia inchiodandolo sul posto con il solo sguardo, carico d’odio e di rassegnazione.

“Se uccidi me, Navarre, la maledizione durerà in eterno. Non pensi a Isabeau?” La voce del vescovo era velenosa è sottile, perfida, nonostante lui stesse cercando di ripararsi dalla furia di Navarre, arretrando mentre stringeva il bastone cerimoniale davanti a sé, a fargli da scudo.

“Isabeau… è morta. Sì, maledetto, vattene all’inferno.”

Navarre sollevò la spada e colpì impietoso senza esitazione il corpo di Sua Grazia, che cadde a terra con un rantolo, mentre il sangue macchiava il suo abito immacolato.

Nessuna voce venne a fermarlo, nessuno osò levare un guanto, od una spada su di lui, in fondo Navarre era pur sempre stato il Capitano di quelle guardie che ora lo guardavano con rispetto e timore, non osando fermarlo.

Tutti erano sollevati di essersi liberati della minaccia costante e del dispotismo di Sua Grazia, ma nessuno osava ammetterlo.

Sulla porta della navata, Navarre incrociò lo sguardo triste di Philippe e quello disperato di Imperius, colui che aveva fisicamente levato un coltello sul povero falco, di fatto mettendo fine alla semivita di Isabeau.

“Navarre io… ti prego perdonami…” sbiascicò il vecchio con voce rotta e occhi gonfi di lacrime amare, guardandosi le mani e restituendo la lama al legittimo proprietario.

“Hai mai pensato che, forse, questo era il disegno di Dio fin dall’inizio? Hai fatto ciò che ti ho chiesto… sono io che dovrei chiedere perdono a te e a Dio, per non aver avuto abbastanza fede e coraggio per sperare…” La voce di Navarre appariva loro lontana, come se egli si fosse chiuso al mondo e alla vita. Il Capitano respirava ancora, ma di certo non viveva più.”

“Mio Signore, fatemi restare con voi. Io posso aiutarvi, proteggervi…” azzardò Philippe, molto angustiato per la sorte del Capitano.

“No, Philippe. Tu hai già fatto tanto per noi, ed è giusto che io ti lasci libero.. poi vorrei restare solo, ve ne prego… Attenderò la morte attraversando i giorni e le notti come Dio vorrà…” Le ultime parole di Navarre furono rivolte ad entrambi, sia al topo che al Monaco, prima che il Cavaliere salisse in groppa a Goliath e sparisse dalla loro visuale.

***

La maledizione non cessò quel giorno, con l’eclissi e la morte del vescovo di Aguillon, almeno non per Etienne Navarre…

Del tenebroso cavaliere si persero le tracce, anche se di notte, si diceva, che spesso nel dintorni di Aguillon si sentisse un ululato straziante e qualcuno, i più temerari, giuravano di aver visto un lupo nero, un lupo solitario aggirarsi per le campagne della città.

Inoltre, ad ogni anniversario passato dal giorno della morte di Sua Grazia e della venuta dell’eclissi, le donne di Aguillon trovavano, al pozzo comune, dei fiori di girasole che, solo in pochi sapevano, essere i fiori preferiti della compianta contessa Isabeau D’Anjou, il cui corpo fu trovato senza vita, proprio il giorno dell’eclissi.

Nessuno in Aguillon ne parlò mai più apertamente, ma la triste storia della dama e del cavaliere, il racconto del loro amore travagliato, e del loro tragico destino, divenne una struggente ballata, la quale viene ancora oggi narrata ai bambini e alle fanciulle e ai fanciulli di ogni età.

Il falco e il lupo, sempre insieme, eternamente divisi… finché non rimase che un solo cuore, quello del lupo, senza più lacrime da versare, solo dolore…

***

[727 words]

Samanta Crespi

© Riproduzione Riservata

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