La chimera di Praga: recensione

La chimera di Praga è il primo volume della trilogia fantasy di Laini Taylor, già conosciuta e apprezzata in molti paese per la recente duologia composta da Il sognatore e La musa degli incubi.

Qui non ci troviamo in un mondo di fantasia come ne Il sognatore, ma nella Praga dei giorni nostri.

La protagonista è Karou, una ragazza particolare che porta molti tatuaggi e i capelli blu. Karou è un’artista e assieme all’amica Zuzana frequenta una scuola d’arte e passa i pomeriggi al Poison Kitchen, un locale di Praga molto particolare con bare al posto dei tavoli e statue con maschere anti-gas. Il locale, il preferito dalle due giovani studentesse, è diventato famoso grazie ad una guida di Praga.

Karou però non passa solo i suoi pomeriggi tra disegni e conversazioni stravaganti, lei non è come tutte le altre ragazze diciassettenni. Ha una doppia vita che comprende Svolgere i compiti più strani e nei luoghi più impensati, per il suo mentore, Sulphurus, che è quasi un padre per lei, che è cresciuta senza famiglia.

Solo che Sulphurus ha l’aspetto di un diavolo anziché di un normale essere umano e commercia in denti.

Karou disegna spesso la sua stramba famiglia segreta sui suoi album numerati, solo che nessuno crede che quelle bizzarre creature siano vere, e invece lo sono.

Tutto inizierà a cambiare quando durante uno scambio con un profanatore di tombe, Karou incontrerà un essere alquanto strano, bellissimo e micidiale. Un angelo, un serafino, il cui nome é Akiva, ed egli è legato a doppio a Karou, solo che lei non lo sa ancora.

“Tanto tempo fa un angelo e un diavolo si innamorarono. Non finì bene”.

Senza entrare troppo nel dettaglio per non rovinare la sorpresa, posso dire che ho apprezzato molto questo primo volume, mi ha colpito per la sua freschezza, la scorrevolezza e la ricchezza di sfaccettature dei personaggi.

Anche per chi non è un ex studente del liceo artistico come me, è facile immedesimarsi in Karou e Zuzana.

Risultano subito simpatiche e accattivanti, così verosimili nella loro prorompente adolescenza.

Karou è la ragazza dai capelli blu dagli strano tatuaggi, dagli strani racconti, e dalla strana aura magica che le gira intorno, Zuzana è la fata idrofoba che, nonostante non creda nell’amore, finisce per innamorarsi di Mik un violinista conosciuto al teatro dove fa la burattinaia.

Quando Karou per conto di Sulphurus incontra il mercante in Marocco e poi successivamente viene quasi uccisa da Akiva, tutto cambia.

C’è qualcosa che scatta tra loro e nello stesso tempo qualcosa di terribile accade a Sulphurus e alle altre chimere. I portali con cui Sulphurus comunica con ls terra vengono bruciati, sigillate le porte e Karou perde ogni contatto con la sua unica famiglia.

La ragazza cerca l’angelo e quando lo trova scopre che può ferirlo coi tatuaggi che ha sulle mani: gli hamsa.

Akiva dopo essere stato del tempo insieme a lei, anche per riprendersi dai terribile potere devastante degli hamsa, inizia a fidarsi e tra loro diviene sempre evidente la scintilla del sentimento reciproco.

C’è qualcosa che ancora li divide e che frena Akiva dallo stare semplicemente con Karou, ed è il fatto che lei non sa qualcosa che lui invece conosce, e finché non spezzeranno l’osso del desiderio che Sulphurus aveva sempre con sé, e c’è ora ha affidato a Karou, non potrà sapere e scegliere la cosa migliore.

In questa storia niente è come sembra, e il colpo di scena è dietro l’angolo. Mi ci sono innamorata e se decidete di imbarcarvi nella lettura di questa trilogia non ve ne pentirete.

Samanta Crespi

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