Le terrificanti avventure di Sabrina: Parte 2 – recensione

Una delle principali problematiche della prima stagione de Le terrificanti avventure di Sabrina, per quanto bella potesse essere, era l’essere forse troppo titubante su diverse scelte. Sembrava giungere a qualcosa in determinate situazioni, le quali tuttavia non venivano esplorate molto o erano lasciate al caso, sia parlando di personaggi sia parlando del mondo stregonesco che circonda la protagonista.

Ebbene, in questa seconda parte (perché si parla di parti, non di stagioni, come ci suggerisce Netflix) tali aspetti vengono esplorati e approfonditi, dando allo spettatore sia un senso di appagamento sia una voglia di sapere ancora di più.

Ormai divenuta una strega a tutti gli effetti, Sabrina dovrà affrontare numerose insidie, riguardanti sia la sua vita magica che quella mortale. Padre Blackwood non intende tollerare le sue continue ribellioni ad una società satanica rigorosamente maschilista, mentre la signora Wardwell, o per meglio dire Lilith, continua a darle manforte, forse per un suo tornaconto personale, forse per un piano più grande. Nel frattempo, Harvey e Rosalind iniziano la loro relazione, seppur l’ombra di Sabrina continui ad esserci, e Susie affronta la sua transizione sessuale, riconoscendosi sempre più in Theo, la sua vera natura.
Ancora peggio, il Signore Oscuro sembra aver iniziato a guardare Sabrina con più attenzione di quanto non lo facesse in passato, rendendo così la giovane strega un bersaglio facile per lui e i suoi affiliati.

Ciò che davvero sorprende di questa stagione è il già citato approfondimento del mondo magico, un posto molto più oscuro e liberatorio di quello “babbano”, e in cui l’avversione al Falso Dio regna sovrana, a dispetto delle sue regole. Fattore questo che molti credenti potrebbero trovare disturbante, ma che affascinerà chiunque abbia la mente aperta e riconosca a questa stagione per lo meno i suoi pregi tecnici e narrativi. Tuttavia, se si è tiusciti a superare il rituale cannibale della prima stagione, si è pronti a tutto.
Un club esclusivo gestito da Dorian Gray, per fare un esempio, o le loro usanze su un macabro e assai lussurioso San Valentino, i Lupercalia.
Ci si addentra nella credenza delle streghe e nella loro religione, attraverso spettacoli teatrali si comprende la loro avversione a Dio e la loro devozione a Satana, in un perfetto esempio di “show, don’t tell”, in strutture e inquadrature nelle quali prevale il filtro rosso sangue, che aumenta il senso di insabilità e macabro che impregna quiesta serie.

Gli effetti speciali sono estremamente ben riusciti, sia parlando di una CGI poco marcata negli incantesimi e di make-up accompagnato da animatronics nelle creature oscure, entrambe le quali danno al tutto un senso di realtà e tengibilità e mai di stranietà.


Paradossalmente, vi sono anche qui degli aspetti appena citati, ma che non vengono esplorati appieno, come i Missionari, ferventi cristiani dediti alla caccia alle strege, dei quali sappiamo poco o nulla. Si spera verranno approfonditi nelle prossime stagioni.

Sabrina è diventata decisamente più intraprendente e temeraria di quanto non lo fosse nella prima parte. Ha imparato duramente che determinate scelte portano a conseguenze irrimiediabili, ed è dunque costretta a scendere a compromessi e a trovare espedienti sempre più drastici per poter imporre la propria volontà e il proprio peso nel suo mondo. Fa piacere che, nonostante abbia firmato il Libro della Bestia, continui a far valere la propria autorità e non abbia perso un briciolo del suo carattere. Si ribella sia alla sua antiquata società sia al bigottismo cristiano, come vorrebbe qualsiasi personaggio ben sfaccettato.

Harvey, Rosalind e Theo vegono esplorati ancor di più, e non vengono utilizzati solo come damsels in disdress che Sabrina deve continuamente aiutare, ne’ come sue spalle, ma come dei veri e propri amici, capaci di avere dubbi su di lei, aiutarla, criticarla, sostenerla e aver bisogno di lei nei momenti giusti. Theo è forse il personaggio più interessante: la sua transizione viene esplorata con serietà e maturità (contando anche il fatto che l’attore stesso che lo interpreta è transgender).

Un finale forse un po’ troppo anticlimatico, soprattutto dopo un enorme build-up nelle ultime puntate per arrivarci, e nonostante la scena più bella e artistica di queste due stagioni in cui si omaggia uno dei migliori musical di tutti i tempi, stona un bel po’.

E ovviamente, Salem continua a restare muto. Le parole pronunciate dal corvo Stolas ci hanno dato speranza che fosse lui il prossimo a parlare, ma non è stato così. Si capisce che si è voluti restare fedeli al materiale originale, ma un piccolo fanservice ogni tanto non fa mai male.

In sostanza, Le terrificanti avventure di Sabrina: Parte 2 resta un prodotto assai valido, forse non uno dei migliori live action di Netflix come Narcos, Stranger Things o The Crown, ma comunque un’ottima scelta da parte di qualunque spettatore voglia gustarsi della macabra magia.

Andrea De Venuto

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