L’amore è una favola di Annarita Briganti

Tutti sanno cos’è l’amore, ma nessuno, forse, sa comprenderlo totalmente. Perché l’amore non accetta definizioni: è un’esperienza che va vissuta fino in fondo. Come fa #Gioia Lieve, la protagonista del nuovo romanzo di Annarita Briganti, che attraversa la vita e i sentimenti con la felicità e la leggerezza che il suo nome suggerisce, nei limiti del possibile. Gioia è una giornalista culturale freelance, ovvero precaria, e una scrittrice. Conosce Guido Giacometti, l’Artista, per un lavoro che inizialmente non voleva fare. Una delle sue più care amiche, Marcella, le chiede all’ultimo minuto di scrivere la prefazione al catalogo della mostra dell’Artista, Cuori Ribelli, che sarà inaugurata al Museo Madre di Napoli, il giorno di San Valentino. E così Gioia incontra Giacometti, enfant prodige della scena artistica, nonché seduttore seriale. È amore a prima vista, ma un amore difficile e contrastato, che lei cerca di far crescere contro tutto e contro tutti. Tra presentazioni di libri, festival, vernissage e pranzi in riva al mare, seguiamo la loro storia, fino all’inatteso epilogo. Ambientato tra Milano e Napoli, tra Arte e Editoria, L’amore è una favola contiene anche una dura condanna della violenza contro le donne, che irrompe nella complicata esistenza della protagonista. Un romanzo che parla della vita, per tutti quelli che hanno il coraggio di amare, lottare, sperare.”

 

L’ospite dell’Oracolo del tè di oggi è Annarita Briganti, giornalista culturale e scrittrice di talento (dai molti talenti, è un vulcano inesauribile di idee ed energia), e autrice di due veri e propri gioielli della narrativa italiana degli ultimi anni, Non chiedermi come sei nata e L’amore è una favola, editi in Italia da Cairo Editore. Due romanzi che hanno come protagonista Gioia Lieve, due storie forti, intense, in cui alla finzione narrativa si intreccia l’attualità, temi importanti come la fecondazione assistita e la violenza contro le donne. Storie che accarezzano e graffiano, che lasciano in dono al lettore emozioni contrastanti, ma vive. Che fanno riflettere, che muovono, animate da personaggi impossibili da dimenticare, perché hanno indosso i nostri stessi abiti, nel cuore le medesime speranze.

 

Quale di loro farai sedere al tavolo dell’Oracolo?

Gioia Lieve, protagonista di “Non chiedermi come sei nata” e “L’amore è una favola”, entrambi Cairo, come il terzo romanzo, ma non posso ancora dire se e come ci sarà ancora lei… Sorpresa!

Bene, accomodati Gioia!

Il tratto principale del mio carattere 

L’amore per gli altri. Nonostante delusioni, ferite, cicatrici, sono sempre pronta a conoscere nuove persone, a farle entrare nella mia vita, pubblica e privata. Bisogna tenere sempre il cuore aperto. La solitudine è una droga, ma è innaturale e, alla lunga, fa male.

La qualità che desidero in un uomo. 

Un cervello grosso come una casa, e l’affidabilità. Se dici che mi chiami o che mi scrivi, lo fai. Se dici che ci vediamo, ci vediamo. Se ti scrivo, mi rispondi. Uno che non mi tenga sulla corda. Sono stufa di uomini-yogurt, con la scadenza incorporata, come spiego in “L’amore è una favola”.

La qualità che preferisco in una donna. 

L’assenza di botulino. Le “milfone” pseudo rifatte, che si fotografano con i filtri, e bambini e gatti, a volte contemporaneamente, sui social stanno diventando una piaga sociale. Non avendo né figli né animali domestici, rischio di essere discriminata, ma il mio corpo, con le sue morbidezze e cicatrici, e con le sue bellezze, è tutta farina del mio sacco. Non riservo delusioni, nel passaggio da Instagram alla vita reale.

Quel che apprezzo di più nei miei amici. 

L’esserci quando devono esserci senza chiedere niente in cambio, e proprio per questo ricevono tantissimo, e anch’io da loro.

Il mio principale difetto.

L’insicurezza, che mi porta a fare dei gran casini, soprattutto con gli uomini. Il non verbalizzare, a volte, nel privato. Poi, sto male, ma sto facendo dei gran passi avanti.

La mia occupazione preferita.

Questa è facile: scrivere.

Il mio sogno di felicità. 

Scrivere, essere innamorata e non avere il conto in rosso. Gli ultimi anni non sono stati facili.

Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia.

Non essere più autosufficiente. Vivendo sempre da sola, mi chiedo chi si occuperà di me quando sarò vecchia, che fine farò. Lo dichiaro: nel caso, fatemi morire.

Quel che vorrei essere. 

Quello che sono. Amo le mie imperfezioni. Amo le imperfezioni degli altri, purché non ti si ritorcano contro, non siano usate come alibi per farti del male.

Il paese dove vorrei vivere. 

Italia, con trecento punti interrogativi? Lavorando con la nostra lingua, che è la più bella del mondo, sarebbe pericoloso trasferirmi all’estero, ma, se le cose non migliorassero, non lo escludo. Tra l’altro, amo le lingue, le imparo molto in fretta.

Il colore che preferisco. 

Rosa, fucsia, verde, ma black is always good, come mi ha detto una commessa di Amsterdam, mentre provavo un tubino che seguiva bene le forme del mio corpo, vedi “Non chiedermi come sei nata”.

Il fiore che amo. 

Margherita e ortensie, ricordi d’infanzia, ma guardo con simpatia anche alle tanto bistrattate mimose e alle rose gialle, citate in “L’amore è una favola”, seppur in un contesto di thriller, di stalking, che ho subito.

L’uccello che preferisco.

L’anatra, e il Giovane Holden tutta la vita.

I miei autori preferiti in prosa.

Ogni scrittore americano contemporaneo, meglio se vivesse a New York, anzi a Brooklyn, ma considero un grande maestro, per l’autofiction, anche Carrère e non potrei fare a meno, soprattutto nelle mie notti insonni, delle poetesse donne, da Emily a Wislawa.

I miei poeti preferiti. 

Vedi sopra, più Montale. La mia migliore amica, in entrambi i romanzi, si chiama Clizia e il suo convivente-innamorato-pazzo Eugenio. Clizia era una delle Muse preferite del poeta. È un omaggio a lui, ma non se n’è accorto quasi nessuno.

I miei eroi nella finzione. 

Holden, sempre. Ogni volta che lo rileggo, piango e rido negli stessi punti. Certi personaggi maschili, con cui avrei voluto uscire a cena, l’ho fatto con i loro autori. E, tra quelli delle mie storie, Guido, su tutti. Impossibile non innamorarsi di lui, anche se ti fa impazzire, tra assenze presenze luci ombre verità segreti.

Le mie eroine preferite nella finzione. 

Jo di Piccole Donne, faccio la scrittrice grazie a lei. Tutti i personaggi femminili che non si arrendono alle cose della vita.

I miei compositori preferiti. 

Il valzer viennese di Strauss riesce a commuovermi ogni giorno dell’anno, non solo il 1° gennaio. Il mio sogno sarebbe ballarlo, con un bel cavaliere.

I miei pittori preferiti. 

Anche questa è facile. Amo l’Arte contemporanea, meglio se “cattiva”, pari a un pugno nello stomaco. Quindi, il mio pittore preferito è quello che dobbiamo ancora scoprire. Se dovessi scegliere tra quelli che fanno già parte della tradizione, Van Gogh, Picasso e Lucian Freud.

I miei eroi nella vita reale.

Devo ancora conoscerlo e vorrei che diventasse il mio fidanzato.

Le mie eroine nella storia. 

Le streghe, che hanno pagato la loro indipendenza con il rogo.

I miei nomi preferiti. 

Iris, avrei chiamato così mia figlia, e Anna, per il suo essere il più bel palindromo del mondo, e il nome di una persona cara.

Quel che detesto più di tutto. 

L’inaffidabilità, la cattiveria con l’aggravante della cattiveria gratuita, l’ingiustizia e quelli che ottengono traguardi senza meritarseli.

I personaggi storici che disprezzo di più. 

Mussolini e Hitler. Mi fa schifo pure nominarli.

L’impresa militare che ammiro di più. 

Nessuna. Credo che la società si costruisca in altri modi, mai con le armi né tantomeno con le guerre. Solo tanto amore, dialogo, senso dell’altro.

La riforma che apprezzo di più. 

Quella che aspettiamo da secoli, sulla pelle di tutte le persone che vogliono diventare genitori: una legge che risistemi la fecondazione assistita aprendo la procreazione di questo tipo anche ai single e ai gay, stessa cosa per l’adozione, vedi “Non chiedermi come sei nata”. È un’indecenza, che rende l’Italia un Paese meno civile di quello che dovrebbe essere, discriminando i poveri. I ricchi, spiace dirlo, i bambini se li “comprano”, anche andando all’estero.

Il dono di natura che vorrei avere. 

L’altezza.

Come vorrei morire.

Amata.

Stato attuale del mio animo. 

Sotto pressione, il che mi porta anche in territori fantastici sia pubblici sia privati, ma è dura.

Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.

Nessuna.

Il mio motto. 

L’unione fa la forza. Ma anche: Domani è un altro giorno, e, se non andasse bene, c’è sempre dopodomani, come dico in “L’amore è una favola”.

Grazie per aver accettato l’invito dell’Oracolo del tè!

Abbinamento goloso: per apprezzare al meglio la lettura di questi splendidi romanzi che arrivano dritti al cuore delle donne propongo un dolce che arriva da molto lontano: la pavlola nella versione ai frutti rossi, per esaltare ancora di più la bellezza dell’essere donna, fragile e dolcissima come la meringa che la compone. Un dolce simbolo della natura femminile per eccellenza, realizzato proprio in onore di una donna. Meglio di così!

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Valentina Cebeni

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