Jumanji – Benvenuti nella giungla: recensione

Era il 1995 quando nelle sale uscì Jumanji, opera per ragazzi tratto da un famoso libro di Chris Van Allsburg, che per protagonista aveva un Robin Williams in versione selvaggia, nei panni del temerario Allan Parrish, reduce da una vita passata nella foresta per colpa di un malefico gioco di società.

Ora, di acqua sotto i ponti ne è passata da quella pellicola diretta da Joe Johnston (regista di Jurassic Park 3) e nonostante nel frattempo tutto ha taciuto, tranne il fatto che nel 2005 è stato fatto uno spin off tra le stelle (con il riuscito Zathura – Un’avventura spaziale diretto da Jon Favreau), ecco che la parola magica di questo gioco di società torna a troneggiare sui grandi schermi, tramite un film che funge sia da reboot che da sequel di quel titolo targato ’95; Jumanji – Benvenuti nella giungla è il tentativo quindi di riavviare una formula di successo, che abbia saputo miscelare senso dell’avventura con quello della fantasia.

E quando parliamo di avventura ecco che per protagonista vedi subito spuntare sua rocciosità Dwayne Johnson, qua alla guida di un cast che comprende la presenza di Jack Black, Kevin Hart e Karen Gillan, tutti sotto la regia del Jake Kasdan di Bad Teacher – Una cattiva maestra e Sex Tape – Finiti in rete, nonché figlio del noto regista e sceneggiatore Lawrence Kasdan.

La storia di Jumanji – Benvenuti nella giungla prende avvio negli anni ’90, subito dopo la fine del film precedente, dove il noto gioco da tavola assume le sembianze di ciò che è il passatempo maggiore dei giovani dell’epoca, ovvero un videogame.

Passano vent’anni e questo gioco arriva nelle mani di quattro studenti in punizione nella loro scuola: il nerd Spencer (Alex Wolff), lo sportivo Anthony (Ser’Darius Blain), la bella Bethany (Madison Iseman) e la riservata Martha (Morgan Turner).

Entrambi verranno catapultati nella giungla di Jumanji, nei panni dei personaggi protagonisti del game; rispettivamente il dottor Smolder Bravestone (Johnson), il minuto Moose Finver (Hart), il professor Shelly Oberon (Black) e la combattente Rudy Roundhouse (Gillan).

I quattro dovranno imbattersi in una serie di rocambolesche avventure pur tornare a casa, nonostante il percorso sia pieno zeppo di situazioni critiche e nemici spietati.

Premessa: il bello di un film come Jumanji era il fatto che la sua riuscita stava tutta nella trovata del portare, per magia, la natura selvaggia tra i palazzi di una comune cittadina, animali feroci compresi.

In Jumanji – Benvenuti nella giungla tutta questa magia va a perdersi completamente, gettando lo spettatore nel mezzo di un’avventura tra le terre di una foresta amazzonica, come un qualsiasi derivato di Indiana Jones ha fatto in tutti questi anni (a proposito, papà Kasdan è stato tra l’altro sceneggiatore de I predatori dell’Arca Perduta).

Nota stonata in più: la regia non ha alcuna intenzione di ricreare chissà quale universo fantasioso in riguardo, regalando giusto un paio di effetti speciali a base di animale in CGI (ippopotami, rinoceronti, insetti e serpenti) e nel contempo trovando uno svolgimento svogliato; non contenti, ci si affida all’ironia del caso inoltre, girando attorno alla magnificenza fisica di Johnson o, peggio ancora, alla profonda natura femminile del personaggio di Black, creando stupide scenette con omosessualità latente per un prodotto nato per ragazzi, cose che magari non aiutano granché all’intrattenimento base di Jumanji – Benvenuti nella giungla.

Di avventura ne troverete abbastanza qua, quello sì, ma amalgamata malamente e, alla fine, anche fuori luogo, nonostante sia un film nato per tirar fuori il bambino che è in noi; il Jumanji di vent’anni fa lo faceva anche fin troppo bene, questo neanche ci si avvicina.

 

Mirko Lomuscio

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