Indizi e silenzi: intervista esclusiva a Alessandro Cerutti

Laureato in Teologia, oggi insegna presso alcuni istituti superiori di Torino, tra cui il carcere “Lorusso Cotugno” e lo “Juventus college”. Nel 2014 ha pubblicato con Riccadonna Editori, L’incantesimo e la spada. Da questo romanzo, è nato lo spettacolo teatrale Fra magia e arte. A maggio 2017 ha pubblicato con Riccadonna Editori, insieme ai suoi alunni, una raccolta di racconti sul tema della disabilità dal titolo Volare liberi. In seguito, ha pubblicato L’ordine del Mandylion, sempre con Riccadonna Editori. Oltre ai romanzi, scrive anche dei racconti brevi, che hanno ricevuto diversi premi e riconoscimenti.

La sua ultima fatica letteraria è Indizi e silenzi (Golem Edizioni). Se volete saperne di più, leggere l’intervista qui sotto!

Hai carta bianca e tre aggettivi per descriverti…

 Mi descrivo non con degli aggettivi, ma con i gruppi e generi musicali che ascolto. In me e nei miei scritti c’è un po’ di ACDC, Loreena McKennitt, Tori Amos, e perché no, anche un po’ di Saor Patrol. Cioè rispettivamente musica rock, celtica, pop e celtica tribale. A volte gli estremi si toccano!!!

Mai senza…?

Scrivere, fantasticare, immaginare complotti alla fermata del bus. E chiaramente mai senza mia moglie e mia figlia.

Cosa ti piace leggere?

 Ci sono tre autori che stimo moltissimo Jeffery Deaver, per la capacità di creare suspense; Michael Connelly, per aver creato Harry Bosch; e Frank Schätzing perché è un genio versatile che scrive dal genere giallo storico alla fantascienza. Forse un po’ mi ispirò a loro.

Se dovessi esprimere tre desideri?

Mantenermi scrivendo, un buon futuro per le persone che amo e mantenere le persone che amo scrivendo. Sono monotono?

La tua vita in un tweet?

Non mi ricordo quanti caratteri ha un Tweet, ops forse li ho già superati. Allora sarò breve: sempre di corsa.

Parlaci del tuo romanzo. A chi lo consiglieresti e perché?

Indizi e silenzi è un giallo in cui i capitoli si alternano tra passato è presente, rincorrendosi e portando il lettore sempre più dentro ad una vicenda intricata. I molti indizi e i tanti silenzi porteranno alla soluzione del caso? Lo consiglio a tutti coloro che amano il giallo classico: indagini e intuizioni.

Come sono nati i personaggi?

Rita Salati, la protagonista, è nata durante un colloquio con mio padre, un lettore accanito di gialli. Mi disse: “Se vuoi scrivere un giallo, per favore non creare un poliziotto musone, problematico, divorziato e con un sacco di vizi! Ci sono già troppi personaggi così. Fai uno normale”. Io ci ho pensato e ho creato Rita. È una donna, madre e moglie, che ha a che fare con i problemi quotidiani, ma anche con la necessità quasi fisica di catturare i cattivi. Gli altri personaggi invece… scopritelo leggendo il giallo

Le ambientazioni scelte provengono dal reale o sono anche una proiezione dell’anima?

Il romanzo è ambientato nella mia bella Torino e non ci sono dei sotto messaggi. Il racconto è lineare senza troppe introspezioni ma un misto di indagini e azione.

Come puoi riassumere ai potenziali lettori il tuo romanzo? Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere?

Una indagine che rincorre il tempo, e che guarda al passato, per cercare di dipanare una difficile matassa del presente. Rita lotta per fare bene il suo lavoro, però ha anche dovuto lottare contro il suo corpo che, prima dell’inizio del romanzo, le ha giocato un brutto scherzo. Mi verrebbe da dire però: tutto è possibile per chi ha il coraggio di osare.

Sei già al lavoro su un nuovo manoscritto?

Mai stare fermi. In contemporanea a Indizi e silenzi, è uscito per Impremix Edizioni Visualgrafika, un romanzo sui campi profughi dell’ex Jugoslavia intitolato Come l’acqua di Sebilj. Sto anche lavorando al terzo capitolo della saga fantasy dedicata al cavaliere della tavola rotonda Tor. I primi due capitoli, ovvero L’incantesimo e la spada e L’ordine del Mandylion, sono stati pubblicati da Riccadonna Editori (Ricordate Schatzing il genio versatile, non sono un genio, ma un poco versatile sì). Per parafrasare un vecchio detto “chi si ferma e non scrive più è perduto!”.

Silvia Casini

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