Il segreto della speziale: recensione

Il segreto della speziale di Sarah Penner è un romanzo che intreccia la vita di due donne, in un arco temporale di più di due secoli.

Nella è una speziale che vive a Londra sul finire del 1700 e ha ereditato la propria bottega e il proprio sapere dalla madre che le insegnato i segreti delle erbe e spezie per curare le donne e i loro problemi di salute.

Solo che Nella Clavinger non si limita solo a “curare” le donne dai loro malanni, come faceva sua madre, ma le aiuta anche in altri modi un po’ più “discutibili”.

Su un registro che è stato lo stesso che usava la madre per le sue annotazioni, Nella tiene conto dei nomi delle donne che si rivolgono a lei chiedendo “rimedi”, ovvero veleni per togliere di mezzo i propri mariti, compagni, famigliari e padroni.

Tutto inizia a cambiare quando Nella incontra una giovanissima cliente Eliza Fanning di anni 12, che chiede un preparato per la propria signora, che vuole liberarsi del marito in modo discreto.

L’altra protagonista di questa storia è Caroline Parcewell, una donna americana che si trova nella Londra dei giorni nostri, sta trascorrendo quello che doveva essere il viaggio di anniversario di matrimonio da sola. Come spesso succede Caroline ha scoperto che il marito la tradiva con una collega così ha deciso di partire per Londra con il cuore infranto e tanta voglia di lasciarsi tutto alle spalle.

Sarà proprio il ritrovamento fortuito di una boccetta di vetro sulle rive del Tamigi ad avvicinare le storie e i destini della moglie tradita con l’antica speziale vissuta più di due secoli prima.

In passato la gente veniva qui a recuperare vecchie monete, anelli e vasellame, per poi rivenderli. Di questo scrivevano i vittoriani: tutti quei poveri bambini che scendevano al fiume cercando un modo per potersi comprare un tozzo di pane… Oggi, invece, lo facciamo perché ci piace. La nostra regola è: quello che trovi, è tuo”.

E la boccetta porterà Caroline ad affrontarsi e ad affrontare un viaggio che è una scoperta, ma anche un riscatto, qualcosa che le farà capire che la sua vita così come l’aveva vissuta fino a quel momento non andava bene.

Per quanto riguarda Nella Clavinger, la speziale, la donna è malata e stanca, ha molti segreti e difficoltà, ma non smette di aiutare le donne che bussano alla sua porta, il cui registro minuzioso serve a dar loro giustizia e memoria, un posto nel mondo della Londra vittoriana, che non lasciava molto spazio alle donne e alle loro vere aspirazioni.

La trama del romanzo si snoda tra diversi punti di vista alternati e dettagli che di volta svelano i misteri del passato, rendendo giustizia anche al presente.

Il personaggi di Nella e di Eliza, la sua giovane amica, sono quelli meglio caratterizzati e più interessanti, dal punto di vista di lettrice, mi sarebbe piaciuto fosse dato più spazio al loro passato, alla loro introspezione, soprattutto per quanto riguarda Nella.

Mentre ho trovato quasi noiose e banali le azioni e introspezioni di Caroline.

Molto spazio è stato riservato a Caroline e a suo marito e al loro matrimonio in crisi.

Questa parte “moderna”, rispetto alla parte sul “passato” della bottega della speziale e la sua vita, risulta davvero noiosa e piena di cliché, avrei preferito molto di più che si parlasse della vita di Nella e di sua madre, dalla quale ha ereditato la bottega e il talento.

Poteva essere un romanzo con molto potenziale, interessante, pieno di suspense, se si fosse tralasciato un po’ il lato della relazione irrisolta di Caroline.

Sul finale non mi pronuncio troppo per non rovinare la lettura a chi non conosce ancora la storia, ma davvero non è all’altezza e non è minimamente coerente con tutta la narrazione e le vicende storiche ed emotive delle protagoniste coinvolte.

Decisamente ci sono toni troppo romance in un romanzo che pareva essere più un giallo storico, anche se ribadisco poteva essere molto interessante se si fosse narrata solo la metà, quella della storia riguardante le speziale e il suo mondo.

“Anche io, sulle mie pagine, appuntavo nomi di piante, come l’ortica e l’issopo e l’amaranto, sì, ma accanto a rimedi più sinistri, come la belladonna e l’elleboro e l’arsenico. Quei tratti d’inchiostro celavano tradimenti, angosce e… oscuri segreti”.

Samanta Crespi
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