Il rilegatore: recensione

A prima vista Il rilegatore può sembrare un libro fantasy, soprattutto leggendo la sinossi, invece è un testo che parla dell’importanza dei ricordi, e di quanto questi ci condizionano o ci definiscono come persone. Chi può dire se dimenticando un evento importante della nostra vita, saremmo ancora noi stessi? Certo l’elemento magico in questo libro è presente, ma resta sullo sfondo, al centro ci sono invece i sentimenti, le credenze, le persone.

Così scopriamo che il mestiere del rilegatore rievoca una sorta di maieutica socratica, un lavoro di comprensione ed empatia, di cui il libro dei ricordi è il prodotto finale.

Il romanzo è scritto in prima persona, inizialmente dal punto di vista di Emmett Farmer, un giovane che vive con la sorella e i genitori. Tutti insieme gestiscono una fattoria.

Solitamente non amo la scrittura in prima persona, perché raramente, su di me, ottiene l’effetto di farmi immedesimare nel soggetto protagonista. In questo caso, invece, tutto funziona perfettamente e anzi l’uso stilistico della narrazione in prima persona cattura immediatamente e ti trascina dentro la storia, oltretutto permetterà poi il cambio del punto di vista: da quello di Emmett, si passerà a quello di Lucian Darnay e viceversa.

Lucian è l’altro protagonista della storia, insieme a Emmett e a sua sorella Alta. Lucian è un ragazzo di buona famiglia, i cui possedimenti dello zio confinano, o per meglio dire, sconfinano, con quelli della famiglia Farmer. Tutto avrà inizio grazie alla sorella di Emmett, Alta, la quale, giovanissima, si prenderà una bella cotta per il giovane Lucian Darnay.

Sullo sfondo delle vicende dei tre ragazzi e della nascita della loro amicizia, aleggia la paura è la diffidenza nei confronti dei libri e del mestiere del rilegatore, che viene visto più come una stregoneria e i cui libri ottenuti sono oggetti pericolosi, addirittura da bruciare o seppellire. In un’inquietante eco della caccia alle streghe di stampo medievale.

Il perché di tanto timore è tanto astio confronti dei libri e di chi li costruisce verrà spiegato in seguito.

Il rilegatore è come un medico e il libro è come una cura, attraverso la pratica della rilegatura, Emmett Farmer, apprendista rilegatore presso la vecchia Seredith, scoprirà che non c’è niente di più caro al mondo dei propri ricordi.

In questo romanzo niente è come ti aspetti che sia, ed è pieno di situazioni sorprendenti.

C’è un passato turbolento, una società molto rigida, una storia d’amore travagliata e un alone misterioso che circonda le vite e le azioni di alcuni personaggi.

È uno dei pochi libri che appena concluso ti verrebbe voglia di leggerlo di nuovo per scoprire e ritrovare dettagli e indizi della storia che alla prima lettura inconsapevolmente ti erano sfuggiti.

Me ne sono letteralmente innamorata e come ogni buon libro che si rispetti, quando l’ho concluso, mi ha lasciato addosso la dolce nostalgia dei personaggi e della storia.

Bridget Collins e il suo romanzo Il rilegatore sono stati una piacevolissima scoperta. Da avere, da leggere e da rileggere più e più volte.

Samanta Crespi

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