Il cielo sopra il Pigneto: intervista esclusiva a Cristiano Ranalletta

Cristiano Ranalletta è nato a Roma. È ingegnere, scrittore e docente di alcuni corsi post laurea. Ha pubblicato il romanzo breve Tutti i giorni (Lespisma, 2015). Il cielo sopra il Pigneto è il suo secondo romanzo.

Sin dal suo titolo, il libro si connota geograficamente in modo puntuale: Il cielo sopra il Pigneto. E lo fa nell’unico modo che è possibile adottare nell’epoca della localizzazione automatica e del delirio social delle “registrazioni”: in modo emotivo. Federico, il protagonista del romanzo, vive a Tor Pignattara, di cui il Pigneto è parte. Ci accompagna per mano in un dedalo di ragionamenti esistenziali e amorosi che si sovrappongono ai territori, alle piazze, alle vie. Una dimensione romana “sui generis”, in cui le stesse strade percorse da Pasolini e da famosi registi cinematografici vedono passare quotidianamente masse di bengalesi, “borghesi piccoli piccoli”, personaggi rigorosi, impegnati, borderline, tossici in crisi di astinenza. Una folla di personaggi necessaria a tenere insieme la disperata esigenza di fare del territorio uno spazio dell’emozione, un’estensione fisica del proprio mondo interiore, in un certo senso la propria casa. Da una lucida fotografia della realtà multiculturale che si sovrappone a un viaggio interiore, l’autore ci restituisce storie d’amore e di abbandoni, l’incanto della fragilità umana.

Hai carta bianca e tre aggettivi per descriverti…

“Ognuno di noi si sospetta dotato di almeno una delle virtù cardinali, ed ecco la mia: sono una delle poche persone oneste che abbia mai conosciuto” – avrebbe detto Nick Carraway ne il Grande Gatsby. Mi ci ritrovo.

Mai senza…?

La mia pipa.

Cosa ti piace leggere?

Le scritte sui muri, al netto di alcune orrende e inutili, molte raccontano la vita con una miniatura. 

Gli autori post moderni americani,  in generale tutti quelli capaci di infilarti un coltello nello stomaco fino all’ultima riga, senza conformismi. Quelli capaci di farti dimenticare whatsapp, messenger, le mail, le serie TV, le bacheche dei social.

Se dovessi esprimere tre desideri?

Ne esprimo uno: la banalità del bene (a oggi conosciamo solo la banalità del male).

La tua vita in un tweet?

Quelle finte per spiazzare l’avversario quando si giocava a pallone da ragazzini, cerco di farle con il pensiero. Se riesco a spiazzarti, ecco quello è il mio goal.

PS: L’importante è che non diventiamo la generazione di una vita per un tweet.

Parlaci del tuo romanzo. A chi lo consiglieresti e perché?

A chi ha voglia di emozionarsi, ancora e nonostante tutto.

Come sono nati i personaggi?

Dalle strade che percorro, dalla vita che ho vissuto e da quella che ho immaginato vivere.

Le ambientazioni scelte provengono dal reale o sono anche una proiezione dell’anima?

La realtà con i suoi conflitti e aporie è essa stessa una proiezione dell’anima.

Come puoi riassumere ai potenziali lettori il tuo romanzo? Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere?

Che “Nessuno attraversa la vita senza restare segnato in qualche modo dal rimpianto, dal dolore, dalla confusione e dalla perdita”. Ma poi potresti, in ogni caso, ritrovarti a sorridere beato.

Sei già al lavoro su un nuovo manoscritto?

Sto raccogliendo del materiale e delle idee sul concetto di verità. Ruoto attorno alla verità individuale e a quella collettiva (fake news e simili), naturalmente con una storia d’amore in mezzo.

Silvia Casini

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