Il castello invisibile: recensione

È difficile riuscire a creare una storia commuovente, ma Mizuki Tsujimura ci è riuscita. Questo libro potrebbe tranquillamente essere un film dello Studio Ghibli, sia per il realismo magico della trama, sia per le tematiche trattate.

Ma di cosa parla esattamente Il castello invisibile?

Koror, una studentessa delle medie, trascorre le giornate nella sua stanza, affidando al brusio della televisione il compito di attutire i pensieri e i rumori della vita di fuori. Da quando le cose a scuola si sono fatte troppo difficili, e cosi che ha deciso di rispondere al disagio e al dolore. Scomparendo. Fino al giorno in cui una luce improvvisa dentro lo specchio la rapisce per trascinarla altrove: in un castello abitato da una strana Bambina e da sei ragazzi che come lei hanno smarrito qualcosa. L’innocenza dei sogni. Le istruzioni per vivere. Il coraggio che serve per accettare se stessi. Solo raccogliendo la sfida che la Bambina dalla faccia di lupo propone loro, Kokoro e gli altri potranno scoprire che cosa li ha portati fin lì. E ritrovare ognuno a suo modo la strada del mondo.

Il castello invisibile si presenta come un romanzo di formazione dove i vari protagonisti imparano a crescere confrontandosi con loro stessi e gli altri. Infatti, tutti i bambini reclamati dalla ragazzina-lupo sono persone emarginate oppure con problemi familiari. Solo facendosi forza tra di loro potranno affrontare i propri demoni e trovare il coraggio di continuare a vivere. È incredibile come la scrittrice sia riuscita a trattare di temi come l’abuso su minori o il bullismo con il giusto tatto. Kokoro non esce di casa a causa delle compagne di classe, arrivate addirittuta a perseguitarla fin sotto casa ed è orribile come alcuni insegnanti sottovalutano il pericolo di questi comportamenti. Tra lei e la madre vi è un muro di incomprensioni : la madre pensa che lei stia fingendo, mentre Kokoro non ha il coraggio di dire le cose come stanno. Solo trovando il dialogo potranno capire fino in fondo l’una il dolore dell’altra.

Altra tematica del romanzo sono le fiabe, le vere protagoniste della storia: l’intero romanzo potrebbe considerarsi un “retelling” de Il lupo e i setti capretti, vi sono inoltre altri riferimenti a Cappuccetto rosso e le fiabe dei Grimm. Le fiabe sono un mezzo per insegnare ai bambini a maturare e affrontare gli ostacoli della vita e credo siano un ottimo tema per un percorso di crescita.

Parlando dei vari personaggi, ognuno ha le sue sfumature, i suoi difetti e dolcezze: Kokoro in primis è tenerissima e dimostra molto più coraggio di quel che crede. Interessante è la contrapposizone tra adulti e bambini, quasi tra i due ci sia una barriera che impedisca a entrambi di capirsi.

Inoltre, per un non giapponese, il libro è molto chiaro nella rappresentazione della società e della situazione scolastica, fatta di continue pressione che spesso spingono gli studenti o al bullismo o alla depressione.

In conclusione, Il castello invisibile è un libro che ti tocca il cuore, capace di far emozionare il lettore. Lo consigliamo a coloro che hanno apprezzato Your Name, Il castello errante di Howl, La ragazza che saltava nel tempo e La città incantata.

Debora Parisi

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