Futuro

Un mio modestissimo omaggio al locale “Bataclan” dove è avvenuto l’attentato la notte tra il 13 e il 14 novembre 2015. Giusto per ricordare che non si possono fermare i sogni con la paura.

Buona lettura.

Ladyhawke83

Il futuro è una di quelle cose a cui da giovane non ci si pensa se non nei termini di qualcosa di molto lontano da noi, qualcosa di indefinito, ed il più possibile vago.

Crescendo si capisce che il futuro che si sognava è l’adesso, e a volte questo può deludere.

Davvero ci si immaginava così?

Dove si è sbagliato?

Queste domande se le faceva spesso in quei giorni Chantal, ormai quasi trentatreenne, ripensando ai sogni di quando aveva sì e no vent’anni.

“Sarò un’artista famosa” si diceva “girerò il mondo” sognava “e i miei quadri saranno esposti al Louvre”.

“Vedo che ti piace pensare in grande, non ti stai un po’ sopravvalutando?” gli rispondeva Renard, con un filo di sarcasmo nella voce.

“Lasciala in pace Ren! Tu sei uguale!” Lo riprese Marisol.

“La mia musica di qua, la mia musica di là, e i concerti, e il Bataclan…” Gli fece eco l’amica dai riccioli folti e gli occhi troppo grandi, su quel suo viso minuto.

“Sono un così insopportabile narcisista secondo voi?” Chiese, un po’ mortificato, Renard alle due amiche dall’altro lato del tavolo.

“No… io penso tu abbia ragione Renard. Tu hai talento e per la tua musica non serve altro che ascoltarla, mentre per me, beh per me… è diverso…” avevo detto Chantal, divenuta d’improvviso triste e cupa in viso, si stropicciava le mani senza guardare gli altri due.

“Oh, dai Chantal, io scherzavo! Sai quanto io ami la tua arte e i tuoi dipinti” Le disse Renard, per tirarla un po’ su.

“Tu sì, ma gli altri? Molti non la capiscono e pensano che io sia solo una pazza visionaria…” continuò Chantal, fissando un punto oltre la spalla del ragazzo, senza vederlo in realtà, gli occhi velati di lacrime trattenute a stento.

Chanty tu sei meravigliosa e i tuoi quadri sono il riflesso di te, così piena di vita e di fiducia” Marisol le toccò la spalla, mentre Le parlava, ma era evidente che la mente di Chantal in quel momento era da un’altra parte. Forse non Dove era, ma con chi era la sua mente, era la domanda giusta.

“Scommetto che l’unico a pensare che la tua arte faccia schifo… Chantal, è quell’ignorante, becero, del tuo ragazzo italiano…” sputò fuori Renard, senza mezzi termini.

“Renard!” Gridò Marisol, quasi che fosse lei quella ad aver ricevuto l’offesa, e non l’amica.

“Sai Renard, forse hai ragione, ma io lo amo follemente, e forse in futuro cambierà”. Rispose Chantal, con una calma nella voce, quasi innaturale, come se la cosa non la toccasse.

“Per amore cambierà…” ripeté lei ai due amici, quasi che fosse un mantra con il quale auto-convincersi.

La realtà dei fatti, quasi tredici anni dopo quella conversazione tra Chantal, Marisol e Renard, era che non solo suo marito Luciano non era cambiato, ma anzi, se possibile, era addirittura peggiorato nelle sue posizioni.

Nel tempo che aveva vissuto insieme a lui, da sposati, lei lo aveva visto trasformarsi e cambiare radicalmente. Dopo la morte della madre Luciano si era irrigidito a tal punto,da non aprirsi più con nessuno, nemmeno con sua moglie.

Ogni cosa per lui doveva essere frutto di razionalità e funzionalità, ovvero, tutto quello che non rientrava nell’ordine della praticità e utilità veniva scartato dalla sua mente a priori. L’arte, nel senso stretto del termine, non faceva eccezione.

Luciano considerava la passione di Chantal, per la pittura, le mostre ed il resto, un po’ come una perdita di tempo, un bisogno infantile di approvazione.

Non aveva mai approvato del tutto il lavoro della moglie, che in verità non considerava neanche come un vero lavoro, tuttalpiù lo relegava nella testa come un passatempo, un costoso, e poco remunerativo, passatempo.

Come se tutto si potesse misurare in base ad una scala di guadagno.

Chantal scosse la testa al pensiero di come aveva reagito Luciano alla notizia dell’invito. La cosa era piuttosto semplice, in effetti: non aveva reagito, e lei non sapeva se preoccuparsene o meno.

Aveva voglia di disegnare, di imprimere sulla tela tutti quei pensieri e quel nervosismo strisciante che le veniva ogni qualvolta pensava alle parole del marito.

Lo amava ancora, ma si chiedeva in continuazione quale futuro potevano ancora insieme avere due persone che a malapena si parlavano al mattino, figuriamoci la sera, quando era già un miracolo che occupassero lo stesso letto per dormire.

All’improvviso Chantal si ricordò che era mattina presto, e lei era uscita di casa senza toccare cibo.

Decise di scrivere un messaggio a un’amica per chiederle di raggiungerla.

Nives?

Ciao, sei sveglia?

Ti va’ un caffè al Caffè Storico?

Ho bisogno di parlarti.

Ti aspetto.

Ch.

Inviò il messaggio e, senza aspettarne la risposta, mise via il cellulare e si avviò in centro, alla volta del bar caratteristico, dove facevano uno dei caffè più buoni di Savona.

La città si stava svegliando, col suo chiassoso tran tran mattutino e l’odore delle strade appena disinfettate, Chantal si legò più stretta la sciarpa, coi colori della pace, al collo e sospirò, quella si prospettava come una lunga giornata.

 

{843 parole, note escluse}

{5 ottobre. Prompt “futuro”}

 

Samanta Crespi

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