Fragolino sulla luna

C’era una volta un bambino che, qualunque cosa facesse, sapeva sempre un buon profumo di fragole. Per questo, sebbene il suo nome fosse un altro, fin dai suoi primi giorni fu chiamato Fragolino.

Fragolino era buffo: paffuto e piccolo di statura, sembrava un bidoncino del latte.

Amava trotterellare per la campagna, dove abitava con la mamma e con il fratello maggiore, e spesso andava ad aiutare il nonno a mungere le mucche, nella fattoria che sorgeva al limitare del campo. Il nonno lo sedeva accanto a sé, su un seggiolino basso, e con pazienza gli spiegava quella che era una vera e propria arte. Fragolino però aveva un solo scopo. Si piazzava proprio sotto alle mammelle della mucca e, quando il nonno andava a cambiare il secchio, lui strizzava forte e così il latte gli finiva direttamente nella bocca aperta. Mica stupido il piccolino!

L’infanzia di Fragolino fu bella. Fra passeggiate nei campi e giri in bicicletta; giochi coi compagni di scuola e momenti d’intimità con gli animali della fattoria del nonno, che lui amava tanto.

Finché, un giorno, suo fratello si ammalò e non vi fu nulla da fare. La malattia era grave, e a niente servirono le cure. La mamma e il nonno si prodigarono molto per salvarlo, ma il fratello di Fragolino, una notte d’estate, volò in cielo e non fece più ritorno.

Fragolino era molto triste, perché era abituato ad andare a scuola insieme al fratello e, dopo la sua dipartita, si sentiva troppo solo.

Anche la mamma era triste, e lei e il nonno non riuscivano a darsi pace. Ma c’erano le mucche della fattoria da accudire; la casa da mandare avanti. La vita insomma continuava, e molto presto sia la mamma che il nonno se ne fecero una ragione e ritrovarono la loro voglia di fare.

La stessa cosa invece non poteva dirsi per Fragolino, che tutte le sere usciva in cortile e si sedeva a guardare la luna. Rimaneva lì per ore, aspettando che qualcosa accadesse.

Quando la mamma gli chiese cosa stesse facendo, Fragolino le rispose che attendeva suo fratello.

La mamma, intenerita e perplessa, volle allora sapere cosa intendesse con quelle parole.

«Se mio fratello è volato in cielo – rispose Fragolino – adesso deve essere andato ad esplorare la luna. È troppo bella perché lui non si sia messo in testa di vederla da vicino.»

E così la mamma capì che Fragolino considerava l’allontanamento del fratello come uno di quei viaggi sulla luna di cui gli aveva tanto parlato il nonno.

Per lui, il fratello era trattenuto da tutte le cose belle che c’erano da vedere sulla luna, ed era per questo che tardava così tanto a fare ritorno.

Fragolino attese ancora un mese. Suo fratello non era mai stato via così a lungo. Poi decise che era giunta l’ora di andare a prenderlo e di portarlo a casa con la forza.

Ma come salire sulla luna?

All’inizio il bambino prese la scala con cui la mamma lavava le finestre. Ma era troppo bassa. Poi salì sulla scala lunga e dritta del granaio. Ma era di nuovo troppo corta.

Infine, andò sul tetto e si appoggiò all’antenna della tv, ma ancora una volta non ci arrivava.

Capendo di non potercela fare, scoppiò in un pianto inconsolabile. Scese dal tetto e andò in giardino. Raccolse alcuni sassolini, e con rabbia si mise a tirarli alla luna.

«Mio fratello deve scendere!», diceva fra le lacrime.

«Brutta luna! Tu lo tieni lassù. Ma lui deve tornare a casa.»

In quel frangente passò il nonno, che era venuto a portare un po’ di latte appena munto al suo Fragolino.

Quando il nonno capì cosa stesse facendo suo nipote, sorrise.

«Fragolino – disse – quando le persone vanno in cielo, non possono più tornare. Non è colpa loro. Non è colpa di nessuno. È la vita che è così. Lo dobbiamo accettare.»

Fragolino si fermò dal tirare sassi. Lo guardò con la faccia rossa e bagnata dalle lacrime e rispose: «Ma allora non lo rivedrò mai più?»

Il nonno gli andò vicino e gli toccò piano il petto, dal lato sinistro. «Non hai bisogno di vederlo, Fragolino. Lui è qui.»

Con espressione incredula, Fragolino prese la mano del nonno e la tenne sul cuore.

«È sempre stato qui, – continuò il nonno – non è mai andato da nessuna parte. Se guardi bene, ci sono anche la nonna e il tuo papà. E tutte le persone alle quali abbiamo voluto bene e che sono andate via troppo presto.»

Fragolino capì cosa il nonno intendesse dire. E smise di piangere. D’un tratto si sentì pieno, appagato. Sentì che nessuno mai avrebbe più potuto portargli via suo fratello.

Capì che gli sarebbe bastato guardare la luna, per ritrovarlo sempre lì, accanto a sé.

Da quel giorno, anche l’odore di fragole svanì dal suo corpo, e Fragolino si ritrovò di colpo cresciuto. L’innocenza aveva ceduto il passo alla consapevolezza, una facoltà importante per diventare grandi.

E così, Fragolino, imparò a mungere le mucche del nonno e ad aiutare la mamma nei lavori di casa.

La vita non concede sconti, ma spesso sa essere anche bella.

A proposito, il suo nome era Nicola e per nessuno fu più un segreto.

 

Cristina Biolcati per Upside Down Magazine

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