Edhel: recensione

Edhel, lungometraggio d’esordio di  Marco Renda, vincitore di quattro Los Angeles Awards per miglior regia, miglior film, miglior film indipendente e miglior cast, narra la storia di una bambina nata con una malformazione del padiglione auricolare che fa apparire le sue orecchie “a punta”.

Edhel affronta il disagio chiudendosi in se stessa e cercando di evitare qualunque rapporto umano che non sia strettamente necessario. La scuola e i compagni, per lei, sono un incubo. L’unico posto in cui si sente felice è il maneggio in cui Caronte, il suo cavallo, la aspetta tutti i pomeriggi così come faceva con suo padre prima che morisse in un incidente di gara.

Edhel vive con la madre Ginevra. Il rapporto tra le due è difficile e conflittuale. Ginevra preme perché la figlia si operi, correggendo quel difetto che la separa da una “normalità” convenzionale. Lo desidera per il bene della figlia, affinché possa essere felice come le sue coetanee. L’incontro con Silvano, il bizzarro bidello che inizia Edhel al mondo del fantasy, convince la ragazza della possibilità che quelle orecchie siano il chiaro segno della sua appartenenza alla nobile stirpe degli Elfi. Da quel momento in poi, Edhel inizierà a credere nella magia di poter essere finalmente se stessa.

Edhel, il cui nome significa elfo nella lingua Sindarin di Tolkien, è un film che mostra la fragilità di tutti noi davanti agli ostacoli della vita. La protagonista e sua madre affrontano la perdita del padre di Edhel in maniera differente: la bambina si chiude in sé stessa, per proteggersi del mondo che non l’accetta, mentre la madre cerca di farle vivere una vita normale, senza mai capire il disagio della figlia. Entrambe sono tormentate dalla morte del caro, avvenuta in un ippodromo durante una gara. Ciò che potrebbe unirle, ovvero il dolore, in realtà le allontana, a causa delle incomprensioni.

Sarà proprio la fantasia, rappresentata dal bizzarro Silvano, bidello della scuola, a cambiare la vita di Edhel. La fantasia l’aiuterà ad affrontare questo terribile periodo di lutto e tormento, dovuto anche al bullismo scolastico. L’incontro tra Edhel e Silvano è quasi magico: due solitudini complementari in un mondo che non li capisce.

Edhel è il tentativo di analizzare il tema del lutto, della diversità e del bullismo attraverso il mondo fantasy, esattamente come fece Del Toro con Il labirinto del fauno.

Unica nota negativa: Silvano e alcuni suoi amici sembrano lo stereotipo dei classici nerd asociali e dissociati dalla realtà. Non è una rappresentazione realistica di chi gioca a Dungeons and Dragons o frequenta fumetterie.

Nel complesso, Edhel è un ottimo esordio, che fonde realtà e fantasia, il riscatto dei cosiddetti “freaks” della società, che solo unendosi e supportandosi a vicenda potranno trovare il coraggio di affrontare gli ostacoli della vita.

 

Debora Parisi

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