Lontano dall’argomento alieni da parecchio tempo, il noto Steven Spielberg, regista che ci ha regalato classici e perle del cinema fantascientifico come Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. – L’extraterrestre, ed anche discutibili trasposizioni come La guerra dei mondi con Tom Cruise, torna ora su quei suoi passi oltre la realtà cercando di aprire uno sguardo sulla possibile presenza di entità di un altro mondo, sviluppando per l’occasione una storia che si struttura, per certi versi, come un thriller fantapolitico.

Da un soggetto dello stesso Spielberg sceneggiato dal fido David Koepp, qua alla loro quinta collaborazione dai tempi di Jurassic Park, questo Disclosure day è un’opera fantasiosa che parla di come la popolazione terrestre sia sempre stata tenuta all’oscuro da determinate realtà governative.
Infatti, una temibile organizzazione segreta guidata dal tenace Noah Scanlon (Colin Firth), per anni detentrice di informazioni top secret appartenenti ai forti poteri degli Stati Uniti, ora è alla caccia del dottor Daniel Kellner (Josh O’Connor), un loro ex collaboratore, fuggito con fondamentali elementi capaci di mettere alla luce scottanti verità.

Inoltre, in tutto ciò, la metereologa televisiva Margaret Fairchild (Emily Blunt) comincia comportarsi in modo strano, entrando improvvisamente in possesso di doti a lei sconosciute, seguendo di conseguenza una strada che la dovrebbe portare da un certo Hugo Wakefield (Colman Domingo), collaboratore del fuggitivo Kellner.
Ciò che li unirà sembrano essere informazioni scottanti riguardanti l’esistenza di una popolazione aliena.
Con Disclusure day inutile negare che l’aspettativa di assistere ad un ulteriore classico del cinema sci-fi firmato Spielberg è ai massimi livelli, anche perché chi come lui ha mai saputo raccontare meglio la probabile esistenza di entità sconosciute al nostro globo terrestre.

Eppure, nonostante ciò, il qui presente titolo a conti fatti risulta essere une cocente delusione, sotto molti aspetti; dal plot thriller che poco e niente riesce a prendere per la gola lo spettatore, alla scelta di un cast a dir poco sbagliato, con in testa un O’Connor poco incisivo ed una Blunt a cui non si addice granché il ruolo della emblematica Fairchild, qualcosa cerca di fare un Firth in vena di nemesi diabolica, ma poco riesce per gli esiti finali.
Inutile poi l’elegante presenza di Domingo, come anche delle spalle Wyatt Russell, nei panni macchietta del marito di Margaret, e Eve Hewson, in quelli della compagna di Daniel, personaggio che porta un inadeguato (e ridicolo) argomento religioso tra le righe della storia.
E’ un peccato vedere un nome come Spielberg arrancare tutta la propria esperienza per un prodotto sviluppato veramente ai minimi termini, trainato malamente nel creare un lato misterioso poco accattivante e prevedibile sotto ogni aspetto, conclusione scontatissima in primis.

Ed al di là del messaggio finale, che comunque inneggia all’esigenza di verità sotto tutti i fronti (argomento che lo stesso regista sviluppò, in modo più credibile, anche in The Post), Disclosure day è un vero e proprio passo falso appartenente ad uno dei più grandi registi americani di sempre, un tipo di film che magari nelle mani di un M. Night Shyamalan del caso avrebbe avuto maggior approccio sul lato della suspense (e Signs sotto questo aspetto ancora sta facendo scuola) e che invece risulta vecchio sia nei contenuti che nello svolgimento, ed anche tecnicamente presenta più di una pecca, soprattutto nei risibili effetti speciali visivi.
Ma d’altronde c’era da aspettarselo, anche perché la collaborazione Spielberg/Koepp, nonostante i valorosi risultati commerciali, artisticamente non ha mai dato dei veri e propri buoni frutti.
Mirko Lomuscio